Questo articolo è il quinto numero della nuova stagione di Robbberto!, la newsletter di Cinematografo dedicata agli Oscar. Clicca qui per iscriverti


Che peso hanno i festival nella corsa allOscar? A giudicare dai film che quest'anno hanno ottenuto il maggior numero di candidature, I peccatori e Una battaglia dopo l’altra, si direbbe poco o niente, non avendo partecipato ad alcun grande festival. A leggere la decina che si contende la statuetta più pesante, lo steso discorso vale per quello che ha ottenuto il maggior incasso, F1 – Il film. Nella categoria principale ci sono anche L’agente segreto e Sentimental Value (Cannes), Hamnet – Nel nome del figlio (Toronto), Bugonia e Frankenstein (Venezia), Train Dreams (Sundance). Marty Supreme ha preferito un'anteprima locale al pur prestigioso New York Film Festival. Vediamo quali sono i festival più importanti dell'anno cinematografico e come si posizionano nella corsa all'Oscar.

Sundance (gennaio)

Il tempio del cinema indipendente è il luogo perfetto per lanciare i nuovi film "indie" (qualunque cosa voglia dire oggi questa etichetta). Di solito, la maggior parte dei titoli arriva senza una distribuzione nazionale, quindi il Sundance è il luogo ideale in cui vendere i prodotti. È proprio al Sundance che, nel 2021, Apple ha acquistato Coda - I segni del cuore: due giorni dopo la première, ha battuto la concorrenza di altre aziende, in particolare Amazon Studios, mettendo sul piatto la cifra record di 25 milioni di dollari, facendo infuriare i distributori internazionali a cui Pathé (il film ha un coproduzione francese essendo il remake americano di La famiglia Bélier) aveva pre-venduto il film per arrivare a un budget di 10 milioni di dollari. Com'è noto, Coda ha vinto l'Oscar per il miglior film nel 2022, la prima volta per uno streamer.

Nel 2024, dopo un'accesa asta all'ultima offerta, Searchlight Pictures si assicurò i diritti di distribuzione di A Real Pain di Jesse Eisenberg Poco per 10 milioni di dollari (due nomination agli Oscar e una vittoria per Kieran Culkin, ma Searchlight non è esattamente l'azienda più abile nelle campagne elettorali). Nel 2025, Train Dreams è stato subito notato da Netflix, che l'ha acquistato a una cifra superiore ai 10 milioni: grazie a questa acquisizione, il colosso dello streaming è in gara con due titoli (l'altro è Frankenstein).

Ma il Sundance è soprattutto la vetrina più importante per i documentari. Oltre ai titoli sostenuti dal Documentary Film Program (uno per tutti: No Other Land), ce ne sono moltissimi presentati al festival americano che hanno ottenuto candidature o vittorie: solo negli ultimi anni, i vincitori OJ: Made in America (2017), Icarus (2018), American Factory (2020), Summer of Soul (2022), Navalny (2023). Tutti i titoli della cinquina di quest'anno sono stati in anteprima mondiale al Sundance: The Alabama Solution, Come See Me in the Good Light, Mr Nobody Against Putin, Scalfire la roccia e il favorito The Perfect Neighbor.

Photo by StillMoving.Net for Netflix
Photo by StillMoving.Net for Netflix
(L to R) Bryce Dessner, Clint Bentley, Felicity Jones, Joel Edgerton, Kerry Condon and Adolpho Veloso attend the screening of Netflix's "Train Dreams" during the 69th BFI London Film Festival at The Royal Festival Hall on October 12th, 2025 in London, England. (Photo by StillMoving.Net for Netflix) (Photo by StillMoving.Net for Netflix)

Berlino (febbraio)

Non ha una vera e propria tradizione in fatto di Oscar, la Berlinale, kermesse storicamente militante e politica più interessante a dire qualcosa sul mondo e sulle nuove tendenze piuttosto che a indicare titoli per l'Academy. Tuttavia, negli anni, dalla Berlinale sono stati lanciati film come La città incantata (Orso d'Oro nel 2002 e Oscar per l'animazione nel 2003), Una separazione (Orso d'Oro nel 2011 e Oscar per il film straniero nel 2012), Boyhood (Orso d'Argento nel 2014 e un Oscar su sei nomination nel 2015), Grand Budapest Hotel (Orso d'Argento nel 2014 e quattro Oscar su nove nomination nel 2015).

