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Julianne Moore in The Debut - Courtesy of A24
Mona Friedman (Julianne Moore), donna timida e riservata, è in quella fase della vita in cui la società non le riconosce più alcun “ruolo”. Per il marito “non fa più niente, ormai i figli sanno guidare...”, e nessuno le dà alcuna importanza quando racconta di aver sostenuto il provino per una piccola parte nello spettacolo teatrale che tra qualche settimana andrà in scena nella loro cittadina, Bound Brook nel New Jersey.
Mona, che non ha mai recitato ma che può vantare un lontano passato da giovane corista, naturalmente viene scartata dall’esigente regista, Jerry (Paul Giamatti). La prima scelta rinuncia però alla parte e una telefonata nel cuore della notte (sul fisso di casa, forse unico dettaglio in tutto il film che ci dice che non siamo nei giorni nostri) sarà il primo squillo che ridesterà l’esistenza sopita della donna.
Alla terza prova dietro la macchina da presa (Quando avrai finito di salvare il mondo e A Real Pain), Jesse Eisenberg conferma le innegabili doti di abile drammaturgo, mettendosi con The Debut (La grande occasione è l’immancabile, innecessario sottotitolo italiano...) sulla scia di grandi predecessori (da Altman a Allen, da quest’ultimo diretto come attore una decina d’anni fa nel grazioso Café Society e ancora prima nel terrificante To Rome With Love)
Tra commedia esistenziale e metateatro, Eisenberg – che stavolta ritaglia per se stesso solamente una piccola parte (è uno dei tanti attori della pièce) – scrive e dirige un film che è un atto d’amore per il teatro e per la sua straordinaria protagonista: Julianne Moore (si fa fatica a pensare che l’Academy potrà assegnare l’Oscar ad un’altra se non a lei) abita dapprima la frustrazione e l’invisibilità di Mona per poi entrare talmente tanto nel personaggio di Miss Danielle – la custode del condominio al centro del musical Nosy Neighbors (Vicini ficcanaso) in cui recita – da vestirne realmente non solo i panni, ma anche le ipotetiche dinamiche emotive.


Paul Giamatti e Julianne Moore in The Debut - Foto Matt Infante - Courtesy of A24
Grazie alla dicotomia tra le dinamiche della “vita” all’interno della compagnia (con la donna benvoluta e considerata da tutti) e quelle della vita trasparente di tutti i giorni, ma soprattutto facendo leva su alcune situazioni capaci di generare reazioni spontanee in sala (si pensi al momento in cui Giamatti forzerà l’entrata nel “metodo” per avere finalmente la sua Danielle, o all’esibizione canora della Moore a pochi giorni dalla prima...), Eisenberg realizza un’opera dalla vitalità che si fa via via più contagiosa, assecondando di fatto i mutamenti della sua stessa protagonista. La contrapposizione tra il rigore tirannico e istrionico di Giamatti – attore capace di sbalordire anche questa volta – e la sottomissione iniziale di una Moore pronta a farsi plasmare, regala momenti di altissima tensione comica, in cui la recitazione diventa catarsi e liberazione fisica.
C’è sicuramente, da parte di Eisenberg (che ha più volte ricordato la matrice semiautobiografica dello script), anche la volontà di prendere bonariamente in giro la sacralità del Metodo (la casalinga compassata dei sobborghi residenziali si trasformerà davvero in una tuttofare clandestina di un motel malfamato di Boston...), in questa commedia-musical dal ritmo serrato e dalla drammaturgia coinvolgente, oltre che estremamente divertente.
Ma il cammino per la ricerca della verità nel personaggio tanto agognata da Jerry (e le inaspettate esagerazioni che tutto ciò comporta) è lo stesso che aiuterà Mona a riscoprire se stessa. Una donna dimenticata da tutti – tranne quando bisogna trovare la cena in tavola – capace di rinascere abitando la vita di qualcun altro. E di sbalordire un’intera platea (nella platea).
Targato A24, The Debut è stato presentato al New York Film Festival e al BFI London Film Festival, ora in Grand Public alla Festa di Roma – che assegna il Premio alla Carriera a Julianne Moore – e sarà nelle sale italiane dall’1 gennaio 2027 con I Wonder Pictures.



