PHOTO
Frankenstein. Jacob Elordi as The Creature in Frankenstein . Cr. Ken Woroner/Netflix © 2025.
(Cinematografo/Adnkronos) – "I mostri di oggi? Sono quelli in giacca e cravatta. E non sono il frutto di effetti speciali". A parlare è il regista messicano Guillermo del Toro all'82esima Mostra del Cinema di Venezia, dove presenta in concorso la sua rivisitazione dell'adattamento del classico di Mary Shelley 'Frankenstein'.
"È una storia che ha colpito al cuore di me bambino. Il mio dna si è fuso con quello di Shelley. La creatura, il mostro sono sempre stato io. Ma nel corso degli anni sono stato anche Victor Frankenstein ed Elisabeth. Grazie a questo romanzo ho imparato cosa ha significato essere un figlio e un padre", ricorda del Toro. Ci sono voluti "30 anni per realizzare questo sogno, e non avrei potuto scegliere una troupe migliore".


A partire dal protagonista Jacob Elordi, giovane star amatissima dalla nuova generazione (e non solo), nei panni della creatura. Ci sono volute 10 ore di trucco "per trasformarmi", ricorda Elordi. "È stato un processo lungo, però mi ha permesso di annullare me stesso e di entrare nel personaggio". Una storia che l'attore ha incontrato da piccolo: "Ricordo quando da bambino andavo da Blockbuster per noleggiare la cassetta di 'Frankenstein'. Fare questo film è un sogno che si realizza".
Per Oscar Isaac, che interpreta Victor Frankenstein, "è stato un viaggio psichedelico ed emotivo. È stato come far parte di una setta. Sono state messe in atto delle dinamiche e delle forze misteriose che hanno fatto sì che ci sentissimo tutti molto sincronizzati nel realizzare quello che sapevamo essere il sogno di una vita di del Toro". Sulla contemporaneità di questa storia, del Toro riflette sulla deumanizzazione. "Nel film, invece, vediamo l'incontro tra due persone, Victor e la creatura: non sarebbero mai riusciti a incontrarsi su un terreno pacifico. Questo significa che è sempre possibile riuscire a creare un terreno fertile per la pace". E sull'umanità oggi in tempo di guerra, il regista parte da Harlander, il personaggio interpretato da Christoph Waltz: "Attraverso il traffico d'armi e la vendita di munizioni, ha creduto di poter diventare ricco al punto tale da guidare la scienza e ha affidato uno strumento scientifico a Victor nel convincimento che lui potesse creare la vita come se fosse un atto assolutamente casuale: l'illusione di poter diventare degli dei solo grazie al denaro". Per il cineasta messicano "è una questione molto urgente e molto attuale oggi. Jean-Paul Sartre diceva che 'l'inferno è nell'altro' e io dico che la salvezza è nell'altro".
Ma il 'Frankenstein' di del Toro è anche una storia d'amore: "È il motore del mondo, solo con l'amore possiamo salvarci. Mentre i mezzi di informazione vogliono concentrare la nostra attenzione sul terrore e siamo circondati da questo senso di paura".


E sul personaggio interpretato da Mia Goth, Elisabeth, spiega come "nella vita reale oggi è impossibile immaginare che una donna possa accogliere un mostro. È sicuramente il personaggio più moderno perché è dotata di grandissima compassione". Ogni film che "faccio è un film d'amore, sicuramente con una dichiarazione contro la guerra", dice del Toro, che porta al Lido una storia "sul significato di essere umano in un periodo in cui siamo soggetti alla tecnologia che corre velocemente, a un bombardamento di informazioni, a guerre dappertutto". Quindi, "fare un film d'epoca ha proprio il significato di darci la prospettiva per riflettere sull'oggi". Il film sarà disponibile in cinema selezionati dal 22 ottobre e su Netflix dal 7 novembre.