Negli ultimi anni, la Berlinale sembra essere il festival più sofferente: pur essendo quello che stacca il maggior numero di biglietti in Europa, non sa attrarre né sa imporre titoli che, a prescindere dall'awards season, riescano a far parlare le comunità cinefile e il pubblico internazionale. Sconta la vicinanza con il Sundance, da cui comunque arrivano alcuni titoli in anteprima europea: quest'anno in concorso c'è Josephine, il film che è uscito meglio dal festival americano (premiato sia dalla giuria che dal pubblico); nel 2025 c'era Se solo potessi ti prenderei a calci che valse un Orso per l'interpretazione a Rose Byrne ora candidata all'Oscar; nel 2024 diede il via al cammino di No Other Land, premiato sia dagli spettatori che dalla giuria dei documentari; nel 2023 accolse in concorso Past Lives.

Ciò che, tuttavia, permette a Berlino di mantenere una certa rilevanza è l'EFM, l'European Film Market, un evento riservato agli addetti ai lavori in cui si vendono i film. Di tutti i tipi, da quelli più piccoli a quelli con maggiori ambizioni. Il fatto che esista questo spazio commerciale aiuta il festival ad attrarre autori importanti che, per ragioni diverse, sono rimasti fuori dai circuiti di Cannes e Venezia; tuttavia, la selezione di quest'anno dimostra che forse la Berlinale ha qualche problema nel risultare appetibile per autori e major.

Rose Byrne con l'Orso d'Argento per Se solo potessi ti prenderei a calci
Rose Byrne con l'Orso d'Argento per Se solo potessi ti prenderei a calci

Rose Byrne con l'Orso d'Argento per Se solo potessi ti prenderei a calci

SXSW – South by Southwest (marzo)

Si svolge ad Austin ed è il più giovane (nato nel 1994 come costola del festival principale, dedicato alla musica) e il meno prestigioso del mazzo ma val la pena citarlo, essendo molto legato ai consumi pop. Soprattutto perché nel 2022 ha lanciato in anteprima mondiale Everything Everywhere All at Once, che proprio in questa sede "amica" (il pubblico è abbastanza nerd poiché c'è molta attenzione ai gamer) ha iniziato la sua marcia trionfale fino a conquistare, un anno dopo, sette Oscar. Una campagna molto lunga, che anche grazie al sostegno coltivato a partire da questa kermesse è riuscita a mantenere l'hype alto fino al marzo 2023.

Il successo di EEAAO è stato prezioso per la reputazione del festival, che da quell'anno cerca di intercettare il film in grado di sintetizzare un certo spirito pop e di attrarre pubblici trasversali, da Air di Ben Affleck (che però, nonostante le aspettative, ha fallito la corsa all'Oscar) a Flamin' Hot di Eva Longoria (una nomination per la canzone) fino a Civil War di Alex Garland e titoli più indie come Problemista e Fucktoys. Capiremo se EEAAO è stato un caso o l'inizio di un percorso, per il momento diciamo solo che esiste anche questa finestra.

Cannes (maggio)

Ogni anno, dopo le nomination all'Oscar, il festival della Croisette ci fa sapere quante nomination hanno raccolto i film passati nella selezione ufficiale. È una pratica che segue anche Venezia (che in realtà ci ricorda anche candidature e vittorie ai Gotham, agli Spirit, ai Golden Globe…) e ci dice che, sì, tra i due vecchi festival europei c'è una rivalità serrata anche su questo piano.

Quest'anno Cannes ha raccolto 19 nomination agli Oscar contro le 15 di Venezia. A differenza della Mostra a trazione americana, i francesi possono vantare il primato nel piazzare i titoli internazionali più forti della stagione: Sentimental Value è il più candidato (9), L'agente segreto il più attivo nella campagna (4), Un semplice incidente il cardinale entrato papa e uscito cardinale (2, ma la Palma d'Oro e l'attenzione mediatica attorno al dissidente Jafar Panahi facevano presupporre una performance più importante) più Sirat, La piccola Amelie e Arco. La sua collocazione aiuta i titoli internazionali a farsi conoscere in un tempo abbastanza lungo per posizionarsi, creare interesse, farsi vedere dal maggior numero di spettatori e soprattutto elettori.

