Reduce dal trionfo a quelli europei, con cinque European Film Awards (film, regia, sceneggiatura e attori, Stellan Skarsgård e Renate Reinsve), Sentimental Value si concede il bis potenziale agli Oscar quelli veri, ossia alle nomination ai 98esimi Academy Awards: ben nove e pesanti, ovvero film, regia (Joachim Trier), film internazionale, attrice protagonista (Reinsve), attore non protagonista (Skarsgård), attrice non protagonista per due (Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas), sceneggiatura originale (Joachim Trier e Eskil Vogt) e montaggio.

Scommettiamo che ne trasformerà in statuetta più di qualcuna, il prossimo 15 marzo alla cerimonia losangelina, ma in ossequio al titolo che s’è scelto guardiamo altrove, se non oltre: al suo valore sentimentale.

Approdato proprio oggi nelle nostre sale, Sentimental Value m’ha ricordato, garbato eufemismo, che certi amori non finiscono, fanno giri immensi – e ci siamo capiti.

Dovete perdonare, io per primo mai avrei creduto di poter – arrivare a - citare una canzone di Venditti, e manco ho il coraggio di finirla. Diciamo che ho citato Galliani, e perdonatemi la prima persona, ma c’è un fatto squisitamente personale.

Quando l’ho visto a Cannes 2025, dove ha ottenuto il Grand Prix, Sentimental Value di Joachim Trier mi è piaciuto, già allora più di quanto attestasse la recensione su Cinematografo che, per farla breve, si condensava in tre stelle e mezzo su cinque.

A distanza di due o tre giorni dalla proiezione, a cena il film tornava, affiorava, si faceva largo, persino. Sicché intimamente convenni che qualcosa aveva toccato, ma subito pubblicamente mi schermii, anzi, lo schernii: ricordo bene, mi sentii dire che “era un film medio fatto al massimo delle possibilità”. Più di qualcuno assentì, non io.

I festival passano, i film meno ma passano anche loro, mi è capitato durante la selezione della Mostra di Venezia di tirarlo fuori, financo in ballo per qualche premio dell’incipiente award season, ma nulla più.

Ci sono voluti altri mesi, e un altro continente, seppur scorciato, perché Sentimental Value si riproponesse, senza – avrei capito – che l’avessi mai lasciato andar via.

È successo che, con mia figlia, una regista e una programmatrice in trasferta dall’Italia al festival marocchino di Tetouan, visitassi Tangeri, e in programmazione alla Cineteca e altrove trovassi Sentimental Value (qui la mia videorecensione), e che il titolo si avverasse.

Ogni famiglia infelice, sappiamo da un celebre scrittore russo, assomiglia solo a sé stessa, e vale anche per il singolo spettatore, altrettanto epperò diversamente infelice: che valore ha un film come l’ultimo di Trier dinnanzi e dentro le cose umane, i sentimenti, le emozioni e i grandi garbugli, i grandi imbrogli dell’esistenza?

Non che volessi impiccarmi a Tangeri, tutt’altro, fatto sta che del film mi sovviene immantinente e potentemente la scena chiave, o anche solo più sardonica, perfidamente umoristica e, sì, centrale: vado a memoria, disciplina in cui sempre meno eccello, ed è quando il veterano regista Gustav Borg (Skarsgård ) rivela tutto compreso e sentimentoso alla sua nuova attrice protagonista, e americana, Rachel Kemp (Fanning) come sua madre si sia impiccata servendosi proprio dello sgabello che ha tra le mani – laddove lo stesso è invero un umile e estraneo sgabello Ikea, come stigmatizzerà la figlia Agnes (Lilleaas).

Possiamo chiedere a un film, Tangeri o meno, Ikea o meno, qualcosa di più dell’essere così persistente, così poco autoindulgente, insomma, così potente?

Ecco che quella castrazione esistenziale che spacciai per acume critico si rivela per adeguata ricognizione e dunque precisa individuazione del valore, parimenti del film e della vita: non sono le nostre gioie, i nostri dolori, le nostre verità, e pure le menzogne, il fare un figlio, l’amore o perfino un pranzo cose ordinarie, normali se non appunto medie ma vissute, ovvero perdute, “al massimo delle possibilità”?

Ecco, questo è il valore sentimentale della vita, della morte, e segnatamente di questo film: gli Oscar sapranno, vorranno suffragarlo? Poco importa, Sentimental Value ha già vinto. @federico.pontiggia