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Toni Servillo in La grazia (© Andrea Pirrello); Valeria Golino in Fuori; Filippo Scotti in Le città di pianura (© Simone Falso)
Domenica 15 marzo si sono chiuse le operazioni di voto per determinare le candidature della 71a edizione dei premi David di Donatello. In attesa delle cinquine, che saranno annunciate mercoledì 1 aprile (come sempre auspichiamo che le tempistiche siano più allineate a quelle degli omologhi riconoscimenti europei, così da inserirsi nel contesto dell’awards season internazionale), vediamo chi sono i principali favoriti tra i 118 lungometraggi iscritti (36 sono opere prime). Ah, diciamo subito che un premio è stato praticamente già assegnato: il David dello Spettatore a Buen camino di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, il film che totalizzato il maggior numero di spettatori e presenze calcolate alla fine di febbraio 2026.
I frontrunner per film e regia
Un anno fa era difficile immaginare un vincitore diverso da Vermiglio di Maura Delpero: Leone d’Argento a Venezia e nominato agli EFA e ai Golden Globe, fu un sorprendente successo al botteghino (più di 2 milioni di euro) e riuscì a entrare nella shortlist per l’Oscar al film internazionale. Stavolta lo schema non è replicabile, poiché il designato italiano di quest’anno, Familia di Francesco Costabile, era in gara ai David nella scorsa edizione.
A livello internazionale, il 2025 non è stato un anno memorabile. Per capire chi possa entrare nella cinquina dei migliori film, tocca buttare un occhio sui selezionati italiani ai maggiori festival internazionali. Diamo per scontata la presenza di La grazia (prodotto da The Apartment e Numero10, distribuito da PiperFilm), uscito ufficialmente il 15 gennaio ma comunque in gara grazie alle anteprime natalizie: possono concorrere, infatti, i film “programmati in prima visione in almeno 2 cinema italiani, per un periodo minimo di 7 giorni comprensivi di weekend, tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2025”.
La grazia è il film d’autore più redditizio dell’annata (quasi 7 milioni e mezzo) ed è diretto, scritto e prodotto da un autore, Paolo Sorrentino, che in 24 anni di carriera ha raccolto 26 candidature e 8 premi. La storica débâcle di Parthenope (15 candidature e nessuna vittoria, un record) ci dice che, forse, l’ultimo vincitore dell’Oscar non è proprio amatissimo dai colleghi. Ma come si fa a non considerare La grazia in cinquina? Gli unici film di Sorrentino che non hanno ottenuto nomination per film e regia sono L’amico di famiglia (David 2007) e Loro (2019).


Più che probabile la presenza di Le città di pianura (Vivo Film, Rai Cinema, Maze Pictures / Lucky Red), sicuramente la rivelazione del 2025. Presentata a Cannes nella sezione Un Certain Regard, l’opera seconda di Francesco Sossai ha incassato quasi 2 milioni grazie a una distribuzione attenta e alla lunga tenitura, diventando un piccolo culto.
Sempre da Cannes, in questo caso dal concorso, arriva Fuori (Indigo Film, Rai Cinema, The Apartment, Srab Films, Le Pacte / 01 distribution): negli ultimi anni, quasi tutti i film di Mario Martone sono stati candidati ai David più importanti (l’unica eccezione è Il sindaco del rione Sanità nel 2020). Eppure, a parte una vittoria per il miglior documentario nel 2024 (Laggiù qualcuno mi ama), Martone – 21 candidature in carriera – è a bocca asciutta dal 2011, quando vinse la statuetta per il miglior film con Noi credevamo, la terza conquistata dopo quelle per l’esordio (Morte di un matematico napoletano nel 1993) e la regia (L’amore molesto, 1995).


In corsa per un posto
Meno prevedibili gli altri posti in cinquina. FolleMente (Lotus Production, Rai Cinema, Vice Pictures / 01 distribution) ha segnato il ritorno al successo commerciale per Paolo Genovese, che giusto dieci anni fa ottenne il David per Perfetti sconosciuti, rara vittoria per una commedia. Il successo commerciale non sembra garanzia di nomination (pensiamo al caso recente di Diamanti, che in comune con Genovese ha la dimensione corale e la firma riconoscibile) ma in questo caso ci sarebbe il sostegno di una distribuzione che storicamente ha un maggiore impatto sugli elettori dei David.
Nonostante un incasso molto al di sotto delle aspettative (circa 1,7 milioni di euro, con un budget di quasi 17), Gabriele Mainetti ha ricevuto il Nastro d’Argento, il Globo d’Oro e il Premio Flaiano per la miglior regia di La città proibita (Wildside, Goon Films / PiperFilm), kolossal kung-fu nella Roma multietnica di Piazza Vittorio: non sono riconoscimenti “precursori”, cioè che anticipano le scelte dell’Accademia, ma segnano una certa attenzione nei confronti di un regista ambizioso e spericolato, molto celebrato dai David con la sua opera prima (Lo chiamavano Jeeg Robot, per il quale fu premiato come esordiente e produttore) e non ignorato con la seconda (Freaks Out, seconda statuetta come produttore). Da capire se i votanti vogliano comunque riconoscere un’impresa sfortunata ma di sicuro valore creativo.


