Le doppiette di Golino, Bruni Tedeschi e Ronchi

Valeria Golino per Fuori e Breve storia d’amore, Valeria Bruni Tedeschi per Duse e Cinque secondi, Barbara Ronchi per Elisa e Diva Futura: nell’anno in cui ben tre categorie su quattro dedicate alla recitazione sono sestine e non cinquine, sono tre le attrici che corrono sia come protagoniste che come non protagoniste. Un record, forse. Un attestato di affetto e stima, sicuramente. Un’esagerazione, direbbero i perfidi. Sono stupende e meritano tutto, ma il rischio con il grande pubblico, non possiamo nasconderlo, è l’effetto circoletto.


I giovani sono pochi, anzi pochissimi

Su 23 interpreti in gara nelle categorie della recitazione, sono solo 2 gli under 30: Tecla Insolia (22 anni, Primavera) e Francesco Gheghi (22, 40 secondi, film che avrebbe meritato di più), più la trentenne Matilda De Angelis (Fuori). Se consideriamo gli under 50, ci sono anche Silvia D’Amico (39, Tre ciotole), Anna Ferzetti (43, La grazia), Barbara Ronchi (43) e Lino Musella (45, Nonostante) più il cinquantenne Vinicio Marchioni (Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino). Francesco Sossai (39 anni, Le città di pianura) è l’unico millennial in corsa per la miglior regia (prima di lui solo Jonas Carpignano, Alice Rohrwacher, Charlotte Vandermeersch, Matteo Rovere e i fratelli d’Innocenzo). Tra gli esordienti alla regia, l’età media è di 41,2: una millennial, Greta Scarano (39, La vita da grandi), e un gen Z, Alberto Palmiero (29, Tienimi presente). Insomma, i millennial potrebbero pure accontentarsi, ma dov’è la generazione Z?


Filippo Scotti e Pilar Fogliati fuori

Appunto, i giovani. 26 anni, già candidato per È stata la mano di Dio, il gen z Scotti è il protagonista di Le città di pianura, il film che ha conquistato il maggior numero di nomination (16). Un’assenza che pesa, considerando anche che il più giovane tra i cinque candidati come migliore attore è Claudio Santamaria (51 anni, Il Nibbio). E fa rumore anche l’assenza della millennial Fogliati, la star più rampante della sua generazione (33), che aveva ben due frecce nell’arco (Breve storia d’amore e FolleMente).


Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano dentro

Una sorpresa. L’amatissimo (dai votanti) Le città di pianura registra due doppiette nelle categorie degli attori, con Roberto Citran e Andrea Pennacchi tra i non protagonisti e Capovilla e Romano come protagonisti. Due outsider: Capovilla, cantautore di culto e già leader de Il Teatro degli Orrori, è una rivelazione assoluta; per Romano, sessantenne con lungo e solido cursus honorum soprattutto a teatro, è la consacrazione sul grande schermo. Doriano e Carlobianchi, i loro personaggi nel film di Sossai, sono memorabili.


Pierfrancesco Favino, il grande assente

Sorprende l’assenza di uno dei nostri (pochi) divi, che sembrava avere un posto sicuro grazie all’interpretazione dell’istrionico tennista decaduto in Il maestro. Favino, che ha vinto tre David (2006, 2012, 2020) su nove nomination, ma non è la prima volta che resta fuori dalle cinquine nonostante le aspettative: nel 2023 era stato ignorato per la sua acclamata performance Nostalgia.


Vision vince ai punti

Le assaggiatrici di Silvio Soldini (13), un film che in pochi hanno visto arrivare, e Cinque secondi di Paolo Virzì (4), curiosamente entrambi titoli Vision, emergono fortemente in questo primo turno elettorale. Pur non essendo tra i titoli più candidati, Cinque secondi presidia categorie importantissime: attore protagonista (Valerio Mastandrea), attrice non protagonista (Bruni Tedeschi), sceneggiatura originale (Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì) e film. Virzì non è rientrato tra i migliori registi (al suo posto c’è Gabriele Mainetti con La città proibita (che ha conquistato 8 candidature), ma il risultato complessivo testimonia la stima verso uno dei nostri autori più importanti, qui alle prese con un dramma commovente e inedito per le sue corde che ha anche intercettato un suo pubblico in sala.

