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Jessie Buckley as The Bride in Warner Bros. Pictures THE BRIDE! A Warner Bros. Pictures release
Chi sono i veri mostri oggi? Era la domanda al centro di Frankenstein di Guillermo del Toro. Per il regista messicano sono gli uomini in giacca e cravatta, quelli che ispirano fiducia. Non a caso la Creatura interpretata da Jacob Elordi alla fine era un puro di cuore. Ma a dominare le emozioni di umani e non è sempre la paura della solitudine. Elordi chiedeva al suo creatore Oscar Isaac di avere una compagna. Lui rifiutava, e ora invece risponde la cineasta Maggie Gyllenhaal con La sposa!. Il punto esclamativo non è un errore. È come un annuncio, un’entrata in scena, un urlo che arriva dall’aldilà.
Il personaggio, nel classico di Mary Shelley (qui narratrice, demone che possiede la sua Sposa), non nasce mai: resta un’ipotesi, un corpo negato, un progetto che Victor Frankenstein distrugge prima ancora di dargli forma. È un fantasma, pronto a reclamare la propria autonomia. Ci pensa il cinema a dare una dignità alla Sposa. Nel 1935 arriva La moglie di Frankenstein di James Whale, un film sospeso tra gotico e horror. Qui l’interpretazione di Elsa Lanchester definisce un archetipo, con l’acconciatura a onde elettriche, lo sguardo allo stesso tempo smarrito e feroce. La sua apparizione dura pochi minuti, ma è sufficiente a generare un mito: nata per essere la compagna della Creatura, si allontana immediatamente da quel destino. Di sicuro Gyllenhaal si è ispirata all’originale, portandolo poi nei canoni moderni.
Dopo il 1935 la Sposa smette di essere una semplice figura dell’horror classico e diventa un simbolo trasversale. Si trasforma in una metafora della condizione femminile: un essere costruito dagli altri, modellato su aspettative esterne, ma in grado di sottrarsi al ruolo imposto. Vittima, mostro, antieroina, ribelle: la Sposa assume forme diverse, adattandosi alle sensibilità culturali di ogni epoca. Per interpretarla Gyllenhaal sceglie un’ottima Jessie Buckley, ormai prossima all’Oscar per Hamnet, che conferma di essere nel momento migliore della sua carriera, districandosi fra tradizione e progresso. Al suo fianco c’è Christian Bale, un maestro nell’arte di trasformarsi.


(L to r) Chrisitan Bale as Frank and Jessie Buckley as The Bride in Warner Bros. Pictures THE BRIDE! A Warner Bros. Pictures release.
(Niko Tavernise © 2026 Warner Bros. Ent. All Rights Reserved)Tra le prime rivisitazioni significative spiccano Frankenstein Junior del 1974 di Mel Brooks, che rilegge il mito attraverso la lente della parodia, e l’adattamento televisivo Frankenstein – Una storia vera di Jack Smight, dove si amplia il ruolo della Sposa, soffermandosi sul rapporto tra scienziato e “figlio”. Gli anni Ottanta segnano una svolta. La sposa promessa del 1985 di Franc Roddam è uno dei primi tentativi di raccontare la Sposa come il perno di un percorso di autodeterminazione. Viene ribattezzata Eva e acquisisce una complessità psicologica che supera il ruolo immaginato dai suoi padri putativi, inserendosi in un’avventura che intreccia romanticismo e dramma. È un passaggio decisivo: la Sposa non è più un’appendice narrativa, ma una protagonista.
Parallelamente la cultura pop continua a rielaborarne l’immagine attraverso omaggi e sorrisi a denti stretti, da The Rocky Horror Picture Show (1975) di Jim Sharman a La sposa di Chucky (1998) di Ronny Yu. Ciò che accomuna tutte le reinterpretazioni successive al film di Whale è la volontà di dare voce a una donna senza diritto di parola. La Sposa diventa simbolo di resistenza, capace di rinnovarsi a ogni apparizione. Il film di Maggie Gyllenhaal apre nuovi orizzonti. Gioca con generi diversi, flirta anche con il musical. Vuole essere romantico, in chiave Gangster Story, con l’aggiunta di qualche brivido. Ha uno spirito incendiario, che invoca la rivoluzione. Si sfida il patriarcato, si rivendica la necessità di autodeterminarsi.
La sposa! sembra guardare a Joker: Folie à Deux (elogiato da pochissimi, tra cui chi sta scrivendo). Non a caso Arthur Fleck raggiungeva la catarsi con Spettacolo di varietà con Fred Astaire. Anche in La sposa! la Creatura (qui chiamata Frankenstein per semplicità) trova la serenità solo attraverso la magia del cinema, attraverso i film in bianco e nero della star Ronnie Reed (che potrebbe essere proprio Astaire).
Ma, mentre Joker 2 si confrontava con un’anima testamentaria, qui l’afflato vitale è lampante. La voglia di uscire dagli schemi è tangibile, prendendosi qualche rischio, con spirito audace. Sembrava un disastro annunciato (i test screening da oltreoceano erano tutt’altro che positivi), invece La sposa! si rivela una sorpresa folle, dalle tinte fosche, in cui tra l’oscurità e l’alba ci sono i morti pronti a rivendicare il loro posto nel mondo.
