Un premio dopo l’altro per Una battaglia dopo l’altra. Il film di Paul Thomas Anderson continua a dominare l’awards season e, alla 83a edizione dei Golden Globe, conquista quattro riconoscimenti su nove nomination: miglior film commedia/musical, miglior regia (prima vittoria alla prima candidatura in trent’anni di carriera: bizzarro, vero?), miglior sceneggiatura (anche in questo caso un primo globo al secondo tentativo) e miglior attrice non protagonista (Teyana Taylor).

La vittoria di Una battaglia dopo l’altra, una spettacolare satira sull’America polarizzata tra rivoluzionari radicali e feroci nazionalisti, definisce il clima politico di un’edizione segnata dalle tensioni politiche che attraversano tutto il Paese, con i premianti Mark Ruffalo e Wanda Sykes che hanno esplicitamente omaggiato Renée Macklin Good, uccisa da un poliziotto Minneapolis.

A trionfare come miglior film drammatico è Hamnet – Nel nome del figlio di Chloé Zhao, in cui i coniugi Shakespeare affrontano la morte del figlio (a ritirare il Globe anche uno dei produttori, Steven Spielberg), premiato anche per la miglior attrice drammatica (Jessie Buckley, madre in lutto). A un anno dal successo di Fernanda Torres per Io sono ancora qui, continua il momento d’oro del Brasile: L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho, thriller ambientato durante la dittatura militare nel 1977, vince come miglior film internazionale e il suo protagonista, Wagner Moura, si impone tra gli attori drammatici.

Doppietta anche per I peccatori di Ryan Coogler, che, nonostante lo status di principale competitor di Una battaglia dopo l’altra nella stagione dei premi, deve accontentarsi degli allori per la miglior colonna sonora (Ludwig Göransson) e per il miglior risultato cinematografico al botteghino, uno strano riconoscimento giunto al terzo anno, rivolto ai film che hanno incassato almeno 150 milioni di dollari (di cui almeno 100 negli Stati Uniti) e assegnato ai “più acclamati, con i maggiori incassi e/o più visti dell’anno che hanno ottenuto un ampio sostegno da parte del pubblico globale e raggiunto l’eccellenza cinematografica”. I peccatori, che ha incassato quasi 370 milioni nel mondo, ha battuto i miliardari Avatar: Fuoco e cenere e Zootropolis 2 ma anche un fenomeno distribuito su Netflix come KPop Demon Hunters. Anche quest’ultimo, un musical urban-fantasy su un gruppo k-pop, torna a casa con due premi: miglior film d’animazione e miglior canzone originale (Golden).

Primo Golden Globe alla quinta candidatura per Timothée Chalamet, che grazie al ruolo in Marty Supreme, un imbroglione diventato campione di ping pong, vince come miglior attore in una commedia e punta all’Oscar. Prima volta anche per Rose Byrne, miglior attrice in una commedia grazie al suo ruolo di madre sull’orlo dell’esaurimento nervoso in If I Had Legs I’d Kick YouStellan Skarsgård, regista decaduto e padre assente in Sentimental Value, è il miglior attore non protagonista.

I premi televisivi confermano i riconoscimenti assegnati da altre associazioni negli ultimi mesi, dagli Emmy ai Critics’ Choice. Adolescence fa incetta di premi: miglior miniserie o tv movie, miglior attore in una miniserie o tv movie (Stephen Graham), miglior attore non protagonista (Owen Cooper) e miglior attrice non protagonista (Erin Doherty). The Pitt vince come miglior serie drammatica, con Noah Wyle trionfatore tra gli attori. Stesso schema tra le comedy, con la doppia vittoria di The Studio e del suo protagonista (e creatore) Seth Rogen. E se per Rhea Seehorn è il primo Globe come miglior attrice drammatica per Pluribus, Jean Smart sigla il triplete grazie alla sua interpretazione nella comedy Hacks. Unica sorpresa, Michelle Williams che vince come il suo terzo Golden Globe come miglior attrice in una miniserie o tv movie per Dying for Sex.

Completano la lista, i premi per il miglior podcast assegnato a Good Hang with Amy Poehler e per la miglior performance stand-up a Ricky Gervais per Ricky Gervais: Mortality.