123 voti favorevoli, nessun contrario, nessun astenuto. Il cinema italiano trova un'insolita unanimità in Parlamento, meno tra i suoi protagonisti.
Il Senato ha approvato definitivamente il 4 novembre la nuova legge sul cinema e l'audiovisivo, chiudendo un percorso bipartisan che ha riunito proposte di maggioranza e opposizione.
In tribuna, ad applaudire, c'erano Elly Schlein, prima firmataria del provvedimento, e i fratelli Pupi e Antonio Avati. Il regista, tra i primi sostenitori della necessità di un'Agenzia autonoma, ha rivendicato: «Questa è la mia legge».

Pupi Avati e Antonio Avati
Pupi Avati e Antonio Avati

Pupi Avati e Antonio Avati

Il testo, composto da sei articoli, interviene sulla governance del settore a dieci anni dalla legge Franceschini del 2016. La principale novità è l'istituzione dell'Agenzia per il cinema e l'audiovisivo, operativa dal 1° gennaio 2028, che assumerà le funzioni gestionali e operative oggi attribuite al Ministero della Cultura, lasciando al dicastero l'indirizzo politico, la vigilanza strategica e le attività ispettive. L'Agenzia sarà un ente pubblico dotato di autonomia organizzativa, patrimoniale, finanziaria e gestionale, sottoposto alla vigilanza del Ministero. L'obiettivo dichiarato è separare la gestione tecnica dalle decisioni politiche, garantendo maggiore efficienza, trasparenza e continuità amministrativa.

Cosa cambia: incentivi, sale e cinema indipendente

Accanto all'Agenzia nasce il Forum del cinema e dell'audiovisivo, organismo permanente di consultazione e analisi delle politiche pubbliche, composto da otto esperti nominati dal ministro della Cultura, anche su designazione delle associazioni di categoria.

Elly Schlein, Comi/Fotostore; @Webphoto
Elly Schlein, Comi/Fotostore; @Webphoto
Milano, Trasmissione Tv Che Tempo Che Fa - Nove . Nella foto Elly Schlein (Fotostore)

La legge affida inoltre al Governo una delega, da esercitare entro 24 mesi dall'entrata in vigore, per il riordino della disciplina del settore. Tra gli obiettivi figurano una programmazione triennale delle risorse, procedure più semplici, tempi certi per l'erogazione dei contributi e controlli più rigorosi sull'utilizzo dei finanziamenti pubblici. Particolare attenzione viene riservata alla produzione indipendente, alle opere prime e seconde, ai giovani autori e al cinema di genere.
La riforma prevede criteri specifici di sostegno per le produzioni più piccole, con particolare riferimento ai film di budget inferiore a 1,5 milioni di euro. Per le sale cinematografiche viene indicata la realizzazione di un piano nazionale di riapertura e rigenerazione degli schermi.
Sul fronte del lavoro, la legge interviene sulle tutele previdenziali e assistenziali, prevedendo il riordino degli ammortizzatori sociali e dell'indennità di discontinuità.
C'è spazio anche per l'intelligenza artificiale, attraverso principi di trasparenza e tutela dei diritti di autori, interpreti e altri titolari dei diritti, oltre che per il contrasto alla pirateria.

Giuli: «Un risultato storico per la cultura italiana»

Per il ministro della Cultura Alessandro Giuli l'approvazione rappresenta «un risultato storico per la cultura italiana». A dieci anni dalla riforma del 2016, sottolinea, il Parlamento consegna alla filiera nuove regole per affrontare le trasformazioni industriali e tecnologiche. Il voto unanime segnerebbe inoltre uno «stilnovo» nei rapporti tra istituzioni e mondo del cinema.

Il ministro della cultura Alessandro Giuli durante la conferenza stampa di presentazione del Museo Mario Sironi presso il MIC Roma, 03 novembre 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA
Il ministro della cultura Alessandro Giuli durante la conferenza stampa di presentazione del Museo Mario Sironi presso il MIC Roma, 03 novembre 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA
Il ministro della cultura Alessandro Giuli durante la conferenza stampa di presentazione del Museo Mario Sironi presso il MIC Roma, 03 novembre 2026 ANSA/FABIO CIMAGLIA (ANSA)

Soddisfazione anche da Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, che rivendica il carattere bipartisan della riforma e un modello di Agenzia «originale e unicamente italiano», distinto da quello francese. Tra le priorità indicate figurano la tutela dei piccoli produttori, il sostegno alla sperimentazione e il rilancio delle sale.
La sottosegretaria Lucia Borgonzoni assicura che i decreti attuativi arriveranno «nel più breve tempo possibile» e che la transizione non dovrà determinare un blocco delle attività del settore.

Gli autori: «Autonomia annacquata, risorse senza garanzie»

L'entusiasmo istituzionale non è però condiviso dal Coordinamento Autori e Autrici, che riunisce 100autori, ACMF, AIDAC, AIR3, ANAC e Writers Guild Italia. Le associazioni contestano il ritiro degli emendamenti al Senato, trasformati in ordini del giorno, e denunciano il mancato recepimento delle loro proposte. Pur condividendo l'idea di un ente autonomo e partecipato dalle professioni, ritengono che il testo definitivo abbia ridimensionato l'autonomia effettiva dell'Agenzia e il peso delle rappresentanze del settore. Il riferimento alternativo è il Centre national du cinéma et de l'image animée (CNC) francese, dotato di un sistema di finanziamento alimentato anche da prelievi specifici sulle attività che sfruttano le opere audiovisive. Secondo il Coordinamento, la nuova Agenzia italiana rischia invece di restare dipendente dal Governo per indirizzi e risorse, duplicando i livelli decisionali anziché semplificarli. Soprattutto, non sarebbe stata risolta la questione della stabilità dei finanziamenti. Gli autori avevano inoltre chiesto di posticipare al 2029 l'entrata in funzione dell'ente, per scongiurare difficoltà operative durante il passaggio di competenze.

Una riforma approvata, una sfida ancora aperta

Il voto del Parlamento chiude dunque una fase politica, ma ne apre un'altra, probabilmente più delicata, quella dell'attuazione. La legge definisce una nuova architettura istituzionale e indica principi largamente condivisibili. Resta da capire come questi si tradurranno in strumenti effettivi, a cominciare dalla disponibilità delle risorse, dai criteri di selezione delle opere e dalla capacità di assicurare stabilità a produttori, autori, lavoratori ed esercenti. La vera prova, dunque, arriverà con i decreti attuativi e con l'avvio della nuova Agenzia.