La prima volta di un regista nero
In novantotto edizioni, sono solo sette i registi neri candidati all’Oscar per la miglior regia. Il primo fu John Singleton, che a ventiquattro fu anche il più giovane nominato nella storia della categoria (Boyz n the Hood – Strade violente, 1991). Spike Lee, il più influente e autorevoli degli autori afroamericani, è stato in cinquina solo con BlacKkKlansman nel 2019, tre anni dopo aver ricevuto il premio alla carriera. Ryan Coogler, candidato quest’anno per I peccatori, potrebbe diventare il primo regista nero a vincere nella categoria. E potenzialmente il secondo a trionfare per il miglior film dopo Steve McQueen, regista e produttore di 12 anni schiavo (2013). Coogler era già stato candidato come produttore di Judas and the Black Messiah (2020).


● I peccatori nella storia
Le sedici nomination conquistate da I peccatori, un record nella storia dell’Academy, potrebbero trasformarsi in alcune vittorie storiche. Zinzi Coogler, moglie di Ryan, potrebbe diventare la prima donna afroamericana a vincere per il miglior film. L’afrodiscendente Autumn Durald Arkapaw è in corsa per diventare la prima direttrice della fotografia a trionfare in assoluto. La statuetta a Michael B. Jordan sarebbe la quinta assegnata a un attore protagonista afroamericano dopo Sidney Poitier (I gigli del campo, 1963), Denzel Washington (Training Days, 2001), Jamie Foxx (Ray, 2004), Forest Whitaker (L’ultimo re di Scozia, 2006) e Will Smith (King Richard, 2021), nonché il primo in assoluto a vincere per aver interpretato due ruoli nello stesso film. Inoltre, I peccatori potrebbe essere il primo horror a vincere come miglior film.

(L to r) MICHAEL B. JORDAN and director RYAN COOGLER in Warner Bros. Pictures’ “SINNERS a Warner Bros. Pictures release.
(L to r) MICHAEL B. JORDAN and director RYAN COOGLER in Warner Bros. Pictures’ “SINNERS a Warner Bros. Pictures release.

(L to r) MICHAEL B. JORDAN and director RYAN COOGLER in Warner Bros. Pictures’ “SINNERS a Warner Bros. Pictures release.

(Eli Adé © 2025 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.)

● I brasiliani alla conquista dell’Academy
Dopo Fernanda Montenegro (Central do Brasil, 1998) e Fernanda Torres (Io sono ancora qui, 2024), Wagner Moura (L’agente segreto) è la terza persona brasiliana candidata per un’interpretazione. In caso di vittoria, non solo sarebbe il primo interprete brasiliano premiato nella storia, ma anche il secondo attore protagonista premiato per una performance completamente non in lingue inglese dopo Roberto Benigni (La vita è bella nel 1998) e l’ottavo in assoluto considerando tutte le categorie per le migliori interpretazioni. Quella di Moura potrebbe essere la seconda statuetta in assoluto assegnata a una persona brasiliana dopo Walter Salles, regista di Io sono ancora qui, che un anno fa ha trionfato come miglior film internazionale. C’è un altro brasiliano in corsa: è Adolpho Veloso, candidato per la miglior fotografia di Train Dreams.

Wagner Moura in L'agente segreto
Wagner Moura in L'agente segreto

Wagner Moura in L'agente segreto


● L’anno degli interpreti internazionali
Gli Oscar di quest’anno hanno segnato un record con quattro performance parlate principalmente non in inglese: oltre a Moura, ci sono le norvegesi Renate ReinsveInga Ibsdotter Lilleaas e lo svedese Stellan Skarsgård che in Sentimental Value hanno anche alcune battute in inglese. Reinsve potrebbe diventare la quinta non anglosassone a vincere tra le protagoniste dopo le italiane Anna Magnani (La rosa tatuata, 1956) e Sophia Loren (La ciociara, 1962), le francesi Simone Signoret (La strada dei quartieri alti, 1960) e Marion Cotillard (La vie en rose, 2008) e la malese Michelle Yeoh (Everything Everywhere All at Once, 2023). Lilleaas sarebbe la quarta vincitrice non anglosassone con una parte prevalentemente non in inglese dopo Penélope Cruz (Vicky Cristina Barcelona, 2009), Youn Yuh-jung (Minari, 2020) e Zoe Saldaña (Emilia Pérez, 2024). Skarsgård, alla prima candidatura a 74 anni, potrebbe essere il primo attore non protagonista a vincere in un ruolo parlato soprattutto in lingua non inglese.

Sentimental Value - Photo Kasper-Tuxen-Andersen
Sentimental Value - Photo Kasper-Tuxen-Andersen

Sentimental Value - Photo Kasper-Tuxen-Andersen


● Un altro record per il Brasile
Quest’anno L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho (in corsa anche come miglior film) gareggia anche come miglior film internazionale: dovesse vincere, sarebbe la prima volta che un paese ottiene il premio per due anni consecutivi dopo le doppiette di Francia (Mio zio nel 1958 e Orfeo negro nel 1959; Il fascino discreto della borghesia nel 1972 e Effetto notte nel 1973; La vita davanti a sé nel 1977 e Preparate i fazzoletti nel 1978), Svezia (La fontana della vergine nel 1960 e Come in uno specchio nel 1961), Italia ( nel 1963 e Ieri, oggi, domani nel 1964; Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto nel 1970 e Il giardino dei Finzi Contini nel 1971) e Danimarca (Il pranzo di Babette nel 1987 e Pelle alla conquista del mondo nel 1988).

