Mai come quest'anno (ma forse lo diciamo ogni volta) è davvero un palmares impronosticabile. In primo luogo perché il concorso di Venezia 83 si è rivelato di ottimo livello, con ben più della metà dei film in gara che per un motivo o per l'altro meriterebbero di figurare nell'elenco dei premiati. In seconda battuta perché, un po' come lo scorso anno con La voce di Hind Rajab (che poi vinse il Gran Premio della Giuria), l'arrivo di NAZA ha ovviamente sconquassato qualunque previsione.

La giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal e nella quale è presente proprio la regista di La voce di Hind Rajab, Kaouther Ben Hania, è chiamata ad un compito arduo, ben sapendo che qualunque altro riconoscimento che non sia il Leone d'Oro, per un film come quello dei due israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, sarebbe percepito come un "non voler prendere posizione" di fronte all'urgenza di un'opera-reportage che fuga qualunque dubbio sulla sistematicità con cui il governo israeliano sta mettendo fine alla vita del popolo palestinese.

Ma NAZA è il film "migliore" di questo concorso? Per chi scrive magari no, per molti altri sì (sono stati 25 minuti gli applausi al termine della proiezione in Sala Grande, nuovo record registrato nella storia della Mostra, ma al tempo stesso indicatore che lascia il tempo che trova), resta il fatto che in alcune occasioni a prevalere dovrebbero essere altri ragionamenti.

Appurato che il film in questione sarà per forza di cose presente nel palmares, quali altri titoli ci potremmo trovare? Da stamattina è iniziato il solito giochino relativo a ipotetici "richiami", avvistamenti più o meno accertati, l'unica cosa di cui siamo sicuri è che Hirokazu Kore'eda si aggira ancora per il Lido, intanto per ritirare un bel po' di premi collaterali (dal SIGNIS al CinemaSarà della Cineteca di Milano) per il suo bellissimo Look Back, poi chissà.

L'altro nome "certo" parrebbe essere quello di Martin McDonagh: effettivamente sarebbe impensabile ipotizzare un'assenza dal palmares del suo Wild Horse Nine. Ammettiamo dovesse vincere il Leone d'Oro, a farne le spese sarebbe il protagonista John Malkovich, premiabile con la Coppa Volpi solamente nel caso in cui al film andasse qualunque altro premio (o nessun altro) al di fuori del massimo riconoscimento.

Come pure - nel momento in cui scriviamo - sembrerebbe che NESSUN italiano (film o attrice/attore) è contemplato nel palmares. Rumor, quest'ultimo, che ovviamente già dalla mattinata di domani speriamo di smentire: nel caso, non accadeva dal 2018 (quell'anno il Leone d'Oro andò a Roma di Alfonso Cuarón) che l'Italia rimaneva a bocca asciutta.

Tra gli altri candidati forti ci sono sicuramente Possible Love del sudcoreano Lee Chang-dong (che ha già vinto il FIPRESCI della critica internazionale) e Woman Unknown della regista danese di origini egiziane May el-Toukhy (anche qui, però, nessun segnale di "richiamo"), con la protagonista Mathilde Arcel tra le papabili per la Coppa Volpi femminile.

Non pensiamo inoltre si possa scandalizzare nessuno se Un po' di luce dell'iraniano Ali Asgari o Mr. Nelson, Did You Kill People? di Shinya Tsukamoto (Leoncino AGIS Scuola) finissero in palmares. Palmares nel quale - attenzione - finora non abbiamo minimamente considerato il cinema francese: Un bon petit soldat di Stéphane Brizé e 15/18 di Cédric Kahn ne restano fuori?…

Insomma, troppi buoni film (non abbiamo menzionato i vari Ink di Danny Boyle, DAU di Ilya Khrzhanovsky e, ricordiamo, nessuno dei cinque titoli italiani in gara) per troppi pochi premi: qualcuno rimarrà inevitabilmente a bocca asciutta.

Per il Premio Marcello Mastroianni alla giovane attrice o giovane attore emergenti, infine, il cerchio si restringe attorno ad Atticus Affleck (figlio di Casey tra i protagonisti di Company) e qualcuna/o tra i protagonisti del già citato 15/18.