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Stefania Sandrelli in Astolfo (Foto di Sara Petraglia)
L’aneddotica è infinita, lei stessa l’ha alimentata. Parlando, semplicemente, nelle mille interviste rilasciate nei decenni. A rileggerle tutte si scopre un romanzo perpetuo, nel quale racconta se stessa, così come le andava fregandosene di tutto. Pezzi – anzi, capitoli, a evocare la dimensione narrativa – di un’autobiografia disordinata, morbida, ostile alla retorica. Ma anche nelle foto, quelle rubate soprattutto, dei fotografi del bel mondo piuttosto che i paparazzi pronti a catturarne intrallazzi. Per lei, tuttavia, non esiste l’intrallazzo: per lei non c’è che l’amore, giacché in lei anche il flirt, la simpatia, il corteggiamento sono cose che hanno a che fare con il mistero di un amore sempre nascosto in piena di vista.
C’è una vita dentro la sua vita: la vita pubblica, specchio segreto che ne ha riflesso, mediato, accompagnato il privato. E c’è anche un’altra vita, quella del cinema, dei personaggi che ha vissuto e fatto vivere, abitato come fossero varianti di sé. Donne che, in un modo o nell’altro, si ritrovano sempre a farsi innamorare, come cantava uno degli uomini della sua vita, delle sue vite: “e m’innamorerai / e t’innamorerò / tu con la tua allegria / io con la mia malinconia”. Lei non spiega l’amore: è l’amore che si spiega attraverso lei.
Le grandi attrici, sosteneva Catherine Deneuve in Le verità di Hirokazu Kore’eda, hanno nomi e cognomi che iniziano con la stessa lettera. Pensateci, diceva la signora, Michèle Morgan, Danielle Darrieux, Greta Garbo, Simone Signoret, perfino Brigitte Bardot sono state tutte grandi attrici. Così pure Marcello Mastroianni, che di Deneuve com’è noto fu grande amore. E così pure colei che, forse, è stata la versione femminile di Mastroianni, non tanto perché l’ha di fatto battezzata sullo schermo ma per la comune attitudine: la virtù della leggerezza, la potenza mitopoietica, la grazia della naturalezza, l’incanto del carisma. Entrambi sempre imprevedibili, annullano e al contempo sottolineano lo scarto tra realtà e finzione, si fanno indossare dai personaggi, trasvolano sugli ingorghi dell’ansia, planano sulle miserie elevandole a mitologie.


C'eravamo tanto amati
(Webphoto)Lei, ovviamente, è Stefania Sandrelli, nata il 5 giugno del 1946 (ottant’anni e non ci si crede), nel giorno in cui vennero comunicati i primi dati ufficiosi del referendum istituzionale, risultati che scatenarono tensioni e accuse di brogli. Nata insieme alla Repubblica, Stefania Sandrelli è l’Italia tutta intera: nessuna come lei ha incarnato, rappresentato, attraversato, esaltato, capito la grande storia di una nazione, l’avventura sentimentale di un popolo.
Sandrelli d’Italia e l’Italia di Sandrelli: la sua avventura sul grande schermo è il romanzo popolare di una ragazza che non solo ci ha fatto innamorare ma ha fatto innamorare il cinema stesso, una lunga storia d’amore – quella che Gino Paoli scrisse in suo onore, “ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai” – e la permanenza del colpo di fulmine, il tempo della sua vita che coincide con quello della nostra storia, il desiderio e la fiducia, la maternità e la malizia, la sicurezza e l’imprevedibilità, la memoria e la rivoluzione.
Nei suoi occhi inondati di stupore infantile, nella melodia della sua risata, nel suo irresistibile sbuffare per qualche capriccio non esaudito c’è il furore pacato di certi personaggi tipicamente italiani che si lasciano dominare dall’intemperanza emotiva e cercano la gioia rincorrendo dispiaceri: in lei ci sono l’eccitazione dell’innamoramento e il coraggio di spingersi oltre, la curiosità di un futuro da spartirsi e la scommessa su qualcosa che ti sembra tangibile solo quando ne parli ad alta voce.


