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Edoardo Leo e Pilar Fogliati in FolleMente - Foto Maria Marin
Le doppiette di Golino, Bruni Tedeschi e Ronchi
Valeria Golino per Fuori e Breve storia d’amore, Valeria Bruni Tedeschi per Duse e Cinque secondi, Barbara Ronchi per Elisa e Diva Futura: nell’anno in cui ben tre categorie su quattro dedicate alla recitazione sono sestine e non cinquine, sono tre le attrici che corrono sia come protagoniste che come non protagoniste. Un record, forse. Un attestato di affetto e stima, sicuramente. Un’esagerazione, direbbero i perfidi. Circoletto?
I giovani sono pochi, anzi pochissimi
Su 23 interpreti in gara nelle categorie della recitazione, sono solo 2 gli under 30: Tecla Insolia (22 anni) e Francesco Gheghi (22), più la trentenne Matilda De Angelis. Se consideriamo gli under 50, ci sono anche Silvia D’Amico (39), Anna Ferzetti (43), Barbara Ronchi (43) e Lino Musella (45) più il cinquantenne Vinicio Marchioni. Francesco Sossai, 39 anni, è l’unico millennial in corsa per la miglior regia (prima di lui solo Jonas Carpignano, Matteo Rovere e i fratelli d’Innocenzo). Tra gli esordienti alla regia, l’età media è di 41,2, con la millennial Greta Scarano (39) e con il ventinovenne Alberto Palmiero unico under 30. Insomma, i millennial potrebbero pure accontentarsi, ma dov’è la generazione Z?
Filippo Scotti e Pilar Fogliati fuori
Appunto. 26 anni, già candidato per È stata la mano di Dio, è il protagonista di Le città di pianura, il film che ha conquistato il maggior numero di nomination (16). Un’assenza che pesa, considerando anche che il più giovane tra i cinque candidati come migliore attore è Claudio Santamaria, 51 anni. E, sempre sul fronte giovanile, fa rumore l’assenza della star più rampante della sua generazione (33 anni), che aveva ben due colpi in canna: Breve storia d’amore e FolleMente.
Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano dentro
Una sorpresa. L’amatissimo (dai votanti) Le città di pianura registra due doppiette nelle categorie degli attori, con Roberto Citran e Andrea Pennacchi tra i non protagonisti e Capovilla e Romano come protagonisti. Due outsider: Capovilla, cantautore di culto e già leader de Il Teatro degli Orrori, è una rivelazione assoluta; per Romano, sessantenne con lungo e solido cursus honorum soprattutto a teatro, è la consacrazione sul grande schermo. Doriano e Carlobianchi, i loro personaggi nel film di Sossai, sono memorabili.
Pierfrancesco Favino, il grande assente
Sorprende l’assenza di uno dei nostri (pochi) divi, che sembrava avere un posto sicuro grazie all’interpretazione dell’istrionico tennista decaduto in Il maestro. Favino, che ha vinto tre David (2006, 2012, 2020) su nove nomination, ma non è la prima volta che resta fuori dalle cinquine nonostante le aspettative: nel 2023 era stato ignorato per la sua acclamata performance Nostalgia.
Le sorprese
Le assaggiatrici di Silvio Soldini (13), un film che in pochi hanno visto arrivare, e Cinque secondi di Paolo Virzì (4), curiosamente entrambi titoli Vision, emergono fortemente in questo primo turno elettorale. Pur non essendo tra i titoli più candidati, Cinque secondi presidia categorie importantissime: attore protagonista (Valerio Mastandrea), attrice non protagonista (Bruni Tedeschi), sceneggiatura originale (Francesco Bruni, Carlo Virzì, Paolo Virzì) e film. Virzì non è rientrato tra i migliori registi (al suo posto c’è Gabriele Mainetti con La città proibita (che ha conquistato 8 candidature), ma il risultato complessivo testimonia la stima verso uno dei nostri autori più importanti, qui alle prese con un dramma commovente e inedito per le sue corde che ha anche intercettato un suo pubblico in sala.
Ma forse la vera sorpresa della 71a edizione è Gioia mia. L’esordio di Margherita Spampinato, sull’incontro estivo tra un bambino e un’anziana zia scorbutica, che ha ottenuto due premi a Locarno (e il nostro Cinematografo Award per l’opera prima), è in corsa in cinque categorie: esordio, attrice protagonista (la veterana Aurora Quattrocchi), produzione, sceneggiatura originale, casting. Risultato che arriva dopo un inaspettato riscontro in sala con più di 400.000 euro al botteghino: niente male per un piccolissimo film costato 235.000 euro.
Che fine hanno fatto i successi al botteghino?
Cos’hanno in comune Buen camino e FolleMente? Sono i maggiori successi italiani del 2025, il primo con più di 75 milioni e il secondo con 17,9 milioni, e hanno ottenuto una sola candidatura ai David, entrambi per la miglior canzone. Dopo i flop di Diamanti e Il ragazzo dai pantaloni rosa, anche quest’anno i votanti dell’Accademia del Cinema Italiano “dimenticano” i più grandi successi del cinema italiano. Ok, Checco Zalone riceverà il David dello Spettatore, ma, insomma, ecco.



