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Charli xcx in The Moment
Continuano le grane alla 78a edizione della Berlinale. Dopo le dichiarazioni del presidente della giuria Wim Wenders, che, alla conferenza stampa d’apertura, rispondendo a una domanda sul sostegno del governo tedesco a Israele, ha detto che “dobbiamo stare fuori dalla politica” perché “noi registi siamo il contrappeso della politica, siamo l’opposto”, ogni incontro con gli artisti presenti al festival si sta rivelando un campo minato.
La tempesta perfetta delle parole di Wenders ha scatenato la reazione indignata indignata della scrittrice indiana Arundhati Roy che ha deciso di rinunciare alla sua partecipazione al festival con la versione restaurata di In Which Annie Gives It Those Ones, un tv movie del 1989 da lei scritto e interpretato per la regia di Pradip Krishen. Non solo: in seguito alla posizione della Germania sul conflitto in Palestina, sono stati ritirati anche i restauri di due film egiziani, Sad Song of Touha di Atteyat Al Abnoudy e The Dislocation of Amber di Hussein Shariffe, previsti nel programma del Forum della Berlinale.
Ma, a quanto pare, gli artisti presenti a Berlino hanno capito l’antifona, dopo le polemiche suscitate dalle dichiarazioni timide se non ambigue di Neil Patrick Harris e Michelle Yeoh. Hanna Bergholm e Ilja Rautsi, rispettivamente regista e co-sceneggiatore del film in concorso Nightbor, hanno detto che “l’arte non deve necessariamente essere politica, ma tutto lo è, indipendentemente da ciò che si fa, e poiché non possiamo davvero influenzare una situazione di genocidio con l’arte, quando siamo sotto i riflettori, è importante far luce su qualsiasi problema ci troviamo ad affrontare, perché l’arte è tutta una questione di empatia”. Interpellato da un giornalista sul rischio dell’ascesa neofascista nel Regno Unito, Rupert Grint, protagonista del film, si è detto “ovviamente contrario” ma promettendo una risposta più esauriente per un’altra occasione.


Ilker Çatak (a destra) e il cast di Yellow Letters
(Richard Hübner)İlker Çatak, regista dell’acclamato La sala professori e ora in gara per l’Orso d’Oro con Yellow Letters, ha affermato che “boicottare un festival mi sembra discutibile” e che “l’unica cosa è avere una coscienza politica, alzando la voce”, negando di aver subito censure o indicazioni dalla Berlinale.
In controtendenza ma con abilità diplomatica, la popstar Charli xcx, al festival con il mockumentary The Moment di Aidan Zamiri, ha omaggiato la Berlinale per “non aver evitato i film politici, i film che hanno una vera prospettiva sociale”, che lei considera “i tipi di film che amiamo e che vogliamo promuovere”. Tuttavia, come fa notare in un post su X (il social precedentemente noto come Twitter) Tilo Jung, un giornalista e content creator tedesco che sta incalzando gli artisti con domande politiche, la conferenza stampa di The Moment ha generato molti malumori nella stampa, alla quale sono state concesse solo due domande, con la moderatrice che ha gestito la conversazione probabilmente concordata. “Comportamento patetico da parte del festival e un precedente pericoloso” ha scritto Jung. A Berlino fa freddo, ma a quanto pare la temperatura della Berlinale è rovente.

