Tra visioni radicali e suggestive, il regista islandese stupisce con opere trascendentali e mai banali: dopo l’acclamato Godland, il rapporto tra uomo e natura torna nel suo ultimo film, che esplora la fine di un matrimonio
Premiato agli EFA come miglior documentario, Fiume o morte! reinventa l’assedio dannunziano misurando il reale all’altezza dell’immaginazione. Il regista è protagonista del XIX Pordenone Docs Fest
Train Dreams è la consacrazione di un regista che si muove tra il ricordo e il sogno, il materico e l’onirico, il visibile e l’invisibile. Con due partner fondamentali: Greg Kwedar e Adolpho Veloso
Hedda e 28 anni dopo: Il tempio delle ossa confermano la forza di una regista da tenere d’occhio, la prima afroamericana a debuttare al primo posto al botteghino statunitense con Candyman
La sua poetica si muove tra visibile e invisibile con rigore e fluidità, sfidando la pretesa che tutto abbia una spiegazione. E trova una struggente autenticità schivando formalismo e retorica
Una nuova via al trascendente: il radicalismo ascetico di un autore che aggiorna Dreyer Tarkovskij, Bresson e Kiarostami. E per cui ogni film è una preghiera, un atto di fede nelle immagini
Iraniano dissidente come Jafar Panahi, lavora in clandestinità sfidando il regime teocratico. Con il suo Buonanotte a Teheran – Critical Zone, odissea trascendente ai margini della città, ha vinto il Pardo d’Oro nel 2023
Voce dei millennial, sulle orme di Elaine May e Éric Rohmer, i suoi film sono piccoli manifesti di una generazione. Che diluisce le nevrosi del mumblecore dentro un flusso social