Ma Cannes è il festival da cui è uscito il trionfatore degli Oscar dell'anno scorso, Anora, laureato tra qualche stolida perplessità. Ed è il festival che ha tirato la volata al francese Anatomia di una caduta (Palma d'Oro nel 2023 e un Oscar su cinque candidature), a La zona d'interesse (Gran Prix nel 2023 e due Oscar su cinque nomination), a Triangle of Sadness (Palma d'Oro nel 2022 e tre candidature di peso) e soprattutto a Parasite (Palma d'Oro nel 2019). Un film che il suo distributore americano, la Neon di Tom Quinn, notò all'American Film Market (AFM) addirittura un anno prima.

Anche Cannes ha un mercato, il più grande d'Europa: il Marché du film, evento imperdibile per decine di migliaia di professionisti, quasi un festival dentro il festival che attira compratori di tutto il mondo. Un motivo fondamentale che rende Cannes il più rilevante dei festival europei, quello che ha la capacità maggiore nell'attrarre talents da tutto il mondo (si vedano gli autori e le star in cartellone ma anche i red carpet).

Kleber Mendonça Filho a Cannes 78
Kleber Mendonça Filho a Cannes 78
Kleber Mendonça Filho a Cannes 78 (foto di Daniele Cifalà)

Venezia (agosto-settembre)

Dal ritorno di Alberto Barbera (2013), la Mostra ha ricominciato ad attrarre produzioni americane che in seguito sono state premiate dall'Academy: Birdman, film d'apertura nel 2014 che vinse 4 Oscar su 9 nomination; Il caso Spotlight, messo fuori concorso e poi vincitore dell'Oscar al miglior film; La La Land, titolo inaugurale nel 2016 che regalò una Coppa Volpi a Emma Stone e che un anno dopo ottenne 6 premi su 14 candidature.

Decisivo il 2017, quando il Leone d'Oro La forma dell'acqua sbaragliò gli Oscar del 2018 (4 statuette su 13 candidature): una doppietta che dimostrò l'influenza del festival nell'individuare il frontrunner dell'awards season, nonostante il genere non particolarmente fortunato tra i membri dell'Academy e un regista, Guillermo del Toro, che fino a quel momento non era tra i favoriti del corpo elettorale. Stesso discorso vale per Joker, trionfatore a sorpresa del 2019, un anomalo post-cinecomic che proprio da Venezia ebbe un cammino sorprendente fino alla vittoria di due Oscar su undici candidature.

Poiché Cannes non accetta i film di Netflix, il colosso dello streaming ha stretto un patto di ferro con la Mostra, la piattaforma migliore per presentare in un contesto storico e autorevole i titoli più prestigiosi del catalogo. Lo spartiacque è Roma, il dramma di Alfonso Cuarón che vinse il Leone d'Oro nel 2018, per poi lanciarsi in un'assai dispendiosa campagna per l'Oscar (Netflix spese tra i 25 e i 60 milioni di dollari, superando il budget di produzione di 15 milioni, e architettò una campagna aggressiva fatta di eventi, pubblicità, regali esclusivi agli elettori: tre Oscar su dieci nomination).

Lido di Venezia 8 settembre 2018MOSTRA INTENAZIONALE DI ARTE CINEMATOGRAFICA 75'EDIZIONE PREMIAZIONEAlfonso Cuaron leone d'oro sul red carpet
Lido di Venezia 8 settembre 2018MOSTRA INTENAZIONALE DI ARTE CINEMATOGRAFICA 75'EDIZIONE PREMIAZIONEAlfonso Cuaron leone d'oro sul red carpet
Alfonso Cuarón con il Leone d'Oro per Roma (Pietro Coccia)

Per qualche anno, Netflix ha puntato molto alle première veneziane: Storia di un matrimonio (2019, poi 6 candidature e un Oscar), Pieces of a Woman (2020, nomination per la vincitrice della Coppa Volpi, Vanessa Kirby), Il potere del cane (2021, Leone d'Argento e un Oscar per Jane Campion più altre 10 nomination), È stata la mano di Dio (2021, Gran Premio e Premio Mastroianni e poi una candidatura per il film internazionale), La figlia oscura (2021, miglior sceneggiatura e tre nomination agli Oscar), Frankenstein (2025, 9 nomination).