Il regista Kleber Mendonça Filho sul set di L'agente segreto - credit Victor Juca
Il regista Kleber Mendonça Filho sul set di L'agente segreto - credit Victor Juca

Il regista Kleber Mendonça Filho sul set di L'agente segreto - credit Victor Juca


● La prima volta dei casting
Quest’anno c’è una nuova statuetta da assegnare: quella per il miglior casting, la prima categoria aggiunta dal 2001 (quella per il miglior film d’animazione). L’istituzione del premio era stata proposta senza successo nel 1999. I candidati sono stati determinati dal branch dell’Academy dedicato ai casting directors. Chiunque dovesse vincere sarà comunque nella storia degli Oscar: in corsa ci sono Hamnet (decisiva e struggente l’idea dei fratelli Jupe, Jacobi e Noah, nei ruoli del piccolo Hamnet e dell’attore che interpreta Hamlet), Una battaglia dopo l’altra, Marty Supreme, L’agente segreto e I peccatori (tutti scelti per la ricchezza espressiva dei tantissimi comprimari). Nel 2028 avremo anche la statuetta per il miglior stunt design.

Copyright (c) 2026 Shutterstock Editorial. No use without permission.
Copyright (c) 2026 Shutterstock Editorial. No use without permission.
Mandatory Credit: Photo by Rich Polk/Shutterstock for The Actor Awards (16706944md) Outstanding Performance by a Cast in a Motion Picture, Sinners, Miles Caton, Buddy Guy, Michael B. Jordan, Jayme Lawson, Delroy Lindo, Omar Miller, Wunmi Mosaku, Jack O'Connell and Hailee Steinfeld 32nd Annual Actor Awards, Show, Shrine Auditorium, Los Angeles, California, USA - 01 Mar 2026 (Rich Polk/Shutterstock for The A)

La prima regista a fare una doppietta
La cinese Chloé Zhao, vincitrice dell’Oscar per la miglior regia nel 2020 con Nomadland, non è solo la seconda donna nella storia ad aver trionfato in quella categoria (e la terza in assoluto: dopo di lei solo Jane Campion per Il potere del cane) nonché la prima regista non americana e la terza persona asiatica dopo il taiwanese Ang Lee (I segreti di Brokeback Mountain nel 2005 e Vita di Pi nel 2012) e Bong Joon-ho (Parasite nel 2019), ma da quest’anno anche la prima donna a ricevere una seconda candidatura in carriera per la miglior regia di Hamnet.

Chloè Zhao - Foto Karen Di Paola
Chloè Zhao - Foto Karen Di Paola
Roma 2025 - Red Carpet Hamnet

● Amy Madigan e la longevità
Amy Madigan, la memorabile villain di Weapons, ha ricevuto la seconda nomination in carriera a quarant’anni dalla prima (Due volte nella vita). Non batte il record di Robert De Niro, che ha conquistato l’ultima candidatura (Killers of the Flower Moon, 2023) a ben quarantotto anni dalla prima (vincente: Il padrino – Parte II, 1975), ma si posiziona al secondo posto tra le donne: meglio di lei ha fatto solo l’eterna Katharine Hepburn, quarantasette anni tra La gloria del mattino (prima statuetta nel 1934) e Sul lago dorato (quarta vittoria e dodicesima candidatura nel 1982). Ma nel caso di Madigan si tratterebbe comunque di una prima vittoria.

Amy Madigan in Weapons
Amy Madigan in Weapons

Amy Madigan in Weapons

(Quantrell Colbert / Warner Bros.)

● Provaci ancora, Diane Warren
17. Sono 17 volte – la nona consecutiva – che la prolifica cantautrice finisce nella cinquina per la miglior canzone. Più che un attestato di stima, pare un accanimento, considerando che, al momento, una sua vittoria è impensabile. Peraltro con un film su… Diane Warren! Scritta e composta da lei stessa, la canzone Dear Me, infatti, è nella colonna sonora del documentario Diane Warren: Relentless. Comunque, l’Academy ha già provveduto a premiarla con un Oscar alla carriera nel 2023.

Diane Warren: Relentless
Diane Warren: Relentless

Diane Warren: Relentless


La prima volta di Paul Thomas Anderson
L’autore americano forse più influente e importante della sua generazione non ha mai vinto un Oscar. Candidato undici volte dal 1998, cinque volte per la sceneggiatura, tre sia come regista che produttore, quest’anno potrebbe tornare a casa con tre statuette per Una battaglia dopo l’altra, essendo in corsa per film, regia e sceneggiatura non originale. Ce la farà? Martin Scorsese, che molto ha patito prima di farsi premiare dall’Academy, ce l’ha fatta dopo ventisei anni (ma Taxi Driver era in corsa per il miglior film già nel 1976, trentuno anni prima della vittoria per The Departed): l’eventuale trionfo di PTA arriverebbe a ventisette anni dalla prima nomination.

(L-r) LEONARDO DI CAPRIO and Director/Writer/Producer PAUL THOMAS ANDERSON on the set of “One Battle After Another.” A Warner Bros. Pictures Release.
(L-r) LEONARDO DI CAPRIO and Director/Writer/Producer PAUL THOMAS ANDERSON on the set of “One Battle After Another.” A Warner Bros. Pictures Release.

(L-r) LEONARDO DI CAPRIO and Director/Writer/Producer PAUL THOMAS ANDERSON on the set of “One Battle After Another.”  A Warner Bros. Pictures Release.

(Merrick Morton)