Stefania Sandrelli in Io la conoscevo bene © MEDUSA (Webphoto)
Se si tengono le cose dentro, i personaggi di Sandrelli lo fanno solo perché dicono sempre ciò che devono dire, per correttezza e impeto; se decidono di non parlare, lo fanno solo per non ferire, per non lasciare cicatrici su corpi che potrebbero essere amati o curati da altre persone. E le sue donne, siano provinciali o emancipate proprio come lei sempre così unica e completa, dalla prima all’ultima in questi primi sessantacinque anni di carriera, ci raccontano anche la conquista di spazi prima preclusi, un continuo reinventarsi per restare verticali, uno spettro emotivo che si è rivelato con il viaggio verso la maturità.
Capita a chi si forma alla scuola della vita, a chi è inciampata negli scandali senza fermarsi, a chi ha accolto gli inconvenienti trasformandoli in occasioni, a chi ogni volta che appare è talmente se stessa da poter essere chi vuole. In Stefania Sandrelli, il nostro più grande e puro animale da cinema, ci sono l’istinto della predatrice e la trasparenza assoluta, la capacità di farsi credere al servizio altrui e una consapevolezza dei propri mezzi tale da dominare ogni centimetro del campo da gioco, l’apparente gigionismo e la sottrazione invisibile. L’amore, probabilmente, citando il film di uno dei suoi registi più adorati, Giuseppe Bertolucci, che sembra il titolo segreto della sua autobiografia. Che, inevitabilmente, è anche la biografia dell’amore: innocente e potente, sedotta e abbandonata, bella e possibile, spudorata e materna, Sandrelli trascende i confini della ragione, di un mondo fatto di sguardi che contengono altri mondi, il “gusto un po’ amaro di cose perdute” perché è “tutta questione di tempo, questione di mesi, di giorni, di ore”.


Chiunque abbia lavorato con lei – e chiunque ha lavorato con lei – non ha potuto fare a meno di capire che Sandrelli è il discorso amoroso del nostro cinema ovvero della nostra storia. È stata tutto: l’epifania (Divorzio all’italiana) e la crisi (L’ultimo bacio), l’innocenza (Sedotta e abbandonata) e il peccato (La chiave), piccoloborghese (Il conformista) e rivoluzionaria (Novecento), moglie fatale (Alfredo Alfredo) e angelo del focolare (La famiglia), l’emancipazione femminista (Io sono mia) e l’erotica noia borghese (Vacanze di Natale), strega (Brancaleone alle crociate) e succube (Con gli occhi chiusi), mamma incompresa (Mignon è partita) e mamma che non comprende (La cena), operaia (Delitto d’amore) e padrona (Prosciutto prosciutto), la relazione clandestina (La terrazza) e il matrimonio come religione (A casa tutti bene), simbolo (C’eravamo tanto amati) e icona (La prima cosa bella), fantasma (Io la conoscevo bene) e sirena (Parthenope).
Negli Stati Uniti, le persone come Stefania Sandrelli sono definite “national treasure” cioè “tesori nazionali”, poiché rappresentano anzi incarnano un patrimonio di inestimabile valore storico, culturale o artistico. Appartengono a tutti, come Stefania Sandrelli, che appartiene a se stessa (“io sono mia!”) ma anche all’Italia e al suo cinema. Ogni film con Stefania Sandrelli è un film di Stefania Sandrelli, ogni suo film è uno studio su di lei, un capitolo di un’autobiografia attraverso le vite degli altri. Ogni film con Stefania Sandrelli ci ricorda perché siamo e saremo sempre e per sempre innamorati di Stefania Sandrelli.
10 film irrinunciabili
- Divorzio all’italiana di Pietro Germi (1961)
- Sedotta e abbandonata di Pietro Germi (1964)
- Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965)
- Il conformista di Bernardo Bertolucci (1970)
- C’eravamo tanto amati di Ettore Scola (1974)
- La chiave di Tinto Brass (1983)
- La famiglia di Ettore Scola (1987)
- Mignon è partita di Francesca Archibugi (1988)
- L’ultimo bacio di Gabriele Muccino (2001)
- La prima cosa bella di Paolo Virzì (2010)
10 film da (ri)scoprire
- La bella di Lodi di Mario Missiroli (1963)
- Delitto d’amore di Luigi Comencini (1974)
- Io sono mia di Sofia Scandurra (1977)
- Segreti segreti di Giuseppe Bertolucci (1985)
- Evelina e i suoi figli di Livia Giampalmo (1990)
- Figli/Hijos di Marco Bechis (2002)
- Un film parlato di Manoel de Oliveira (2003)
- Te lo leggo negli occhi di Valia Santella (2004)
- La donna della mia vita di Luca Lucini (2010)
- Astolfo di Gianni Di Gregorio (2022)



