La storia dei David di Donatello è un po’ complicata. Assegnati per la prima volta nel 1956, per venticinque anni non hanno previsto candidature o turni elettorali come agli Oscar: a decidere i vincitori era un gruppo ristretto di persone legate a vario titolo al mondo del cinema. Dal 1981 sono state istituite le nomination (anzi, le terzine) – sempre scelte da un comitato selezionato dall’allora Ente David di Donatello – per una serie di categorie fisse via via aumentate nel tempo.

Dalla fine degli anni Novanta ai primi del decennio successivo si è arrivata più o meno all’attuale conformazione, con il passaggio dalle terzine alle cinquine e la trasformazione dell’Ente in Accademia del Cinema Italiano. Il primo David per il miglior film fu consegnato nel 1970. Nelle quattordici edizioni precedenti, il premio più importante era quello per il miglior regista.

Le dimenticanze sono tantissime: non hanno mai vinto il David per il miglior film alcuni titoli che oggi celebriamo giustamente come 8 ½, Rocco e i suoi fratelli, L’avventura, La grande guerraSalvatore Giuliano, Il sorpasso, C’era una volta il West, C’eravamo tanto amati, Profondo rosso. Ma rileggere una lista di premi serve anche a questo: non solo per osservare la fotografia (il selfie?) scattata da un sistema per consegnarsi ai posteri, ma anche una radiografia per osservare gli umori stagionali e le passioni passeggere di quel sistema. Scopriamo insieme dodici film che hanno vinto il David e forse non ricordate (per considerare anche il 1970, ci sono dentro anche i vincitori dei David per la miglior regia).


La tempesta (David 1959)

Prodotto da Dino De Laurentiis dopo il successo di Guerra e pace, l’adattamento del romanzo La figlia del capitano di Aleksandr Puskin portò in sala più di undici milioni di spettatori (ventiseiesimo posto nella classifica dei film italiani più visti di sempre). Oggi completamente nell’oblio, è un kolossal meno calligrafico e pomposo di quanto si possa pensare, epico e popolare ma anche attento a scandagliare il versante psicologico dei personaggi.

La tempesta
La tempesta

La tempesta


I sequestrati di Altona (David 1963)

Curiosi, quei David: sull’onda del trionfo de La ciociara, Vittorio De Sica vinse per la regia di uno dei suoi film più anodini, un’ambiziosa trasposizione del dramma di Jean-Paul Sartre con tre Oscar in campo (compresa Sophia Loren in assurdo miscasting), mentre Il gattopardo dovette accontentarsi del premio per la produzione (dell’eroico Goffredo Lombardo) ex aequo con la dimenticata coproduzione italo-francese Uno dei tre. Fuori da tutto 8 ½.

I sequestrati di Altona
I sequestrati di Altona

I sequestrati di Altona


Il momento della verità (David 1965)

Un premio per la regia che è il manifesto di una nazione: anziché celebrarlo per due capolavori rivoluzionari e scomodi come Salvatore Giuliano e Le mani sulla città, gli amici dei David risarcirono Francesco Rosi – pur ex aequo con i De Sica di Matrimonio all’italiana, che quell’anno vinse anche per produzione, Loren e Mastroianni – con un film meno scandaloso: un’esperienza visiva di grande impatto, in bilico tra doc e finzione, contro la retorica della corrida. Non indimenticabile.

Il momento della verità
Il momento della verità

Il momento della verità


Waterloo (David 1971)

Uno degli ultimi kolossal della nostra golden age ebbe una gestazione lunga e faticosa: voluto dal sempre temerario De Laurentiis, affidato a Sergej Bondarchuk dopo un accordo con la sovietica Mosfil’m (che mise a disposizione 17.000 soldati e migliaia di lavoratori per le scene nel campo di battaglia), girato in Ucraina e costato quasi 40 milioni di dollari dell’epoca. David condiviso con Il conformista e Il giardino dei Finzi Contini: tre idee completamente diverse di film storico.

Waterloo
Waterloo

Waterloo


Questa specie d’amore (David 1972)

Alberto Bevilacqua fu un tema. Scrittore di grido, amatissimo dal pubblico grazie ai suoi romanzi poetici e melodrammatici, già vincitore di Strega e Campiello, approdò al cinema con la fortunata trasposizione del suo bestseller La califfa. Ebbe il David (ma anche due Nastri, un Globo e una Grolla) con l’opera seconda, storia quasi kitsch di un fallimento coniugale tra la caotica Roma e la provinciale Parma. Vinse ex aequo con La classe operaia va in Paradiso: due mondi.

