Ricevendo l’ennesimo premio conquistato nel corso della awards season, nella fattispecie l’Actor Award (l’ex SAG, assegnato dal sindacato degli attori e delle attrici), Jessie Buckley ha offerto un piccolo saggio dell’arte di accettare premi.

Prima ha fatto ciò che doveva, cioè dimostrarsi commossa e grata: niente di speciale, suvvia, dentro quella stanza sono tutti del settore e lo sapevano tutti, ma proprio tutti, che era l’unica candidata della serata sicura di tornare a casa con una statuetta. E però, dopo i convenevoli di rito, Jessie Buckley ci ha ricordato perché stiamo vivendo la sua stagione.

Ha fissato Emily Watson, che in Hamnet – Nel nome del figlio interpreta sua suocera, e ci ha detto – le ha detto – che ha deciso di fare questo mestiere dopo aver visto Le onde del destino, il film di Lars von Trier che trent’anni fa rivelò al mondo la fragile, vulnerabile, limpida grandezza dell’attrice londinese.

2025 Getty Images
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LONDON, ENGLAND - DECEMBER 15: (L-R) Joe Alwyn, Noah Jupe, Paul Mescal, Jacobi Jupe, Jessie Buckley, Emily Watson, Chloé Zhao, Maggie O'Farrell, Liza Marshall, Pippa Harris and Olivia Colman attend the HAMNET Awards Screening and Q&A at Ham Yard Hotel on December 15, 2025 in London, England. (Photo by Lia Toby/Getty Images for Focus Features & Universal Pictures) (Getty Images for Focus Features & Universal Pictures)

Non è solo un attestato di stima che definisce l’influenza generazionale di Watson, ma anche il segno di un’affinità elettiva già coltivata sul set della serie Chernobyl (dove, per un curioso gioco del destino, brilla anche Stellan Skarsgård, altro protagonista dell’awards season con Sentimental Value).

Nel suo discorso tutto in crescendo emotivo, Buckley ha omaggiato Watson dicendo che avrebbe conservato per il resto della sua vita le scene condivise in Hamnet, in cui le due donne (Agnes e Mary, rispettivamente moglie e madre di Shakespeare) dapprima distanti finiscono per riconoscersi nel devastante lutto di un figlio: “La tua fervida immaginazione, la tua coraggiosa e sfrenata femminilità, la tua feroce gentilezza sono una luce guida per me. E il miglior consiglio che mi dai sempre è di tornare sempre alla fonte dell’essere semplicemente umani. ‘Ground zero, tesoro’. Sei la più vera tra le vere”.

Gioco, partita, incontro: la trionfale Buckley piena di grazia, tenerezza e autorevolezza con l’ennesima statuetta in mano (ha già vinto Golden Globe, BAFTA, Critics’ Choice più vari riconoscimenti dei circoli critici), il volto scosso e inondato di lacrime di Watson che forse per la prima volta ottiene un omaggio pubblico così clamoroso, la platea in giubilo per la giovane premiata (36 anni e la consacrazione definitiva) e la veterana onorata (59 anni e una carriera strepitosa).

Copyright (c) 2026 Shutterstock Editorial. No use without permission.
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Photo by David Fisher/Shutterstock for The Actor Awards. Emily Watson, Paul Mescal and Chloé Zhao emotional as Jessie Buckley wings Best Actress32nd Annual Actor Awards, Show, Shrine Auditorium, Los Angeles, California, USA - 01 Mar 2026 (David Fisher/Shutterstock for Th)

Un gran momento per l’Irlanda

Poiché l’awards season, sempre più lunga e sfiancante, non offre molti momenti così autentici, val la pena celebrare il talento cristallino, l’intelligenza emotiva e la statura artistica di Jessie Buckley, che proprio grazie alla dilaniante performance in Hamnet di Chloé Zhao è stata notata anche da chi, negli ultimi anni, l’aveva sottovalutata, magari ignorata. Eppure circola da più di dieci anni, colei che potrebbe diventare la seconda attrice irlandese a vincere un Oscar e la prima per un ruolo da protagonista (Brenda Fricker fu premiata nel 1989 come non protagonista in Il mio piede sinistro).

A confermare una wave irlandese che va avanti da un po’: Buckely, Saoirse Ronan, Cilllian Murphy, Paul Mescal, Barry Keoghan, Andrew Scott, Kerry Condon, Nicola Coughlan nel cinema e nella serialità, Sally Rooney e Claire Keegan nella narrativa, i Kneecap e i Fontaines DC nella musica ci dicono molto della visibilità internazionale dell’Irlanda, un paese che fino a qualche decennio fa era sì culla di geni (da James Joyce a Samuel Beckett) ma soprattutto centro agricolo, il cui prime culturale è dovuto ai finanziamenti governativi (il reddito minimo sperimentale per gli artisti è legato anche alle entrate garantite dalle multinazionali tecnologiche come Meta e Apple che approfittano di un sistema fiscale non ostile) e allo scouting nella Lir Academy (una scuola che è una fucina di talenti.

