La cambiale

ITALIA - 1959
Un industriale, che è ritenuto ricco e invece va a finire in prigione per insolvenza, rilascia a due lestofanti una cambiale da centomila lire. I due la girano al proprietario di una rivendita di tabacchi, che a sua volta la dà al titolare di un negozio di animali domestici. Questi, avendo accertato che il documento non ha praticamente alcun valore, passa la cambiale al suo commesso. Il ragazzo, avendo incontrato una ragazza leggera, si spaccia per principe russo e le dona la cambiale. La donna riesce a raggirare il marito della proprietaria di un negozio di pellicce ed il suo commesso, ai quali lascia la cambiale, ottenendone una magnifica pelliccia. La padrona del negozio impone al marito di recuperare la pelliccia, ma è impossibile perché nel frattempo fra la donna e il commesso si sono stabiliti dei rapporti sentimentali. Per levarsi d'impaccio i due uomini tentano un colpo che non riesce e, per rimediare, si servono della solita cambiale. La proprietaria della pellicceria continua ad agitarsi: per farla tacere il marito le dà ad intendere che la pelliccia è stata pagata in contanti, e che lui con quei soldi ha pagato le tasse. Ma più tardi l'amministrazione delle tasse manda a fare un pignoramento e si scopre la bugia. Nel frattempo la cambiale torna alla pellicceria e la proprietaria se ne serve per recuperare la pelliccia. La donna riporta la cambiale al negozio dei cani, dove il commesso sta per sposare la sorella del principale. La donna restituisce la cambiale, ma in compenso sequestra il vestito della sposa. Allora il padrone del negozio e il commesso si recano dal tabaccaio e si fanno consegnare centomila lire di tabacchi, restituendo la cambiale. Coi tabacchi pagano la donna leggera e ritirano il vestito della sposa, che il commesso potrà portare all'altare.

CAST

CRITICA

"Gli attori danno spesso l'impressione di recitare a braccio, come se dietro la macchina da presa non ci fosse nessuno a controllarli (...). Totò e Peppino, Tognazzi e Vianello formano coppie talmente affiatate che ormai non sentono più il bisogno di prepararsi. E fanno male. Anche Gassman, stavolta, non trova il ritmo comico giusto." (Ugo Casiraghi, "L'Unità", 20 novembre 1959).

"La trama confusa. la recitazione poco convinta, la regia approssimativa, malgrado l'intervento di valenti attori, rendono il film poco interessante." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 46, 1959)
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