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Tom Quinn a Bio to B - Doc
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Possiamo dire che Tom Quinn ha raccolto il testimone di Harvey Weinstein? No, le molestie non c’entrano, per carità. Prima di Neon, casa di distribuzione indipendente fondata nel 2017 con Tim League, Quinn ha lavorato per più di un decennio alla Radius-TWC, la divisione “boutique” della Weinstein Company dedicata sia alla distribuzione multipiattaforma VOD che a quella cinematografica. I suoi rapporti con Weinstein non furono idilliaci, i vincoli aziendali gli impedirono di accettare progetti poi fortunati come Drive e Whiplash per concentrarsi su microbudget con uscite limitate.
Caduto Weinstein, Quinn si è messo in proprio. Con un obiettivo: lasciare un’impronta culturale, parlando – così disse nel 2017 – “a chi ha sotto i 45 anni e non ha un’avversione per le lingue straniere e per i documentari”. La grande occasione è Tonya, biopic eccentrico con performance trasformativa di Margot Robbie, acquistato al Festival di Toronto con l’intenzione di lanciarsi nella campagna per gli Oscar: puro metodo Weinstein (bottino: una vittoria, tre candidature).


Stellan Skarsgard e Elle Fanning in Sentimental Value
(Kasper Tuxen)Ma la vera svolta è il legame con Cannes: nel 2018, un anno prima dell’approdo sulla Croisette, Neon si accaparra i diritti di Parasite, un film che Quinn considera da subito “universale” perché “riguarda tutti noi che viviamo nella società moderna basata sulle classi”. Vince la Palma d’Oro. Investe 20 milioni di dollari per promozione, distribuzione e campagna per la stagione dei premi. Ne incassa, in tutto il mondo, oltre 200, e fa la storia degli Oscar: nel 2020, Parasite diventa il primo film completamente non in lingua inglese a vincere l’Oscar più importante (più altri tre: regia, film internazionale, sceneggiatura originale).
Dopo la pausa del 2020 causa Covid, torna a trionfare a Cannes nel 2021 con Titane. E non si ferma: Triangle of Sadness (2022), Anatomia di una caduta (2023), Anora (2024) e Un semplice incidente (2025). Sei Palme d’Oro consecutive, premio che Quinn definisce indispensabile per attrarre “un gruppo molto giovane di cinefili alla ricerca del cinema più avventuroso e lungimirante disponibile”. Dopo Parasite, Anora è il capolavoro aziendale: Neon spende 18 milioni per promozione e campagna per un film costato 6. Arrivano cinque Oscar.


Quest’anno, Neon ha dimostrato che l’attenzione dell’Academy a quel che accade fuori dai confini americani non è una tendenza passeggera. Come ha spiegato un esperto di strategie a Variety: “La questione non è se i film internazionali rientrino ancora nel dibattito. La questione è se ci siano ancora abbastanza titoli di grandi studi cinematografici per cui l’Academy possa votare”.
Neon ha preso No Other Choice – Non c’è altra scelta, Sentimental Value, L’agente segreto, Sirât, Un semplice incidente. Un rischio, considerando la maggioranza di elettori anziani e americani, poco disponibili a sorbirsi film sottotitolati. Ma la sfida era più ambiziosa: occupare tutti e cinque gli slot nella categoria dei lungometraggi internazionali. Ovvero: puntare sul film, non su chi lo promuove. Obiettivo quasi raggiunto: 4/5 (La voce di Hind Rajab l’ha spuntata su No Other Choice – Non c’è altra scelta, peraltro gli unici due titoli provenienti dalla Mostra di Venezia).
Per inciso: Tom Quinn è membro dell’Academy da luglio 2025.
