Mancano meno di cinque mesi alla 99a edizione degli Oscar (la cerimonia è prevista 14 marzo), ma la stampa è già in fermento. In primis Clayton Davis di Variety, tra i massimi esperti di quella disciplina tutta americana che consiste nei pronostici e nelle previsioni dei possibili candidati e vincitori della cosiddetta awards season, la “stagione dei premi” che si conclude con i verdetti dell’Academy.

E se in corsa per il miglior film ci fosse un documentario?

Davis punta molto su You Can See Everything di Nathan Fielder e Lance Oppenheim, il fluviale documentario di A24 che segue la vita di Elizabeth Holmes, l’imprenditrice condannata per frode nel 2022, che ha debuttato con il clamoroso incasso di 15 milioni di dollari (al momento veleggia verso i 25) e forte del sostegno di critica e pubblico (99 su Metacritic, 98% su Rotten Tomatoes, 4,7 su Letterboxd, 9,4 su IMDb). “E se fosse proprio questo il primo documentario a ottenere una candidatura come miglior film e ad arrivare fino alla vittoria del premio più ambito?” si chiede Davis. Che vede in quello che è uno dei fenomeni dell’anno il vero outsider dei prossimi Oscar. “In novantotto edizioni – ricorda l’analista – nessun documentario è mai stato candidato come miglior film. Ma il clima culturale del momento suggerisce che questa volta potrebbe succedere”.

Oltre alla categoria del miglior documentario, You Can See Everything sarà candidato da A24 in tutte le principali categorie, non solo film, regia, montaggio, sonoro e colonna sonora originale ma anche quelle che tendenzialmente non coinvolgono un documentario (scenografia, fotografia, costumi, trucco e acconciature).

Elizabeth Holmes in You Can See Everything
Elizabeth Holmes in You Can See Everything

Elizabeth Holmes in You Can See Everything

E, colpo di scena, anche la categoria della recitazione: Amanda Seyfried, accreditata nel film come Elizabeth Holmes (figura che ha interpretato nella miniserie The Dropout), sarà eleggibile come migliore attrice non protagonista (categoria che Seyfried ha già presidiato nel 2021 grazie a Mank). Una suggestione affascinante perché, secondo Davis, l’attrice potrebbe riuscire nell’impresa “interpretando contemporaneamente due persone: sé stessa e la donna per la cui interpretazione ha già vinto un Emmy”. Lo stesso percorso è previsto per Christopher Abbott, che in alcune scene del film si cala nei panni del marito di Holmes, Billy Evans.

Ma tra le ipotesi di Davis per la categoria del miglior film c’è anche un altro titolo “anomalo”: Wildwood – I segreti del bosco proibito, produzione stop-motion targata LAIKA per la regia di Travis Knight. Non capita dal 2010 che un film d’animazione gareggi per l’Oscar principale. E sarebbe la quarta volta in novantanove anni dopo La bella e la bestia, Up e Toy Story 3.

Wildwood @Notorious Pictures
Wildwood @Notorious Pictures

Wildwood @Notorious Pictures

Chi sono i favoriti

Tra i grandi favoriti c’è Dune – Parte Tre di Denis Villeneuve (Warner Bros.), che è anche l’unico film che nessuno ha visto, dato che uscirà a metà dicembre. Ma è il capitolo conclusivo di una saga amata dall’Academy: 6 statuette per il primo, 2 per il secondo, in entrambi i casi una candidatura come miglior film (qualcosa di simile avvenne con Il Signore degli Anelli, che ottenne 4 premi con La compagnia dell’anello, 2 con Le due torre e 11 su 11 con Il ritorno del re).

Secondo Davis, Odissea (Universal Pictures) è il film che raccoglierà il maggior numero di candidature, ben 15. È implausibile che l’Academy ignori un successo mondiale da quasi 2 miliardi di dollari, diretto da un regista di culto come Christopher Nolan che con il precedente Oppenheimer ha ricevuto sette statuette. Matt Damon corre per la prima vittoria come attore, a ventinove anni dalla vittoria come sceneggiatore di Will Hunting – Genio ribelle, mentre nella categoria dell’attrice non protagonista ci sono Anne Hathaway (già premiata per Les Misérables) e Samantha Morton grazie alla memorabile partecipazione nel ruolo di Circe.

© Universal Studios. All Rights Reserved.
© Universal Studios. All Rights Reserved.
Matt Damon is Odysseus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan. (Melinda Sue Gordon)

Gode del sostegno di Netflix, che lo distribuisce nel mercato nordamericano e punta alla prima e agognata vittoria come miglior film, La bola negra di Javier Ambrossi e Javier Calvo, fenomeno spagnolo (l’incasso in patria supera i 30 milioni) che dovrebbe essere il titolo internazionale di punta dell’annata. Davis pronostica 10 nomination, comprese quella per la regia e l’attore non protagonista Guitarricadelafuente.

Data a lungo tra le favorite come non protagonista per l’epopea storica queer, Penélope Cruz dovrebbe gareggiare comunque grazie a The Invite, altro titolo A24 che quest’anno potrebbe rappresentare l’unico film diretto da una regista. Ovvero Olivia Wilde, che Davis dà tra le frontrunner anche come migliore attrice. Categoria, quest’ultima, che vede in pole position Julianne Moore, a caccia del secondo Oscar per la sua meravigliosa performance in The Debut, anche questo distribuito da A24 e potenziale candidato anche per il miglior film. Il che porterebbe la società a ottenere ben tre nomination nella categoria principale, che per regolamento può avere un minimo di cinque e un massimo di dieci slot.

