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Russell Crowe a Venezia 83 - Foto Karen Di Paola
(Cinematografo.it/Adnkronos) – "Nel 2027 torneremo in tournée in Europa". È l'annuncio di Russell Crowe durante la presentazione del suo documentario What Love Builds, fuori concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. E rivela: "Ho scoperto di avere anche origini italiane".
L'iconico gladiatore del grande schermo è sbarcato al Lido per presentare il suo documentario, che esplora il posto privilegiato della musica e del cinema nella sua vita. "Ho iniziato a pensare a questo documentario circa 15 anni fa e credevo ci sarebbe voluto un anno, ma mentre ci lavoravo continuavano a spuntare altri impegni”, ha raccontato.
"Quando ci siamo seduti al tavolo per iniziare, avevamo un'enorme quantità di girato: è stata un'impresa enorme ripulire e tagliare tutto". "In questo documentario cerco di spiegare le differenze tra la musica e la recitazione", due passioni che per Crowe "sono interconnesse, perché vengono dalla stessa fonte creativa".
Con la musica, spiega, "c'è una connessione diretta con il pubblico. Ogni cosa che faccio come attore trae ispirazione da quello che ho fatto come musicista, perché so come si attira l'attenzione del pubblico, anche se in quel momento non è fisicamente presente. Questo non significa che io sia schiavo del pubblico ma, grazie alla musica, so come muovermi come attore".
Quanto alle direzioni prese nella sua carriera, racconta: "Non si è trattato di fare delle scelte. Ho seguito le opportunità che mi sono state proposte, non avevo un piano e non ce l'ho ancora. Ho seguito quello che mi attirava, progetti verso cui sentivo un legame. Non vorrei cambiare nulla della mia carriera, anche dai momenti bui ho imparato tantissimo. Sono estremamente felice perché all'età di 62 anni mi vengono ancora proposti dei progetti". "Penso che parte del motivo per cui sto ancora lavorando - prosegue - sia perché parto da una prospettiva molto pura: il mio interesse e la mia attrazione per un progetto. Ho la motivazione e credo in quello che sto facendo. Mi spiace molto per gli attori che non credono in quello che fanno. Io amo profondamente il mio lavoro".
Quanto alle sue origini, rivela: "Oltre a quelle irlandesi, ho anche origini italiane. C'è stato un antenato, Luigi Ghezzi, che a Città del Capo incontrò una donna di origini irlandesi. Poi si trasferirono in Australia, forse per rifugiarsi in un paese un tantino meno cattolico". Crowe riflette anche sul suo rapporto con l'industria cinematografica: "Non ho gestito molto bene il mio rapporto con Hollywood, ma alla fine è stato sempre a mio vantaggio. Il mio umorismo mi ha creato problemi molte volte: da dove vengo io siamo molto diretti e non sempre questo viene apprezzato. Però per me è importante fare quello che mi piace".
La scelta di Venezia non è stata casuale: "Mentre ci avviavamo verso la fine del film, ho detto che la cosa più bella sarebbe stata presentarlo qui. Ho partecipato a tanti festival, ma quello di Venezia è il più divertente, l'accoglienza del pubblico è diversa".
E sul futuro? "I miei cassetti sono tutti pieni di sogni, e forse è per questo che vivo ogni giorno con tanta energia. Adesso però che inizio a essere un po' anziano, spesso mi chiedo quante altre estati mi rimarranno e mi piace stare con i miei figli. Quindi vorrei trascorrere più tempo con loro, piuttosto che sul set". Intanto, però annuncia il tour del 2027, che partirà a maggio e toccherà diversi Paesi europei tra cui Repubblica Ceca, Romania, Estonia, Danimarca e Svezia.