Gabriele Mainetti e Xaxi Liu sul set di La città proibita - Foto Andrea Pirrello
Da non sottovalutare Il maestro (Indigo Film, Indiana Production / Vision), forte della performance di Pierfrancesco Favino e di un regista, Andrea Di Stefano, già candidato con il suo film precedente, L’ultima notte di Amore. Stesso distributore per La valle dei sorrisi (Fandango / Vision): il terzo horror del giovane Paolo Strippoli potrebbe rappresentare un’inedita presenza di genere. C’è, poi, 40 secondi (Eagle Pictures): Roberto Proia, produttore e distributore che quest’anno festeggia i quarant’anni dell’azienda che guida, è stato praticamente ignorato con il fenomeno Il ragazzo dai pantaloni rosa ma stavolta si presenta con un film sorprendente e importante diretto da Vincenzo Alfieri (che avrebbe meritato un botteghino migliore).
Cosa ci dicono le shortlist
Le shortlist dei David (che riguardano Acconciatura, Casting, Compositore, Costumi, Effetti VFX, Scenografia, Suono, Trucco, Premio Documentario e Cortometraggio) hanno incoronato Primavera (Indigo Film, Moana Films / Warner Bros.), menzionato per otto categorie, segno che potrebbe puntare anche a premi più pesanti. Curiosamente, l’esordio alla regia cinematografica di Damiano Michieletto (così è stato promosso) non competerà nella categoria del regista esordiente. Il regolamento dei David recita che un esordio alla regia è un “film realizzato da un regista esordiente che non abbia mai diretto, né singolarmente né unitamente ad altro regista, alcun lungometraggio che sia stato distribuito nelle sale cinematografiche”. Nel 2021, Michieletto ha diretto Gianni Schicchi, presentato fuori concorso al 39º Torino Film Festival e poi trasmesso in prima visione su Rai 1 lunedì 27 dicembre 2021.


Damiano Michieletto e Tecla Insolia sul set di Primavera
(Kimberley Ross)Sempre nelle shortlist si sono imposti i citati Fuori e La grazia e altri tre titoli. Duse di Pietro Marcello (Palomar, Avventurosa, Rai Cinema, Ad Vitam Films / PiperFilm), già in Concorso a Venezia, non ha fatto furore al botteghino (meno di un milione) né tra i commentatori e forse potrebbe soccombere rispetto ad altre due distribuzioni Piper (gli altri sono La grazia e La città proibita). Pur apprezzato sul piano tecnico, Queer (The Apartment, Frenesy, Cinecittà, Frame by Frame / Lucky Red) potrebbe restare fuori dalle cinquine di film e regia, confermando la poca simpatia dell’Accademia nei confronti di Luca Guadagnino (un anno fa, Timothée Chalamet gelò la platea dicendo che il regista “è la persona più importante della mia carriera, ma non lo vedo qui tra noi”).
Sembra avere più chance Le assaggiatrici (Lumière & co., Tarantula, Tellfilm / Vision): tratto dal bestseller di Rosella Postorino e prodotto con qualche difficoltà, è stato un successo insperato (3,3 milioni di euro) ben accolto dalla stampa, segnando un bel ritorno per Silvio Soldini. Non sembra un’ottima annata per film diretti da registe: l’unica che potrebbe dire la sua è la spagnola Isabel Coixet con Tre ciotole (Cattleya, Ruvido, Bartleby / Vision), adattamento del romanzo di Michela Murgia che non solo sembrerebbe il titolo più forte di Vision ma confermerebbe la tendenza ad allargare i confini dopo la vittoria di Le otto montagne. Da ricordare che Vision presenta anche Cinque secondi (Greenboo, Indiana), un dramma che si è comportato discretamente al botteghino e potrebbe dare qualche soddisfazione a Paolo Virzì, autore già apprezzato dai votanti.