Paul Giamatti e Julianne Moore in The Debut - Foto Matt Infante - Courtesy of A24 © NOC Productions Inc. LLC
Paul Giamatti e Julianne Moore in The Debut - Foto Matt Infante - Courtesy of A24 © NOC Productions Inc. LLC

Paul Giamatti e Julianne Moore in The Debut - Foto Matt Infante - Courtesy of A24 © NOC Productions Inc. LLC

Dopo aver sbaragliato gli Oscar prima con Parasite e poi con Anora, Neon sembra puntare tutto su Artificial di Luca Guadagnino, film su Sam Altman ripudiato da Amazon e acquistato con l’obiettivo di venderlo come “il film che non vogliono farvi vedere”. Andrew Garfield, che nel film interpreta proprio Altman, è in corsa come attore non protagonista. Amazon MGM Studios si lancia con Project Hail Mary di Phil Lord e Christopher Miller, solido successo primaverile con Ryan Gosling e Sandra Hüller, in corsa come non protagonista. L’attrice tedesca ha altri due titoli in canna, entrambi come protagonista: Rose, scelto dall’Austria per la candidatura internazionale, in cui si cala nei panni di una soldatessa che si traveste da uomo, e Fatherland, opzione della Polonia per la cinquina internazionale, dove è Erika Mann.

Attori e attrici in corsa

Davis dà per probabile l’ingresso in decina di Wild Horse Nine di Martin McDonagh, trainato da uno dei favoriti per il migliore attore: John Malkovich, che ha ottenuto solo due nomination in carriera (l’ultima più di trent’anni fa). Dovrà vedersela con un altro veterano mai premiato né candidato, il quasi settantenne John Turturro del crepuscolare The Only Living Pickpocket in New York, e con due cinquantenni a caccia della prima nomination: Pedro Pascal nel dramma musicale Behemoth! e soprattutto Andrew Scott, magnifico Ian Charleson nel biopic Elsinore. Sempre sul fronte storie vere, da attenzionare Anthony Ippolito come giovane Sylvester Stallone in Rocky sono io e Jafar Jackson come Michael Jackson. Sembrano crollate le possibilità di Tom Cruise con il flop Digger.

John Malkovich and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.
John Malkovich and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved.
John Malkovich and Sam Rockwell in WILD HORSE NINE. Photo by Searchlight Pictures/Diego Araya Corvalán, Courtesy of Searchlight Pictures. © 2026 Searchlight Pictures. All Rights Reserved. (Searchlight Pictures)

Inde Navarette, protagonista di uno dei fenomeni dell’anno, l’horror low budget Obsession (che punta a un posto nella cinquina della sceneggiatura originale), è tra le scommesse per la categoria della migliore attrice, così come Marion Bailey per Tender Loving Care, annunciato come l’ultimo film di Mike Leigh (che sia la volta buona per una statuetta, almeno per la sceneggiatura originale?). Molte le attrici non anglosassoni che ambiscono a una nomination, dalla norvegese Renate Reinsve (Fjord) alla sucoreana Jeon Do-yeon (Possible Love) e la francese Virginie Efira (All’improvviso), ma anche Ruth Madeley nel biopic Being Heumann dalla regista di Coda.

Sul fronte dei non protagonisti, Sam Rockwell punta al bis con Wild Horse Nine (che potrebbe dare la prima nomination a Steve Buscemi), ma ci sono anche Paul Giamatti (The Debut), John Leguizamo (Odissea), Edward Norton (The Invite) e uno degli attori dell’anno, Robert Pattinson (Odissea e Dune – Parte Tre, che comunque tenta l’ingresso tra i non protagonisti con Primetime). Versante femminile, oltre alle citate, da segnalare anche Kate O’Flynn (Tender Loving Care), Olivia Colman (Elsinore), Merritt Wever (Primetime).

Le altre categorie

Club Kid, opera prima di Jordan Firstman, potrebbe ottenere un cenno per la sceneggiatura originale, categoria che solitamente accoglie film meritevoli di attenzioni (in predicato anche Josephine di Beth de Araújo). Tra le animazioni, oltre al favorito Wildwood, ci sono Ray Gunn di Brad Bird (Netflix è il vincitore in carica grazie a KPop Demon Hunters), l’indie Tangles e due Pixar, Toy Story 5 e Jumpers – Un salto tra gli animali.

La bola negra (2026)
La bola negra (2026)

La bola negra (2026)

Per il miglior documentario, categoria di norma abbastanza imprevedibile e ultimamente sempre meno anglosassone, Davis prevede NAZA di Yuval Abraham e Rachel Szor, American Doctor di Poh Si Teng su tre medici a Gaza, Everest: The Other Side dei già premiati Elizabeth Chai Vasarhelyi e Jimmy Chin, Once Upon a Time in Harlem di William Greaves e David Greaves e Rehearsals for a Revolution di Pegah Ahangarani sulla storia recente dell’Iran.

Per il film internazionale, che da quest’anno viene assegnato al regista e non al Paese, ci sono tre film che sono da tempo saldamente in testa ai pronostici: il favorito La bola negra; Fjord di Cristian Mungiu (Romania), forte del sostegno di Neon, trionfatore di categoria nelle ultime edizioni (distribuisce anche All’improvviso del giapponese Ryusuke Hamaguchi, già Oscar per Drive my Car); Minotaur dell’esule russo Andrey Zvyagintsev (Francia), promosso da Mubi. Buone possibilità per Possible Love di Lee Chang-dong (Corea del Sud) grazie al supporto di Netflix, ma la situazione è fluida. Mubi ha sia Rose di Markus Schleinzer (Austria) che Fatherland del già oscarizzato Paweł Pawlikowski, entrambi legati al percorso di Hüller. Il danese Woman Unknown di May el-Toukhy, Leone d’oro a Venezia, non ha ancora un distributore americano. Curiosità: Davis mette L’estranea di Paolo Strippoli al sedicesimo posto dei pronostici.