Era notte a Roma

ITALIA, FRANCIA - 1960
Nel novembre 1943, mentre gli anglo-americani si battono contro i tedeschi a Cassino, tre prigionieri di guerra riescono a evadere da un campo di concentramento e cercano di fuggire verso il Sud dell'Italia, già nelle mani degli Alleati. Così, il maggiore Michel Pemberton dell'armata inglese, il sottotenente Peter Bradley dell'aviazione americana e il sergente Feodor Nazukov dell'esercito sovietico si ritrovano a doversi affidare a un gruppo di suore che hanno promesso di condurli a Roma. Nella capitale i tre scoprono che le suore sono in realtà donne travestite per vendere i loro prodotti al mercato nere. Una di loro, Esperia, decide di ospitarli in casa ma dopo qualche tempo, i tre soldati, stanchi di vivere rinchiusi, prendono contatti con i partigiani. Una sera, però, a causa di una soffiata, la polizia tedesca fa irruzione nella casa e arresta Esperia e il suo fidanzato. Feodor viene ucciso mentre tenta la fuga, invece Michel e Peter si rifugiano in casa del principe Antoniani. Dopo la strage delle Fosse Ardeatine, Peter e il principe decidono di raggiungere le linee alleate, mentre Michel, solo, ritrova Esperia e scopre la vera identità dell'uomo che li ha traditi. Dovrà decidere cosa fare. La liberazione, però è alle porte.

CAST

NOTE

- NE ESISTE UNA VERSIONE TELEVISIVA DELLA DURATA DI 120' IN CUI VENNERO RIAGGIUNTE LE SEQUENZE TAGLIATE AL MONTAGGIO IN CUI COMPARIVANO PAOLO STOPPA E HANNES MESSEMER.

- PRESENTATO AL FESTIVAL DI CANNES 1960.

- PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA A ROBERTO ROSSELLINI E GIOVANNA RALLI; PREMIO SPECIALE DEL COMITATO PER LA DIFESA DELLA PACE AL FESTIVAL DI KARLOVY VARY 1960.

CRITICA

"I fatti sono lontani ormai e la qualità stilistica principale del film è la prospettiva storica nella quale sono collocati. Tuttavia una commozione (...) il film l'accende ugualmente (...). Ma il fatto che ci commuoviamo non significa solo che l'autore (...) ha saputo riaccendere la passione, significa anche che i suoi personaggi hanno una vita autonoma. Queste sono le ragioni principali per le quali il film mi piace" (Vittorio Bonicelli. "Tempo", 22 ottobre 1960)

"Roberto Rossellini si cimenta in uno dei suoi temi prediletti, l'antifascismo, in un dramma resistenziale che non ha però l'impatto emotivo né di 'Roma città aperta' né del 'Generale della Rovere'. I borgatari con gli attributi (brava la ruspante maggiorata Giovanna Ralli) sono più genuini dei tre soldati al semolino". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 24 aprile 2001)
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