Assodato che l’apocalisse è imminente, tanto vale chiederselo, anche per pura speculazione intellettuale: cosa resterà del mondo? Una domanda che, tuttavia, va riportata non solo alla sua attualità ma proprio alla consistenza di un concetto che non è astratto e lontano ma concreto e vicino. Per rispondere a questa domanda, per immaginare non tanto una soluzione (l’atteggiamento titanico non è nei termini del suo approccio) quanto un’esplorazione del dilemma, Nikolaus Geyrhalter non può che ricorrere alle immagini.

Documentarista austriaco tra i più influenti della scena contemporanea, Geyrhalter è un artista che parte dalla realtà per ridefinire la sostanza del nostro sguardo sul mondo. Non fa eccezione Melt, il suo nuovo lavoro, presentato al XIX Pordenone Docs Fest, un viaggio nella neve, da quella che ciclicamente cade nei posti abitati a quella che si spalma su tutto l’Antartide. Rigoroso ed essenziale, Geyrhalter costruisce un’ode a un elemento naturale che può essere profondamente contradditorio: occasione di pace e serenità per chi l’osserva raramente, come fosse un fenomeno da contemplare con il fascino delle epifanie, ma anche sinonimo di difficoltà giacché costituisce un problema per chi deve spalarla costantemente per poter conservare un varco.

NGF - Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion - MELT
NGF - Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion - MELT

NGF - Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion - MELT

Soprattutto, nel discorso di Geyrhalter la neve diventa il simbolo di un pianeta assediato dai cambiamenti climatici. Si capisce bene quando vola nella base nel circolo polare, dove studiosi di varia estrazione si confrontano con un silenzio che non ha eguali nel globo e con la consapevolezza che, lentamente ma inesorabilmente, i ghiacci si stanno sciogliendo. Per quanto tempo ancora quel mondo a parte resterà tale? Per quanto ancora potremo tentare di penetrare nell’ignoto spazio bianco prima che sia troppo tardi?

In fondo è il titolo ad annunciarci il progetto di Geyrhalter: Melt ovvero “sciolto”, perché non si torna indietro e non c’è più scampo, il destino è segnato e non ci resta che osservare le cose che svaniscono. In un certo senso, quello di Geyrhalter è una trenodia, un canto funebre per immortalare e conservare la memoria di qualcosa che è destinato a finire. Lo fa costruendo  inquadrature in cui da una parte fa sentire forte la sua presenza dall’altro lato della scena, mettendo al centro le persone interpellate di fronte al suo sguardo, e dall’altra impone la presenza di un paesaggio che si esalta nella profondità di campo, ancora più eclatante per le sfumature di bianco che inondano lo schermo.

NGF - Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion - MELT
NGF - Nikolaus Geyrhalter Filmproduktion - MELT

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Lungo e radicale, Melt è una rapsodia del pianeta affaticato se non morente, che si muove tra il Giappone e il Canada, dall’Islanda alle Alpi francesi passando per i ghiacciai della Svizzera fino all’Antartide, che lascia la parola alle persone che intrecciano le proprie vite con quelle della natura stessa. Un cupo benché luminoso testamento per immagini che passa attraverso la resistenza al consumo rapido e superficiale delle informazioni (tutti sappiamo che i cambiamenti climatici ci devasteranno, in pochi fanno qualcosa per sensibilizzare la gente al problema), un esempio di politica dello sguardo che interroga la nostra volontà – e non la possibilità – di intervenire nella realtà per trasformarla.