Harry Potter e i doni della morte: Parte I

Harry Potter and the Deathly Hallows: Part I

USA, GRAN BRETAGNA - 2010
Il potere di Voldemort è sempre più forte, tanto che ormai detiene il comando sia al Ministero della Magia che alla scuola di Hogwarts. Harry Potter, insieme ai fidati Ron ed Hermione, deciderà di portare a termine il compito affidatogli da Silente e cercare tutti gli Horcrux per distruggerli e sconfiggere così il Signore del Male.

CAST

NOTE

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2011 PER: MIGLIOR SCENOGRAFIA ED EFFETTI VISIVI.

CRITICA

"Harry Potter prende congedo dal cinema, ma con calma: 'I Doni della Morte' è servito in due parti, la prima ora, la seconda a luglio 2011, perché anche la magia nulla può contro il profitto. 7 i libri e tante ricorrenze nella saga, 8 i film, ma non è generosità: Io 'sdoppiamento' la tira per le lunghe. (...) Ancora una volta, un cine-capitolo di raccordo, che pur perdendo molte pagine è sintesi prolissa della Rowlings: l'action serve le scene madri (quella nel bosco è copia conforme di 'Twilight') e la paranoia domina, mentre - crediamo - Yates avrebbe puntato sulla smaterializzazione della morte e il postmoderno della invisibilità. Se la digressione animata dei 'Doni della Morte è pregevole', i maghetti sono bacchettoni e le bacchette spuntate. (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 18 novembre 2010)

"Harry Potter non è solo una saga letteraria, non è solo un film, non è solo un parco giochi, non è solo un mondo di gadget e video giochi... È un luogo dell'immaginario, la creazione di una nuova figura della fantasia, un mondo parallelo abitato da una generazione di ragazzini sparsi per tutto il mondo. (...) Se vedessimo Harry Potter con altri occhi che non siano quelli della pretesa spettacolare e cinematografica, ne ricaveremmo una sicura lezione, per noi e i nostri figli." (Dario Zonta, 'L'Unità', 19 novembre 2010)

"Per essere un film di passaggio, pretesto commerciale per allungare la storia, 'Harry Potter e i doni della morte' è fatto come sempre molto bene, arricchito dagli attori con parti secondarie (Alan Rickman, Timothy Spall, Fiona Shaw, Imelda Staunton, DaviI Thewlis). Non ha molto fascino, ma non è colpa sua. Ralph Fiennes, nel personaggio essenziale del terrificante Lord Voldemort, totalmente privo di naso, è un cattivo bravissimo e spietato." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 19 novembre 2010)

"L'idea di un mondo antico - l'atmosfera dickensiana dell'istituto per giovani talenti dell'al di là tutto legno e ombre, scalinate misteriose e biblioteche immense - trapiantato nel presente (i sette libri coprono un arco temporale dal 1981 al 2016) costituisce l'originalità di Rowling (qui anche produttrice) che non ricorre alla fantasy tradizionale ma pretende una magia 'reale'. Si può imparare a maneggiare una bacchetta e far volare gli aeroplanini di carta, montare una scopa volante senza essere disarcionati, distillare un elisir visionario, confezionare caramelle dagli effetti strampalati...(...) Le 2 ore e 23 minuti del film annaspano nel vuoto, accumulano dettagli, si fermano nell'esilio dei tre 'indesiderati' in apatica attesa della conclusione, la seconda parte che uscirà l'anno prossimo. Snaturato nella sua essenza originale, questo Harry Potter non trova altre suggestioni. La cupa vertigine che lo attraversa non disturberà solo i più piccoli, spaventati non tanto da un gigantesco serpente dalle fauci spalancate (niente 3D però) ma dal corpo capovolto di una donna, una maestra di arti magiche, appesa e sanguinante come i torturati di Abu Ghraib. La 'caccia alle streghe' fuor di metafora suona stonata nell'universo felice di Hogwarts dove tutto è possibile e dove si muore smaterializzandosi in un pulviscolo stellato." (Mariuccia Ciotta, 'Il Manifesto', 19 novembre 2010)

"Piacerà soprattutto al pubblico adulto, che nei primi capitoli era stato trascurato a beneficio di quello degli impuberi. In fondo è giusto. Anche Harry è diventato adulto e l'avventura non può essere più gioiosa come un tempo." (Giorgio Carbone, 'Libero', 19 novembre 2010)

"Girato di maggio, ma ambientato di gennaio, la prima parte dell'ultimo episodio della serie di 'Harry Potter' - scritta da J.K Rowling (Salani) - mette in scena il gelo climatico. Ma ad avvolgerne i personaggi è essenzialmente il gelo della morte, evocata dal titolo, 'Harry Potter e i doni della morte'. (...) Il problema delle serie mirate, come questa, a un pubblico in età evolutiva è non perdere il contatto con esso, pur mantenendo attrazione verso i più piccoli. Una soluzione sarebbe far durare meno le serie: ma come chiedere al produttore David Heyman di rinunciare anzitempo alla macchina fabbrica soldi? Un'altra soluzione sarebbe far durare meno i film, il che consentirebbe di bruciare meno risorse: ma il pubblico è stato addestrato alla quantità, non alla qualità. (...) Così, ci si aggira fra 'l doni della morte', circondati dai migliori attori del cinema anglo-irlandese (...) dopo mezz'ora in sala ci si chiede perché la Rowling, Heyman & C. abbiano logorato una buona idea fino a indurci a detestarla." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 19 novembre 2010)

"Questa scansione 'a puntate' rappresenta, secondo noi, l'esperimento più interessante, quello più congeniale all'eterna sfida tra spazio e tempo sullo schermo: non a caso i momenti clou dell'ultimo film riguardano l'irruzione dei sentimenti adulti nel mondo di Harry, Ron ed Ermione, una serie di strappi più destabilizzanti delle mirabolanti avventure alle quali i nostri eroi sono destinati sin dall'inizio. (...) La caratteristica de 'I doni della morte' sta tutta nell'accentuazione delle atmosfere cupe, minacciose, gotiche sconfinanti nell'horror, che finiscono così col prevalere, a danno degli spettatori più piccini, sul pur cospicuo tourbillon di trucchi in digitale, colpi di scena, inseguimenti, metamorfosi multiple, orecchi tagliati e braccia quasi staccate dal corpo. Sia pure migliore dei due capitoli precedenti, il film del modesto David Yates non aggiunge nulla di nuovo alla consistenza fiabesca e linguistica dell'intera operazione, un pot-pourri di citazioni furbastre di Shakespeare, Dickens, Tolkien, l'Ende di 'La storia infinita' e chi più ne ha più ne metta." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 19 novembre 2010)
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