Top: Le città di pianura, evidentemente

Facile dire che era il vincitore annunciato. Sì, partiva con 16 candidature, ma qualche voce di dentro sosteneva fosse soprattutto “un voto contro il sistema”. Invece le cose erano molto più semplici (non a caso Rai Cinema, che ha partecipato alla produzione di Le città di pianura, era in prima linea a prendersi gli onori): il cinema italiano, cioè l’Accademia, ha deciso di consacrare un nuovo autore (Francesco Sossai, che con i suoi 37 anni era il più giovane in gara per la miglior regia), un attore fuori dai giri (il sessantenne Sergio Romano, veterano del teatro), un film molto italiano per temi, spirito e immaginario che però – come ha ricordato il coproduttore Philippe Kreuzer – è anche “europeo” per forme, stile, ambizione. 8 statuette che indicano un sostegno forte: film, regia, sceneggiatura originale, casting, montaggio, canzone originale (Krano potrà dire di aver sconfitto Checco Zalone, Caetano Veloso, Trent Reznor e Atticus Ross). Poi, Le città di pianura è un ottimo film e siamo tutti contenti. Ma è (ancora) un'eccezione.

Courtesy of David di Donatello ph Luca Dammicco
Courtesy of David di Donatello ph Luca Dammicco
Roma, 6 Maggio 2026: Francesco SOSSAI ritira il David di Donatello per la miglior regia per il film Le città di pianura (Courtesy of David di Donatello ph. Emanuele Manco)

Flop: La grazia, evidentemente

La seconda débâcle consecutiva per Paolo Sorrentino ha il sapore dell'affronto, della pernacchia di un sistema al “venerato maestro” trattato da “solito stronzo” (non che lui faccia qualcosa per impedirlo, intendiamoci). Possiamo comprendere il flop di un film divisivo come Parthenope (15 nomination e 0 vittorie), ma che La grazia, generalmente apprezzato anche da chi non ama Sorrentino, non riesca a trasformare in statuetta nessuna delle 14 candidature è una precisa scelta di campo. Per la mancata vittoria di Toni Servillo ci sono almeno due alibi (la Coppa Volpi vinta a Venezia e i quattro David conquistati tra il 2005 e il 2014), ma è abbastanza assurdo che una performance del genere non abbia scaldato i cuori degli elettori. Detto ciò, Sorrentino può consolarsi con gli incassi dei suoi ultimi due film, entrambi sopra ai 7 milioni di euro. L’invidia è un argomento elettorale o c’è dell’altro?


Top: Le assaggiatrici

Alzi la mano chi pensava che un film del genere potesse ricevere il David Giovani assegnato dagli studenti delle scuole superiori (un premio sempre abbastanza imperscrutabile, vinto in passato da L’ombra di Caravaggio o Napoli - New York). E chi l’avrebbe mai detto che, a 67 anni, Silvio Soldini sarebbe stato il vero outsider dell’annata: un po' defilato negli ultimi anni (l’ultimo lavoro, 3/19 del 2021, fu abbastanza ignorato), chiamato in corsa alla regia di un progetto piuttosto faticoso e passato di mano in mano (la sceneggiatura, tratta dal romanzo di Rosella Postorino, è firmata da sei persone, compresa Cristina Comencini alla sua prima vittoria assoluta), ha trovato un inaspettato riscontro in sala (più di 3 milioni) senza passare per un festival internazionale (si vocifera che Berlino non l'abbia voluto perché infastidito dal fatto che gli italiani si occupassero di una storia sul Nazismo). Un bel ritorno per colui che ventisei anni fa sbancò ai David con Pane e tulipani.

Silvio Soldini, David Giovani per Le assaggiatrici
Silvio Soldini, David Giovani per Le assaggiatrici

Silvio Soldini, David Giovani per Le assaggiatrici

(Courtesy of David di Donatello ph. LucaDammicco)

Flop: le attrici con due candidature

Valeria Golino per Fuori e Breve storia d’amore, Valeria Bruni Tedeschi per Duse e Cinque secondi, Barbara Ronchi per Elisa e Diva Futura: nell’anno in cui ben tre categorie su quattro dedicate alla recitazione sono sestine e non cinquine, tre le attrici correvano sia come protagoniste che come non protagoniste. Un record? Forse. Un attestato di affetto e stima? Sicuramente. Un’esagerazione? Magari l’hanno pensato gli stessi elettori, che hanno preferito premiare Aurora Quattrocchi e Matilda De Angelis. Niente panico, tant’è che Bruni Tedeschi era in estasi per Quattrocchi, Golino commossa per De Angelis e Ronchi sembrava quasi sollevata. Sono grandi attrici, comunque.

