“Napoli è un fuori campo immenso. E nel cinema è fondamentale che ogni inquadratura contenga anche quello che non si vede”. Così Gianfranco Rosi, in concorso a Venezia 82 e poi dal 18 settembre nelle sale con 01 distribution, con Sotto le nuvole.

Un docufilm sulle tracce della storia e delle memorie del sottosuolo, girato in bianco e nero. Il racconto di una Napoli meno conosciuta tra il Golfo, il Vesuvio e le fumarole dei Campi Flegrei.

“Ho girato e vissuto per tre anni all’orizzonte del Vesuvio - spiega Rosi -. Ho raccontato quello che non si vede, quello che è fuori. Ho imparato a guardare le cose in bianco e nero cercando di cogliere tutte le sfumature dei grigi. La presenza delle nuvole è stata molto importante. Talvolta abbiamo aspettato per settimane prima di trovare la luce giusta. Il titolo era un po’ una provocazione e l’ho scelto pensando alla celebre frase di Jean Cocteau: il Vesuvio fabbrica tutte le nuvole del mondo. Un’immagine universale di un vulcano silente e attivo e di una Napoli al centro del mondo. Le nuvole in questo film sono un forte elemento narrativo”.

Gianfranco Rosi
Gianfranco Rosi

Gianfranco Rosi

Sui vari personaggi che popolano il suo film: “Tutti i personaggi hanno in comune un senso di devozione. Tutti si danno agli altri ed è meraviglioso questo. La civiltà inizia nel momento in cui ognuno di noi dà qualcosa all’altro e questo è un elemento che vedo a Napoli. Sono stati incontri imprevedibili. Titti è un personaggio meraviglioso che prende questi ragazzi per strada e li fa lavorare e studiare, dedicando loro il suo tempo e la sua conoscenza in un posto dove il doposcuola quasi non esiste più. Poi c’è Maria custode del tempo e della memoria. E poi ci sono i vigili del fuoco e il procuratore. E il fuori campo come la guerra in Ucraina e i siriani che rischiano la vita per portare il grano. Tante storie che alla fine combaciano. Una composizione di note che dialogano tra loro creando un tessuto narrativo come se fosse stato scritto prima e invece è tutto nato dall’improvvisazione”.

Sulla continua minaccia della terra che trema che vivono gli abitanti di Napoli: “Oggi preoccupano le scosse di terremoto quasi quotidiane. Danno precarietà. Tutto questo poi converge nella sala dei vigili del fuoco. Sono tante le persone che chiamano chiedendo conforto. I vigili diventano una sorta di luogo di protezione e ascolto dove filtrano le ansie della popolazione dai Campi Flegrei al Vesuvio. Momenti anche surreali e trasversali che uniscono tutta la città. Una sorta di commedia umana. La precarietà e la paura sono purtroppo sentimenti universali”.

Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi
Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

Sotto le nuvole di Gianfranco Rosi

E sui luoghi dove ha girato: “Napoli è legata al sole, è la città del colore, ma io ho girato l’altra Napoli, quella dei paesi vesuviani, nella Vale del Sarno, volevo riprendere quella meno conosciuta e più legata al passato. Quindi ho allontanato il colore”. Mentre sul turismo che oggi invade la maggior parte delle città come anche Napoli commenta: “Non mi sono mai confrontato con la Napoli turistica. Il turismo è una nuova forma di colonizzazione che distrugge. Anche a casa mia, a Roma, è pieno di bed and breakfast. Ormai c’è un turismo troppo mordi e fuggi le cui conseguenze sono spesso devastanti”.

Ricordando poi quando vinse il Leone d’Oro a Venezia con il doc Sacro GRA nel 2013: “È stata un’emozione unica, inaspettata e irripetibile, credo. I premi non si devono mai aspettare e penso che quando arrivano devi anche saperli dimenticare perché ogni film deve essere sempre qualcosa di nuovo. Era la prima volta che un documentario era in concorso e non me lo aspettavo proprio di vincere il Leone d’Oro. Non avevo neanche il vestito adatto da cerimonia”.

Maria Morisco in Sotto le nuvole
Maria Morisco in Sotto le nuvole

Maria Morisco in Sotto le nuvole

E commentando la drammatica situazione a Gaza, interpellato sulla manifestazione a sostegno della Palestina prevista per oggi pomeriggio al Lido, dice: "Per raccontare quel che sta accadendo ora bisognerebbe vivere a Gaza. Purtroppo, non arrivano molte immagini di questo inferno. Ben vengano le manifestazioni, ma la mia preoccupazione è che poi finisca tutto nel dimenticatoio e che non ci sia una voce continua". E aggiunge: “Mi chiedo come mai non ci sia mai stata una manifestazione con tre milioni di persone davanti all'ambasciata”.

Infine conclude: “In Notturno ho parlato della guerra in Medio Oriente e del dramma di chi scappava da quelle guerre. Sotto le nuvole è forse il mio film meno politico in apparenza. Ma credo che comunque dietro ogni inquadratura ci sia sempre della politica”.