Isabel Coixet con Elio Germano e Alba Rohrwacher sul set di Tre ciotole - Credit @gretadelazzaris @cattleya @bartleby
Tra gli esordi, invece, si profila una maggioranza femminile: una tradizione, ormai, considerando che nelle ultime quattro edizioni la categoria è sempre stata dominata da una donna. Greta Scarano è la favorita: ha vinto il Nastro d’Argento e l’EFA Young Audience Award per la commedia La vita da grandi (Groenlandi,a Halong, Rai Cinema, Netflix / 01). La sceneggiatrice Ludovica Rampoldi ha debuttato con Breve storia d’amore (Indigo, HT, Rai Cinema / 01), retto da interpreti di alto profilo (Pilar Fogliati, Adriano Giannini, Valeria Golino, Andrea Carpenzano). La tedesca Alissa Jung ha diretto il compagno Luca Marinelli nel dramma Paternal Leave (Wildside, The Match Factory, Rai Cinema, Sky / Vision). Da tenere d’occhio Sara Petraglia con L’albero (Bibi Film / Fandango), Margherita Spampinato con il low cost Gioia mia (Yagi Media / Fandango) e Monica Guerritore con Anna (Luminamgr, Masi Film, Mediaflow, Rai Cinema / Notorious Pictures).
E gli uomini? Alberto Palmiero, premiato alla Festa di Roma con Tienimi presente (Kavac Film, Arcopinto, Rai Cinema / Fandango) e il veterano sceneggiatore Umberto Contarello ha esordito sotto l’egida di Sorrentino con L’infinito (Numero 10, The Apartment, UMI Films / PiperFilm)
Probabili candidature
- Miglior film: Le città di pianura (Vivo Film, Rai Cinema, Maze Pictures / Lucky Red); FolleMente (Lotus Production, Rai Cinema, Vice Pictures / 01 distribution); Fuori (Indigo Film, Rai Cinema, The Apartment, Srab Films, Le Pacte / 01 distribution); La grazia (The Apartment, Numero10 / PiperFilm); Tre ciotole (Cattleya, Ruvido, Bartleby / Vision)
- Miglior regista: Isabel Coixet (Tre ciotole); Gabriele Mainetti (La città proibita); Mario Martone (Fuori); Paolo Sorrentino (La grazia); Francesco Sossai (Le città di pianura)
- Miglior regista esordiente: Alissa Jung (Paternal Leave); Alberto Palmiero (Tienimi presente); Ludovica Rampoldi (Breve storia d’amore); Greta Scarano (La vita da grandi); Margherita Spampinato (Gioia mia)


Servillo è il favorito?
Tredici candidature in ventuno anni, quattro David raccolti in appena un decennio, a secco dal 2014, tra i pochi a portare spettatori in sala: che sia arrivato il momento di (ri)premiare Toni Servillo? Già onorato con la Coppa Volpi a Venezia e candidato agli EFA, l’attore feticcio di Sorrentino offre una monumentale interpretazione come tormentato presidente della Repubblica in La grazia. Potrebbe ritrovarsi in gara con il ventiseienne Filippo Scotti, che era suo figlio in È stata la mano di Dio: è uno dei tre protagonisti di Le città di pianura, insieme a Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano, presentati nella stessa categoria (improbabile che ce la facciano tutti e tre).
In odore di cinquina altri attori che hanno già uno o più David in bacheca. Pierfrancesco Favino (ne ha vinti 3) è l’istrionico Maestro, Valerio Mastandrea (4) colpisce al cuore in Cinque secondi di Paolo Virzì, Claudio Santamaria (1) dà vita a Nicola Calipari in Il Nibbio di Alessandro Tonda, Michele Riondino (1) può farcela sia come Antonio Vivaldi in Primavera sia come professore in La valle dei sorrisi, Luca Marinelli (1) grazie a Paternal Leave. Mai sottovalutare Elio Germano, amatissimo dai giurati (6 David), in corsa per Tre ciotole. E, perché no, anche Edoardo Leo, che potrebbe tornare in gara dopo undici anni sia per l’hit FolleMente sia per il padre colpito da Alzheimer precoce in Per te di Alessandro Aronadio.


