Antartica – Quasi una fiaba nasce da una notizia scientifica sbalorditiva: nel 2023 alcuni “supervermi” furono resuscitati dopo 46.000 anni nei ghiacci. Benissimo, peccato che di sorprendente questo film non abbia proprio nulla e anzi prosegua un po’ per inerzia senza riuscire mai a catturare veramente l’attenzione dello spettatore. Per dirla rimanendo in linea con il tema: resta ibernato come il rotifero scoperto dalle due scienziate interpretate da Barbara Ronchi e Valentina Bellè.

Siamo in Antartide. Una piccola comunità di scienziati guidata dal capo missione (Silvio Orlando) lavora e porta avanti alcuni studi di climatologia e il principio di ibernazione secondo il quale un corpo nel freddo potrebbe vivere in eterno. Una speranza di eternità che viene dunque dallo scioglimento del Permafrost: perché se il verme del ghiaccio o il rotifero hanno attraversato il tempo non potrebbe farlo anche l’essere umano?

Potrebbe, ma queste ipotesi scientifiche (minacciate dal taglio dei fondi), potenziali scoperte, paradossi cognitivi, corredati da bandi di criobiologia e esperimenti vari, non riescono ad appassionare.

Presentato in concorso allo scorso Bif&st di Bari, questo film diretto da Lucia Calamaro, alla sua opera prima, e scritto dalla stessa regista insieme a Marco Pettinello vorrebbe, come da titolo essere “quasi una fiaba”, ma purtroppo non raggiunge lo scopo e la voce fuori campo con le sue digressioni umanistiche contribuisce a renderlo perfino didascalico. Gli attori, Silvio Orlando su tutti, e le attrici, Ronchi e Bellè, sono bravi. Ma non bastano a disgelare l'intero film.