Questa specie d’amore
Questa specie d’amore

Questa specie d’amore

(Webphoto)

Alfredo Alfredo (David 1973)

L’ultima regia di Pietro Germi, cineasta generalmente considerato tra i grandi sottovalutati perché non affiliato alla famiglia comunista (eppure molto premiato in vita, David compresi, e tutto sommato mai dimenticato), non è tra le sue cose più memorabili. Ancora una volta contro le convenzioni borghesi, è una commedia amara divorzista (la battaglia di quegli anni) che oggi potrebbe risultare un po’ problematica nella rappresentazione femminile vagamente misogina.

Alfredo Alfredo
Alfredo Alfredo

Alfredo Alfredo


Fatti di gente perbene (David 1975)

Il true crime prima che si chiamasse così: il delitto Murri, caso di nera che fece scalpore nell’Italia giolittiana, nella ricostruzione fosca e un po’ manierata di Mauro Bolognini, uno dei registi davvero sottostimati del nostro cinema. Una statuetta condivisa con il più affascinante Gruppo di famiglia in un interno, ma forse a meritare davvero erano i vincitori dei David per la regia (Dino Risi, Profumo di donna) e la sceneggiatura (l’unica vittoria di Age & Scarpelli, per Romanzo popolare).

Fatti di gente perbene
Fatti di gente perbene

Fatti di gente perbene

(Webphoto)

Il prefetto di ferro (David 1978)

L’apice della carriera di Pasquale Squitieri, regista di carattere che ebbe una certa fortuna soprattutto a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta con film incentrati su fatti e fattaci d’Italia. Con gusto popolare: più che un’inchiesta sulla mafia, è una sorta di western su fondale siciliano sul funzionario ingaggiato dal fascismo per combattere il brigantaggio. Onesto e vigoroso, un po’ invecchiato. A differenza di Una giornata particolare, premiato solo per la regia di Ettore Scola.

Il prefetto di ferro
Il prefetto di ferro

Il prefetto di ferro


In nome del Papa Re (David 1978)

Che anno bizzarro, il 1978. Oltre a Squitieri, a ricevere il David per il miglior film fu uno dei tanti capitoli della contro-storia romana firmata da Luigi Magni, con il feticcio Nino Manfredi nel ruolo di un monsignore del tribunale pontificio costretto a giudicare il suo figlio illegittimo. Generalmente trascurato, con più di un parallelismo con gli anni di piombo, è un curioso ibrido tra commedia e mélo, courtdrama papalino e period non calligrafico. Ebbe anche il David per la produzione.


Verso sera (David 1991)

Nell’edizione degli ex aequo per accontentare tutti e scontentare comunque (doppiette nelle categorie film, regia, esordio, sceneggiatura, produzione e film straniero: l’ecumenismo di Gian Luigi Rondi era leggendario), Mediterraneo anticipò l’Oscar e condivise la vittoria con l’opera seconda di Francesca Archibugi, già beniamina dell’Ente con Mignon è partita (che vinse per esordio e sceneggiatura). Bis nel 1993 con Il grande cocomero: è l’unica regista con due vittorie nella categoria.

Verso sera
Verso sera

Verso sera


Fuori dal mondo (David 1999)

Inquadrando temi alti (la vocazione, la genitorialità, la famiglia, le persone ai margini) senza retorica né proclami, il miglior film di Giuseppe Piccioni riuscì nell’impresa di sconfiggere un po’ a sorpresa La leggenda del pianista sull’oceano, il kolossal di Giuseppe Tornatore (amatissimo dagli accademici) che si accontentò dei premi per la miglior regia e nelle categorie tecniche. Alla fine, comunque, fu pareggio, cinque a cinque: gli elettori cominciavano ad aumentare ma i risultati restavano curiosamente equilibrati...

Fuori dal mondo
Fuori dal mondo

Fuori dal mondo


La ragazza del lago (David 2008)

Fu un caso. 10 David su 15 nomination per un’opera prima che ebbe un inaspettato successo di pubblico anche grazie all’interpretazione di Toni Servillo (un attimo prima di Gomorra e Il divo) e all’evocazione nordica (un giallo scandinavo trasferito nel nord-est). Oltre alla statuetta per l’esordio, Andrea Molaioli vinse film e regia, sconfiggendo i navigati Cristina Comencini, Antonello Grimaldi, Silvio Soldini e Carlo Mazzacurati: si decise così che un debuttante non poteva gareggiare per la miglior regia.

La ragazza del lago
La ragazza del lago

La ragazza del lago

(Medusa)