L’eccezionalità di Buckley è quintessenza dell’identità nazionale: né borghese (famiglia non altolocata) né metropolitana (è nata a Killarney, che sta per “chiesa dei susini”, una cittadina sulle sponde del lago Lough Leane nella contea di Kerry) né accademica, si impone come concorrente di un talent show che aveva l’obiettivo di trovare un’attrice esordiente per interpretare Nancy nel revival del West End del 2009 di Oliver! (arrivò seconda).

4238_D045_00238_RJessie Buckley stars as Agnes and Joe Alwyn as Bartholomew in director Chloé Zhao’s HAMNET, a Focus Features release.Credit: Agata Grzybowska / © 2025 FOCUS FEATURES LLC
4238_D045_00238_RJessie Buckley stars as Agnes and Joe Alwyn as Bartholomew in director Chloé Zhao’s HAMNET, a Focus Features release.Credit: Agata Grzybowska / © 2025 FOCUS FEATURES LLC
Jessie Buckley stars as Agnes and Joe Alwyn as Bartholomew in director Chloé Zhao’s HAMNET, a Focus Features release.Credit: Agata Grzybowska / © 2025 FOCUS FEATURES LLC

Da lì in poi si è dedicata alla musica esibendosi in concerti e musical, lavorando poi allo Shakespeare’s Globe nei teatri del West End di Londra, approdando in televisione nell’adattamento seriale di Guerra e pace nel ruolo della pia Marya Bolkonskaya (il Guardian ne celebra l’interpretazione “magnifica” di un personaggio “che può sembrare semplice”: “si potevano sentire gli applausi in tutto il paese quando ha pronunciato le battute: ‘Vi ringrazio per l’onore. Ma non sarò mai la moglie di vostro figlio’) e in Taboo come Tom Hardy (2017).

Wild Jessie

La prima volta al cinema è nel 2017: Beast, opera prima di Michael Pierce, una favola nera sospesa tra natura ribelle e società conservatrice. Ma è il vero lancio è A proposito di Rose (2018), in cui spezza il cuore come tempestosa, appassionata, tormentata madre scozzese che sogna di diventare una cantante country e regala una straziante performance finale nel teatro vuoto. È un po’ il manifesto di questa attrice wild – come dice il titolo originale: Wild Rose – che si esalta nella vulnerabilità, esplode nei sorrisi dentro al pianto, ti trascina senza chiederti il permesso.

Una sensibilità selvaggia subito colta da Charlie Kaufman: in Sto pensando di finirla qui (2020), incubo contorto, onirico e nevrotico compresso in 4:3, è la ragazza dai mille nomi e con un solo volto, quello dell’amore finito e mai perduto, una madeleine con i capelli rossi che abita la personalità dissociata con toccante frustrazione. E non è un caso se La figlia oscura (2001), esordio di Maggie Gyllenhaal dal romanzo di Elena Ferrante, appartenga più a lei che a Olivia Colman (che la interpreta da adulta in una versione più disorientata) e al suo desiderio di emanciparsi dagli schemi imposti dagli altri (prima nomination all’Oscar, dopo quella mancata per Rose).

© 2020 Netflix, Inc.
© 2020 Netflix, Inc.
Im Thinking Of Ending Things. Jessie Buckley as Young Woman in Im Thinking Of Ending Things. Cr. Mary Cybulski/NETFLIX © 2020 (Mary Cybulski/NETFLIX)

Piace ai registi audaci, Buckley, a quelli che non puntano alle coccole ma agli scossoni: piace ad Alex Garland, che la vuole nel folk horror Men (2022); a Sarah Polley, che le affida la parte più spigolosa del gruppo di Women Talking (2022); a Rebecca Frecknall, che la chiama per il revival teatrale di Cabaret (2021: le critiche la definiscono abbagliante, feroce, potente); a Christos Nikou, che l’arruola per il romance sci-fi Fingernails (2023). E la versatilità di Buckley, che raccoglie l’eredità delle grandi attrici britanniche, si può ammirare in Cattiverie a domicilio (2023), una commedia nera in cui ritrova Colman.

Ma è Hamnet a consacrarla, entrando nelle viscere di una figura selvatica e misterica (conosce le erbe, dialoga con un falco e tutti pensano essere figlia di una strega), la moglie di un genio che sta scoprendo il proprio talento e di due bambini predestinati a qualcosa di oscuro. Un tour de force emotivo negli abissi del dolore che culmina in un finale squarciante e catartico: le mani che si tendono, il sorriso con il figlio perduto (Jacobi Jupe, un gigante di dodici anni), il buio, il silenzio. La terapia. E ora tocca a La sposa!: è la più brava.

Jessie Buckley as The Bride in Warner Bros. Pictures “THE BRIDE!” a Warner Bros. Pictures release.
Jessie Buckley as The Bride in Warner Bros. Pictures “THE BRIDE!” a Warner Bros. Pictures release.

Jessie Buckley as The Bride in Warner Bros. Pictures “THE BRIDE!” a Warner Bros. Pictures release.

(Courtesy of Warner Bros. Pictures)