Oscar e merito, stanno insieme? Prendiamo The Revenant, che onorando il proprio titolo, Redivivo, nel decennale dell’uscita torna in sala dal 2 al 4 marzo: certo, alla regia c’è il valente Alejandro González Iñárritu, come survival movie funziona anche, ma davvero è la migliore prova di Leonardo Di Caprio, o comunque l’unica sua fin qui meritevole di un Oscar?

Va be’, guardiamo avanti, alla Notte degli Oscar del 15 marzo: Sinners di Ryan Coogler ha peccato di superbia e fatto il record di nomination, 16, e chissà quante ne trasformerà; Marty Supreme dovrebbe garantire a Timothée Chalamet la prima statuetta, e sicuri sicuri che non ci fosse di meglio, non solo tra i concorrenti ma nella loro stessa filmografia?

Diciamolo a chiare lettere, gli Academy Awards non la raccontano giusta: che vinca il migliore è un auspicio puntualmente disatteso.

Senza scomodare Martin Scorsese, che ha firmato una teoria di capolavori ma miglior regista s’è laureato solo con il non irresistibile The Departed nel 2007, e senza contemplare una delle massime ciofeche mai approdate su schermo, Everything Everywhere All at Once, beneficiata di sette statuette nel 2023, facciamoci comunque del male: Una battaglia dopo l’altra varrà a Paul Thomas Anderson il primo Oscar per la regia, ma chi potrebbe legittimamente sostenere che sia superiore a Boogie Nights, Magnolia o Il filo nascosto?

Ecco, li chiamano Academy Awards, ma sono premi alla carriera. Nella migliore delle ipotesi.