Le locandine e le videocassette che farebbero la gioia dei mercatini vintage, la luce di fuori che taglia il telo consumato affisso al muro, le pareti scrostate, la polvere poggiatasi ovunque dalle sedute malferme alle videocassette alle mensole nella sala di proiezione. “È un luogo affascinante” dice il turista francese, che si fa tradurre tramite smartphone. “Ma che vuol dire?” mormora tra sé e sé, , un po’ scettico e un po’ spaesato, uno degli anziani gestori di quel posto. Che in quel momento, quando quel turista si affaccia nel buio con la curiosità dei feticisti del passato, è chiuso: la pandemia, lo sappiamo, è stata anche una batosta economica e finanziaria. Tenere aperto durante il lockdown, tra mascherine obbligatorie e misure di prevenzione, quel posto era impossibile; mantenerlo oltre l’emergenza, praticamente una follia.

Quel posto è il Cinema Kawakeb, uno dei più antichi rimasti nel centro di Amman, la capitale della Giordania. All’avventura di questa capsula del passato è dedicato, appunto, Cinema Kawakeb, il documentario di Mahmoud Al Massad presentato al XIX Pordenone Docs Fest. Come fossimo nella parte finale di Nuovo Cinema Paradiso – il riferimento più evidente e quasi obbligato per tutti coloro che si occupano di sale che hanno l’avvenire alle spalle, ormai decadute o prossime alla dismissione – c’è l’incrocio tra la mitologia dei luoghi e l’incidenza del presente, l’eco delle voci lontane ma sempre presente e il silenzio di un sogno diventato utopia.

Cinema Kawakeb
Cinema Kawakeb

Cinema Kawakeb

Per decenni, il cinema è stato gestito da Youssef e Ali, che, dopo il lockdown, si erano convinti di poter tornare ai fasti di un tempo. Peccato che il proprietario del cinema sia obbligato a restituire allo Stato i prestiti ottenuti per sopravvivere durante la fase più acuta della pandemia. Per Youssef e Ali è un vero problema: poco prima del Covid, hanno investito ogni risparmio per ristrutturare la sala che ora non possono più riaprire. Mahmoud Al Massad osserva questa crisi dall’interno, restando soprattutto dentro la sala, anzi intrappolato nella biglietteria del cinema, uscendo fuori solo per seguire i suoi protagonisti nei paraggi del cinema, tra gatti randagi che chiedono attenzioni e la vita che scorre disinteressandosi al loro destino. E a quello di Hussien, un senzatetto che lascia qualche soldo ai due per rifugiarsi nella sala.

Ma, è vero, quel cinema è davvero un posto affascinante: contiene tanto passato, sì, e il passato è pieno di sorprese. In primis le pellicole in 35 mm che raccontano le grandi svolte della storia recente (materiali d’archivio che intervallano la narrazione e ricostruiscono le guerre arabo-israeliane), quelli che in Italia chiamavamo i cinegiornali. E la svolta la offre il saggio Abu Hussam, un vecchio amico dei due, pensando proprio a quell’archivio: che fine ha fatto la rara ripresa della cerimonia nuziale del re Hussein di Giordania? Tuttavia, quello che potrebbe rappresentare un tesoro per i collezionisti o per la famiglia reale, è custodita in un altro vecchio cinema, chiuso da anni a causa di dispute familiari.

Cinema Kawakeb
Cinema Kawakeb

Cinema Kawakeb

Così, Cinema Kawakeb diventa improvvisamente un’ipotesi di heist movie (ma il termine rapina è improprio, dato che la pellicola appartiene a loro), in cui Youssef e Ali devono convincere la guardia a farli entrare per cercare la pellicola. Ma, in caso di riuscita dell’impresa, riuscirebbero a piazzare il tesoro e negoziare la riapertura con il proprietario del cinema? Tutto questo mentre la guerra tra Israele e Palestina torna a bussare alle porte della Giordania. “Oramai il cinema è solo un sogno” si lamentava Spaccafico, il proprietario del Nuovo Cinema Paradiso, fratello maggiore italiano di Youssef e Ali, due improbabili e poetici cavalieri che, tra debiti impossibili ed eventi rocamboleschi, rivendicano un amore per il cinema come esperienza collettiva.

L’abbiamo vista tante volte, la celebrazione della sala cinematografica come spazio di crescita personale e culturale, teatro di varia umanità in cui imparare qualcosa sulla vita attraverso il riflesso dei film. Cinema Kawakeb si muove in quella direzione, tra Nitrato d’argentoL’ultimo cinema del mondo, ma il suo omaggio è al crocevia della grande storia, dagli effetti extra-sanitari della pandemia alla ciclica tragedia di Gaza, così precisamente collocato in un momento di crisi e comunque capace di rappresentare una lezione a prescindere dalle latitudini. Il Kawakeb è l’ultimo avamposto di una comunità che trova nella sala uno specchio della propria condizione: non ha più nulla se non la memoria, tesoro da custodire, diffondere, tutelare, alla bisogna perfino vendere pur di immaginare la possibilità di un futuro.