Pierfrancesco Favino è Il maestro - Foto Andrea Miconi
Sempre difficile prevedere i non protagonisti. Il ventiduenne Francesco Gheghi, candidato un anno fa per Familia, fa una gran bella figura in 40 secondi, film in cui spicca un altro candidabile, l’emergente Enrico Borello, protagonista di La città proibita. Plausibili le nomination di Orlando Cinque, corazziere in La grazia, e di Andrea Pennacchi, che ha un bel ruolo di sostanza in Primavera ma anche una partecipazione d’impatto in Le città di pianura. Sarebbe bello vedere in cinquina anche l’esordiente Giulio Feltri per La valle dei sorrisi e soprattutto Marco Giallini, uno degli attori italiani più amati dal pubblico che meriterebbe la prima statuetta in carriera per La città proibita (senza dimenticare che ha una chance anche per FolleMente, film in cui gareggiano anche Santamaria, Maurizio Lastrico e Rocco Papaleo).
Bella sfida tra le attrici
Più agguerrita la sfida tra le attrici. La grazia ha consacrato Anna Ferzetti, che ha molto convinto nel ruolo della figlia del presidente. Cerca la prima candidatura anche Pilar Fogliati, la star più rampante della sua generazione, che ha ben due colpi in canna: Breve storia d’amore e FolleMente. Meno scontata la presenza di Valeria Bruni Tedeschi, amatissima dai votanti (5 David in trent’anni, l’ultimo un anno fa per L’arte della gioia) ma che ha ricevuto qualche critica per il suo ritratto di Eleonora Duse. Forse ha più possibilità come non protagonista, grazie alla sua straordinaria performance in Cinque secondi: sarebbe un bis non inedito nella storia recente dei David (i casi di Antonia Truppo, Emanuela Fanelli e Elio Germano, tutti premiati in due edizioni consecutive).


Difficile, invece, non considerare la sua amica Valeria Golino, altra icona dell’Accademia: quella per Fuori, in cui è Goliarda Sapienza, sarebbe la sua ventiseiesima candidatura e il quarto premio in quarant’anni (un anno fa ha vinto per la sceneggiatura di L’arte della gioia, proprio tratto da Sapienza). Golino è in gara anche per Breve storia d’amore: un’eventuale nomination come non protagonista testimonierebbe la sua capacità carismatica di imporsi anche con ruoli laterali. Per il film di Martone c’è anche Matilda De Angelis: un’interpretazione che spacca il cuore, la favorita tra le non protagoniste (categoria in cui ha già trionfato nel 2021 con L’incredibile storia dell’Isola delle Rose). E De Angelis potrebbe entrare anche nella cinquina delle protagoniste con La vita da grandi: riuscirà nella doppietta?
Tecla Insolia, vincitrice in carica tra le protagoniste (sempre per la serie di Golino), ci riprova con Primavera (ma è in gara anche con L’albero). Barbara Ronchi tenta il bis con la sua grande prova in Elisa di Leonardo Di Costanzo. Due attrici non hanno mai vinto, Monica Guerritore ci prova con la sua Magnani di Anna: se la giovane Benedetta Porcaroli è in corsa per Il rapimento di Arabella di Carolina Cavalli, l’outsider ottantatreenne Aurora Quattrocchi potrebbe sbaragliare la concorrenza grazie a Gioia mia. Attenzione ad Alba Rohrwacher: non è stata più premiata dopo due David conquistati nel 2008 (Giorni e nuvole) e nel 2009 (Il papà di Giovanna) e la decima candidatura in carriera per Tre ciotole potrebbe regalarle la terza statuetta.


Puccini, Pandolfi, Fanelli e Giannetta in FolleMente - Foto Maria Marin
Tra le non protagoniste, in pole position anche Milvia Marigliano con la sua fenomenale Coco Valori in La grazia, Sabrina Ferilli per la sua bella partecipazione in La città proibita, Valentina Bellè per Il maestro o Primavera, Silvia D’Amico in Tre ciotole e una delle comprimarie di FolleMente: triplete per Emanuela Fanelli e ritorno per l’amatissima Claudia Pandolfi?
Probabili candidature
- Migliore attore: Pierfrancesco Favino (Il maestro); Valerio Mastandrea (Cinque secondi); Claudio Santamaria (Il Nibbio); Filippo Scotti (Le città di pianura); Toni Servillo (La grazia)
- Migliore attrice: Anna Ferzetti (La grazia); Pilar Fogliati (FolleMente); Valeria Golino (Fuori); Tecla Insolia (Primavera); Alba Rohrwacher (Tre ciotole)
- Migliore attore non protagonista: Orlando Cinque (La grazia); Giulio Feltri (La valle dei sorrisi); Francesco Gheghi (40 secondi); Marco Giallini (La città proibita); Andrea Pennacchi (Primavera)
- Migliore attrice non protagonista: Valentina Bellè (Primavera); Valeria Bruni Tedeschi (Cinque secondi); Matilda De Angelis (Fuori); Milvia Marigliano (La grazia); Claudia Pandolfi (FolleMente)