Valeria Golino
Valeria Golino
Valeria Golino (Courtesy of David di Donatello ph. Emanuele Manco)

Top: Gioia mia, gioia nostra

Gioia mia è costato 235.000 euro. No, forse i film non si possono fare con un budget del genere. Certo, il rivale Tienimi presente è stato fatto con meno di 60.000 euro, ma Breve storia d’amore, La vita da grandi e Paternal Leave hanno avuto costi più ragionevoli, tra i quasi 4 milioni del primo e i circa 2 e mezzo del terzo). È interessante notare come una produzione indipendente sia riuscita a fare breccia nel pubblico (cifre piccole, certo, ma comunque superiori al budget) e negli elettori, che hanno preferito l’outsider Margherita Spampinato (per la quinta volta consecutiva una donna trionfa nella categoria) a registe esordienti più quotate. Stesso discorso per la protagonista Aurora Quattrocchi – altra sorpresa, come quella dell’attore Sergio Romano – che a 83 anni non nasconde l’entusiasmo (ci teneva tantissimo e si vede) e si lancia in un discorso esplosivo pieno di superlativi: “Grazie dal profondissimo del cuorissimo a Piera (Detassis, ndr), alla meravigliosissima regista Margherita che mi ha portato a questo trionfo meravigliosissimo! Grazie al bravissimo Marco Fiore, lui giovanissimo e io vecchissima, siamo meravigliosi tutti e due! Mario (Martone, ndr) mi ci avevi portato pure tu (riferendosi alla prima candidatura della sua carriera, ottenuta per Nostalgia, ndr), ma questa volta ho vinto! Mi auguro che il cinema possa avere sempre successo, fantasia e gioia, gioia mia! Che riaprano le sale belle grandi, non se ne può più di quelle salette micragnose dove il film non viene visto!”. Beh, gioia nostra.

Margherita Spampinato, miglior esordio alla regia per Gioia mia
Margherita Spampinato, miglior esordio alla regia per Gioia mia
Roma, 6 Maggio 2026: Margherita SPAMPINATO ritira il David di Donatello per il migliore esordio alla regia per il film Gioia mia (Courtesy of David di Donatello ph. Luca Dammicco)

Flop: i momenti musicali

È sempre un piacere godere del talento strepitoso di Annalisa, delle sublimi performance di Arisa, delle uscite di scena di Tommaso Paradiso, perfino di una scelta bizzarra benché coerente come quella Francesca Michielin per il momento in memoriam. Tutta questa musica dovrebbe rendere la serata meno estenuante, però l'effetto è esattamente opposto.

Tommaso Paradiso
Tommaso Paradiso

Tommaso Paradiso

(Courtesy of David di Donatello ph. Luca Dammicco)

Top: chi si è esposto

Il discorso di Libero De Rienzo nel 2002 è uno dei momenti più memorabili della storia dei David. E, chissà, magari è servito da spunto a chi è salito sul palco. Come Lino Musella (migliore attore non protagonista per Nonostante: statuetta che certifica un talento solido e versatile a poche settimane dall’uscita di Portobello, in cui è un clamoroso Pandico), che prima ha citato Robert De Niro “che ha detto che l’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti, come la solidarietà umana” e poi ha ringraziato “gli uomini e le donne della Global Sumud Flotilla” perché bisogna sempre esporsi: “Palestina libera”. Ma anche gli scenografi Andrea Castorina e Marco Martucci (La città proibita), il fonico Gianluca Scarlata (Primavera) con lo spicchio di anguria appuntato sul bavero della giacca, la scrittrice Postorino, ovviamente Omar Rammal, regista del miglior cortometraggio (Everyday in Gaza). Ma anche chi ha parlato di cinema, sia come immaginario (Sergio Romano) sia come industria da difendere e tutelare perché “non c’è Italia senza cinema” (citiamo per tutti Matilda De Angelis, migliore attrice non protagonista per Fuori). E soprattutto Ilaria De Laurentiis, regista con Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti del miglior documentario Roberto Rossellini - Più di una vita, con un discorso di rara concretezza e spudorata onestà: “I soldi del ministero non sono mai arrivati (il film non ha ricevuto i contributi, ndr), siamo senza una lira e pieni di debiti. Siamo contentissimi ma preoccupati per il nostro futuro, ci auguriamo che nuove regole aiutino a tutelare la libertà di chi fa cinema”.

Courtesy of David di Donatello ph Luca Dammicco
Courtesy of David di Donatello ph Luca Dammicco
Roma, 6 Maggio 2026: Ilaria DE LAURENTIIS, Andrea Paolo MASSARA, Raffaele BRUNETTI ritirano il David di Donatello per il miglior documentario per ROBERTO ROSSELLINI - PIÙ DI UNA VITA (Courtesy of David di Donatello ph. LucaDammicco)

Boh: la chaotic energy di Flavio Insinna

Che dire? A tratti mi ha ricordato l’epocale cerimonia del 1991 condotta da Paolo Villaggio (con Simona Marchini) e, insomma, l’idea non mi dispiaceva. Perché creare scompiglio è forse l'unico modo per scaldare la platea più gelida del globo. Ma Insinna non è Villaggio: evidentemente contento di tornare in prima serata (un ritorno per uno oggi un po' ai margini ma che è stato per anni nome di punta del servizio pubblico), dimostra confidenza con la materia cinematografica (cosa non scontata) ma poca dimestichezza con la diretta (soprattutto nella seconda parte), minaccia tutti di essere brevi e poi dilaga con lunghi aneddoti personali pur sciorinati con parlantina sciolta, indovina qualche battuta con una certa prontezza ma porta all'esasperazione due o tre tormentoni (le ironie su Lazzaro felice citato da Arisa come film preferito e i 10 minuti di ringraziamento occupati dai cinque sceneggiatori de Le assaggiatrici), trova sponde inattese in vecchie volpi come Gianni Amelio e però non sa accordarsi all'inesperta Bianca Balti. Verboso e incalzante, esagitato e prolisso: un’irruente chaotic energy per una serata gestita e vissuta pericolosamente.

Bianca Balti e Flavio Insinna
Bianca Balti e Flavio Insinna
Bianca Balti e Flavio Insinna (Courtesy of David di Donatello ph Emanuele Manco)