Se Vision Distribution piazza due titoli nella cinquina del miglior film e conquista 22 nomination in totale (oltre a Le assaggiatrici e Cinque secondi ci sono  Il maestro con 2, La valle dei sorrisi con 1, Paternal Leave con 1, Tre ciotole con 1), 01 Distribution deve accontentarsi della sola presenza di Fuori (8) e di un bottino pari a 16 (Elisa, 2; Breve storia d’amore, 2; La vita da grandi, 1; Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino, 1; FolleMente, 1; Sotto le nuvole, 1). Le città di pianura è targato Lucky Red, La grazia è PiperFilm. Negli ultimi dieci anni, 01 ha vinto il David per il miglior film 6 volte, Vision 2, Lucky Red e Netflix 1. Aggiungiamo che i film di Martone e Sossai sono gli unici della cinquina coprodotti da Rai Cinema.


Gioia mia, che sorpresa

Ma forse la vera sorpresa della 71a edizione è Gioia mia. L’esordio di Margherita Spampinato, sull’incontro estivo tra un bambino e un’anziana zia scorbutica, che ha ottenuto due premi a Locarno (e il nostro Cinematografo Award per l’opera prima), è in corsa in cinque categorie: esordio, attrice protagonista (la veterana Aurora Quattrocchi), produzione, sceneggiatura originale, casting. Risultato che arriva dopo un inaspettato riscontro in sala con più di 400.000 euro al botteghino: niente male per un piccolissimo film costato 235.000 euro.


Gli italiani di Venezia

Erano cinque i film italiani selezionati in concorso all’ultima Mostra di Venezia: La grazia (14 candidature), Duse (8), Elisa (2), Un film fatto per Bene (1) e Sotto le nuvole (1). Solo La grazia corre nelle due categorie più importanti, film e regia. Gli altri titoli in gara arrivano da Cannes (Fuori, 8 candidature, era unico italiano in gara per la Palma d’Oro; e Le città di pianura, presentato in Un Certain Regard), dalla Festa di Roma (Cinque secondi) e dal Bif&st (Le assaggiatrici). Tra i titoli più nominati anche La città proibita, che non ha fatto festival, e Primavera (7, debutto mondiale a Toronto). 5 le candidature di Queer di Luca Guadagnino, in concorso a Venezia nel 2024. A Cannes, in Un Certain Regard, c’era anche Testa o croce? di Alessio Rigo de Righi e Matteo Zoppis, rimasto fuori dai giochi.

Tornando ai film italiani presentati alla Mostra, le candidature totali sono 41 (considerando la selezione del 2024 e quella del 2025, con gli stranieri The BrutalistIo sono ancora qui e La voce di Hind Rajab) ma i dati dicono anche altroIl maestro di Andrea Di Stefano (Fuori concorso, 2 candidature), La valle dei sorrisi di Paolo Strippoli (Fuori concorso, 1 candidatura), Ferdinando Scianna - Il fotografo dell’ombra di Roberto Andò (Fuori concorso, 1 candidatura), Ammazzare stanca - Autobiografia di un assassino di Daniele Vicari (Spotlight, 1), L’isola di Andrea, di Antonio Capuano (Fuori concorso, 0 candidature), Orfeo di Virgilio Villoresi (Fuori concorso, 0), Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli (Orizzonti, 0),. Lasciamo da parte Un anno di scuola di Laura Samani (Orizzonti), che esce nei prossimi giorni e quindi sarà in gara nella prossima edizione).


Il cinema delle registe

Aggiungiamo che Carolina Cavalli è una delle registe non esordienti dimenticate dalle cinquine: a parte le opere prime (Spampinato, Greta Scarano, Alissa Jung, Ludovica Rampoldi), gli unici film diretti da una donna ad aver raccolto qualche candidatura sono Tre ciotole di Isabel Coixet (1) e Diva Futura di Giulia Steigerwalt (1). Tra i documentari, ci sono Ilaria De Laurentiis, co-regista di Roberto Rossellini - Più di una vita, e Anna Negri per Toni, mio padre. Dopo i record dell’anno scorso (tre donne per la miglior regia e quattro per il documentario), ci bastano quattro registe in corsa per l’esordio (sperando di vederle proseguire in futuro) e le briciole per le altre? C’è un problema.


Che fine hanno fatto i successi al botteghino?

Cos’hanno in comune Buen camino e FolleMente? Sono i maggiori successi italiani del 2025, il primo con più di 75 milioni e il secondo con 17,9 milioni, e hanno ottenuto una sola candidatura ai David, entrambi per la miglior canzone. Dopo i flop di Diamanti e Il ragazzo dai pantaloni rosa, anche quest’anno i votanti dell’Accademia del Cinema Italiano “dimenticano” i più grandi successi del cinema italiano. Ok, Checco Zalone riceverà il David dello Spettatore, ma, insomma, ecco.