Ma è tutto il cinema americano a servirsi della vetrina veneziana per imporsi nell'arena, complice anche il collocamento propizio e la vicinanza, come vedremo, con altri festival oltreoceano. Che siano le proposte di beniamini della laguna come Yorgos Lanthimos (da La favorita, Gran Premio nel 2019 e poi all'Oscar con una vittoria e, al Leone d'Oro per Povere creature! nel 2023, poi 4 Oscar su 11 nomination) o indipendenti di lusso come Nomadland (2020, Leone d'Oro e 3 Oscar su 6 candidature), Tár (2022, Coppa Volpi a Cate Blanchett, 6 candidature dall'Academy) o The Brutalist (2023, Leone d'Argento, 3 Oscar su 10 nomination), Venezia si delinea come il terreno privilegiato per l'affermazione di film che hanno bisogno di una spinta prestigiosa da parte di un festival che, sotto la guida di Barbera, si dimostra il più affine agli interessi dell'industria.

Almeno fino al 2024, anno della leggendaria débâcle di Joker: Folie à Deux: malgrado il Leone vinto con il primo Joker, il film è stato malamente accolto dalla stampa accreditata e dal pubblico, dando il via a un tiro al piccione che ha segnato il destino del blockbuster. E spinto altre produzioni forti a rinunciare all'appuntamento lagunare.

Venezia 82 - Red Carpet Bugonia
Venezia 82 - Red Carpet Bugonia
Yorgos Lanthimos a Venezia 82 Bugonia (foto di Karen Di Paola)

Telluride (agosto-settembre)

Nel cuore del Colorado, un festival breve ma intenso: si svolge in quattro giorni, durante il weekend del Labor Day (il primo lunedì di settembre), e, secondo una tradizione informale, i film in programma devono essere in anteprime per il Nordamerica. Perciò molti dei titoli arrivano a pochissimi giorni dalla prima mondiale a Venezia (quest'anno: Bugonia, Jay Kelly, La grazia, Ghost Elephants, Cover-Up), ma ci sono anche i film di Cannes (Un semplice incidente, Sentimental Value, L'agente segreto, The Mastermind, The History of Sound, Nouvelle Vague, Pillion, Urchin, Private Life) e di Berlino (Blue Moon, Se solo potessi ti prenderei a calci).

Telluride ha accolto la prima mondiale di Hamnet, un film molto atteso che, nonostante lo statuto della regista Chloé Zhao, un best seller all'origine e una storia di grande impatto, curiosamente non è stato selezionato da festival più storici (leggi: Venezia).

Il festival non è competitivo ma conferisce medaglie d'argento, quest'anno a Noah Baumbach, Jafar Panahi e Ethan Hawke. Sono celebrazioni, certo, ma anche vetrine per lanciare i premiati nell'awards season: Hawke, per esempio, si è molto speso per Blue Moon, per esempio accettando l'American Riviera Award del Santa Barbara International Film Festival (si tiene a febbraio), una selezione di oltre 200 titoli che include soprattutto anche omaggi a celebrità, tutte a vario titolo impegnate nella campagna elettorale.

Toronto (settembre)

Come per Tellurdie, alcune anteprime mondiali di Venezia finiscono direttamente al Toronto Film Festival (quest'anno Frankenstein, No Other Choice, The Smashing Machine, The Testament of Ann Lee e Silent Friend, ma anche i cannensi Sentimental Value, L'agente segreto, Sirat, Nouvelle Vague), considerato il secondo dopo Cannes in termini di presenze di star e di ritorni economici. Basti pensare alla stampa americana, che quando parla di un film tende a citare la partecipazione a Toronto piuttosto che la prima veneziana.

Il premio principale del festival canadese è il People's Choice Award, assegnato dal pubblico e che negli anni si è imposto come un indicatore fondamentale nell'awards season. Tra i vincitori che hanno avuto fortuna con l'Academy ci sono Momenti di gloria (1981), La vita è bella (1998), American Beauty (1999), La tigre e il dragone (2000), The Millionaire (2008), Il discorso del re (2010), Il lato positivo (2012), 12 anni schiavo (2013), The Imitation Game (2014), La La Land (2016), Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017), Green Book (2018), Jojo Rabbit (2019), Nomadland (2020), Belfast (2021), American Fiction (2023) e, nel 2025, Hamnet, presentato pochissimi giorni dopo il debutto a Telluride.

Gli studios di Hollywood sono ben contenti di presentare i loro film a Toronto: la natura non competitiva della kermesse, i costi relativamente bassi negli spostamenti dei talent (pensate solo all'investimento per trasferire troupe e team negli alberghi di Venezia), il coinvolgimento del pubblico permettono un impegno meno gravoso e più rilassato.

Iscriviti alla newsletter per continuare a leggere. È gratis.

Qui potete recuperare le altre puntate