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Mai vincitrici di un David competitivo, Lina Wertmüller e Liliana Cavani sono state premiate con il David speciale, rispettivamente nel 2010 e nel 2012. Durante la presidenza Detassis, i premi speciali (o alla carriera) sono stati assegnati soprattutto a figure che non avevano mai ricevuto una statuetta dell’Accademia: attrici entrate nell’immaginario come Franca Valeri, Sandra Milo, Monica Bellucci, Giovanna Ralli, Sabrina Ferilli, Isabella Rossellini, Milena Vukotic, Ornella Muti, la scenografa Francesca Lo Schiavo, la produttrice Marina Cicogna, le star americane Diane Keaton e Uma Thurman. Ci sono altre figure cruciali del nostro cinema che non hanno mai vinto un David: alcune sono ormai scomparse, ma altre potrebbero trionfare o essere celebrate nei prossimi anni. Ecco dieci donne che non hanno mai vinto un David di Donatello.

Carla Gravina

Un’attrice senza paragoni che ha raccontato la rivoluzione femminista passando dal prototipo di ragazza ribelle ma inquadrabile nel canone borghese a militante politica che si oppone al conformismo: da Esterina a Il lungo silenzio, passando per I soliti ignoti, Tutti a casa, I sette fratelli Cervi, L’anticristo e La terrazza. Ritiratasi da decenni, meriterebbe un David alla carriera.

Carla Gravina in Il lungo silenzio
Carla Gravina in Il lungo silenzio

Carla Gravina in Il lungo silenzio

(Webphoto)

Alice Rohrwacher

Tre volte in Concorso a Cannes, dove ha ricevuto il Gran Prix (Le meraviglie) e il Premio Speciale (Lazzaro felice). Una nomination all’Oscar per il corto Le pupille. Un EFA per il contributo europeo al cinema mondiale. Eppure la nostra cineasta più ammirata e stimata a livello internazionale è stata sempre snobbata dall’Accademia nonostante 7 candidature dal 2012. Forse a 44 anni è considerata ancora troppo giovane…

© Aurélien Vélia / FDC Josh O'Connor e Alice Rohrwacher sul set di La chimera © simona pampallona

Cecilia Mangini

Le è stato intitolato il David per il miglior documentario, ma lei, pioniera del cinema del reale, non ne ha mai ricevuto uno, né come regista (la sua opera consta soprattutto di cortometraggi realizzati fino agli anni Settanta: recuperate i clamorosi La canta delle marane, Stendalì – Suonano ancora, Ignoti alla città) né da sceneggiatrice (spesso in coppia con il compagno Lino Del Fra).

Cecilia Mangini
Cecilia Mangini

Cecilia Mangini

(Paolo Pisanelli)

Marisa Merlini

Caratterista infallibile, ha segnato il cinema del dopoguerra con la sua presenza ora morbida (Pane, amore e fantasia) ora esuberante (la commediaccia), tra maternità mai retorica (Padri e figli) e malinconia imprevista (Tempo di villeggiatura), capace di tenere testa a partner imponenti (Totò, Alberto Sordi, Vittorio De Sica) fino a un commiato strepitoso (La seconda di notte di nozze).


Cristina Comencini

Quasi settantenne, candidata a tre David ma soprattutto all’Oscar per il film straniero (La bestia nel cuore), la figlia di Luigi ha mosso i primi passi accanto al padre e ha debuttato nel 1988, affermandosi come autrice sensibile alle corali familiari (Matrimoni, Liberate i pesci!, Il più bel giorno della mia vita, Latin Lover) e solida negli adattamenti (La fine è nota, Va’ dove ti porta il cuore, Il treno dei bambini).

Cristina Comencini
Cristina Comencini

Cristina Comencini


Valentina Cortese

Diva fuori dal tempo: emerse alla fine del fascismo (La cena delle beffe), brillò nel dopoguerra (Roma città libera, I miserabili), emigrò a Hollywood (Malesia, La contessa scalza), trovò casa a teatro. Straordinario il suo curriculum sul grande schermo, capace di passare da Antonioni a Monicelli, da Di Leo a Zeffirelli, da Bava a Vanzina, con il capolavoro Effetto notte che le fece sfiorare l’Oscar.


Francesca Comencini

Ha ricevuto le prime nomination appena un anno fa con l’autobiografico Il tempo che ci vuole. Ma la sua è una carriera lunga e complessa, che spazia dalla finzione al doc (Carlo Giuliani, ragazzo, In fabbrica), attenta al sociale (Mi piace lavorare (Mobbing), A casa nostra) come all’intimità (Lo spazio bianco, Amori che non sanno stare al mondo) fino a un approdo seriale non banale (Gomorra, Django).

Francesca Comencini (foto di Karen Di Paola)
Francesca Comencini (foto di Karen Di Paola)

Francesca Comencini (foto di Karen Di Paola)

(Karen Di Paola)

Laura Betti

Con la sua presenza anticonformista e disturbante ha creato una galleria di memorabili antieroine e bastarde senza gloria, tra visioni d’autore e divagazioni pop, evasioni dal realismo e concessioni grottesche. Dall’amato Pasolini (Teorema) a Bertolucci (Novecento), passando per Bellocchio (Sbatti il mostro in prima pagina), Scola (Il mondo nuovo), Archibugi (Il grande cocomero): ignorata sempre.

Laura Betti
Laura Betti

Laura Betti

(Mikado/Webphoto)

Francesca Neri

Da tempo lontana dalle scene (ma la rivedremo nella serie gotico-padana di Pupi Avati), è stata una delle nostre attrici più rappresentative, amata anche in Spagna (Le età di Lulù, Carne trémula). Magnetica tanto nelle commedie dei sentimenti (Pensavo fosse amore invece era un calesse, Al lupo, al lupo, Matrimoni) quanto nei drammi intensi (Le mani forti, Il dolce rumore della vita, Il papà di Giovanna): 7 candidature andate a vuoto.

Francesca Neri
Francesca Neri

Francesca Neri

(Mauro Sostini)

Maria de Matteis

Attiva dal 1939 al 1985, è stata la costumista più importante del cinema italiano, un’autorità nel racconto storico (con il kolossal Guerra e pace ebbe una nomination all’Oscar). Quasi un centinaio i film che ha vestito: Ossessione, La carrozza d’oro, Aida, Carosello napoletano, La tempesta, Gastone, Barabba, La Bibbia, Waterloo… Il David per i migliori costumi è stato istituito nel 1981, quando ormai lavorava pochissimo. È morta nel 1988 a 90 anni.

Guerra e pace
Guerra e pace

Guerra e pace


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