"In questo ultimo anno il dialogo è stato difficile tra le istituzioni e il settore cinema'', afferma Piera Detassis, presidente e direttrice artistica della Fondazione Accademia del Cinema Italiano. La cornice è il Quirinale, per il tradizionale incontro dei candidati ai Premi David di Donatello, giunti alla 71esima edizione, con il Capo dello Stato. L’auspicio di Detassis è che possa “riprendere e continuare un dialogo chiaro e senza pregiudizi'', laddove il cinema ''è stato troppe volte raccontato come un sistema chiuso – Detassis dice chiaramente “circoletto e congregazione” - ma il cinema italiano è molto di più: forza creativa, artigianato e industria''.

Nell’incontro al Quirinale arriva l'appello delle associazioni di categoria, che protestano contro la crisi del cinema e i tagli ai fondi del settore. ''I governi si alternano, il cinema resta. Per questo chiediamo ancora una volta, e con una voce sola, che il confronto sia reale, aperto e costruttivo; che non si trasformi in uno scontro ideologico, ma garantisca stabilità, dignità per i lavoratori e un sostegno pubblico adeguato. Perché non c'è Italia senza cinema'', affermano le associazioni di settore in un estratto del documento letto da Detassis.

Parole che non lasciano indifferente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “Il cinema deve continuare il suo cammino perché è il nostro cammino. Oggi la comunità del cinema manifesta una diffusa preoccupazione per il futuro. A questo riguardo, ho ricevuto -e letto con vero interesse- un documento delle associazioni del settore cinema e audiovisivo. Sono sicuro che si riuscirà a trovare un punto di equilibrio tra le diverse esigenze".

Continuando a indirizzarsi ai cineasti presenti al Quirinale, Mattarella evidenzia come “il cinema è anche lavoro. L'industria cinematografica e dell'audiovisivo italiana occupa più di centomila persone, tenendo conto dei tanti - davvero tanti - mestieri indispensabili alla realizzazione dei prodotti. (…) Una ricchezza culturale e sociale, com'è noto. Ma anche economica. Che può essere conservata e accrescersi soltanto se saremo capaci di tenere alta la qualità delle ideazioni, la competitività delle produzioni, il legame con il pubblico".

Altro legame ineludibile è quello tra cinematografia e democrazia, e il Capo dello Stato lo sottolinea: “Ricorre quest'anno l'ottantesimo di Sciuscià di Vittorio De Sica, punta tra le più alte del neorealismo, che l'anno dopo vinse il primo Oscar italiano. In quello stesso anno, di Sciuscià, nasceva la Repubblica. (…) Il cinema ha camminato con la Repubblica. Ha raccontato, ha emozionato, ha catturato attenzioni, ha trasmesso idee, ha provocato divertimento e commozione".

A celebrare le sorti magnifiche e progressive del nostro cinema, senza eluderne le criticità, è il ministro della Cultura Alessandro Giuli: “Nel 2025 la produzione nazionale ha raggiunto il 32,7% degli incassi e il 33,3% delle presenze. È il miglior risultato dal 2016, superiore alla media del decennio pre-pandemico. L'avvio del 2026 ci offre segnali incoraggianti. Nel primo trimestre, il box office registra una crescita del 24,8% negli incassi di film di produzione italiana e del 18% di presenze, sempre per i film italiani, rispetto allo stesso periodo del 2025”.

Al di là dei numeri, lo stato dell’arte è complesso, persino burrascoso, e Giuli non se lo nasconde: “Un settore forte, maturo, non ha paura della trasparenza e di regole chiare e condivise. Un settore che chiede fiducia ai contribuenti è il primo a dover pretendere che ogni euro pubblico sia utilizzato bene. Negli ultimi anni abbiamo assistito a paradossi, a incomprensioni e, ammettiamolo, a errori dei quali sono io il primo a dolermi. Alcuni film hanno ottenuto finanziamenti pubblici immeritati, sia su base automatica sia su base selettiva. Altri, pur meritandoli, non li hanno avuti”.

Il film della discordia, lo sappiamo, è Tutto il male del mondo, dedicato a Giulio Regeni: “Alla sua memoria vanno il mio pensiero accorato e la promessa, già in parte mantenuta, di mettere ordine e un sovrappiù di coscienza morale, laddove hanno prevalso invece l'opacità e l'imprecisione. Mai più".

Prosegue Giuli, “il ministero non vuole condizionare né a monte né a valle le decisioni dei competenti, sì che insieme alle associazioni di categoria stiamo lavorando per rafforzare l'terzietà di giudizio, la trasparenza dei criteri e la responsabilità delle scelte. Più qualità, meno spazio all'ombra della politicizzazione".

Sul tema credito d’imposta, non si può “fingere che non vi siano stati abusi anche in un sistema importante come quello del tax credit": a tal proposito, sono stati introdotti “verifiche e controlli più rigorosi sulla realizzazione delle opere, intensificato la collaborazione con la Guardia di Finanza".

Quindi, Giuli ricorda la “proposta di legge firmata dal primo partito di opposizione (che) ha trovato ascolto nel principale partito di maggioranza e ha prodotto una legge delega sulla quale l'intero arco costituzionale mostra segnali di concordia” e, rivolgendosi al Parlamento, esorta a non perdere “l'occasione di mostrarci coesi nella riforma del sistema audiovisivo nazionale".

Infine, il titolare del MiC rivela di aver “appena stanziato altri 20 milioni di euro per il Fondo Cinema e Audiovisivo, che si aggiungono alle risorse già ripartite per il 2026 e portano la dotazione complessiva a 626 milioni di euro. Non lo stiamo facendo in solitudine: le associazioni di categoria ci accompagnano in un confronto continuo”.