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Foto Karen Di Paola
(Cinematografo.it/Adnkronos) – Imparare ad accettarsi e vivere nel presente per non sentirsi sempre fuori posto. È questo il cuore pulsante di Il rapimento di Arabella, secondo lungometraggio della regista Carolina Cavalli, presentato in Orizzonti alla 82esima Mostra del Cinema di Venezia. Il film con protagonista Benedetta Porcaroli, "nasce più da un sentimento, da una domanda che mi facevo", racconta la regista che spiega: "Frequento abbastanza i forum online e mi avevano incuriosito i modi fantasiosi con cui le persone elaboravano e giustificavano domande esistenziali molto grandi, come l'ingiustizia o la morte. Creano teorie su dimensioni parallele. Questo ha contribuito a farmi pensare che non ero l'unica a sentire questa sensazione di essere un po' fuori posto".
Questa sensazione si incarna nella protagonista, Holly (interpretata da Benedetta Porcaroli), una 28enne che ha sempre pensato di essere la versione sbagliata di se stessa. Quando incontra una bambina di nome Arabella, si convince di aver trovato la sé stessa da piccola e la asseconda nel suo desiderio di fuga, sperando di poter tornare indietro e diventare finalmente speciale. Secondo Cavalli, questo sentirsi inadeguati "è un sentimento forse umano, ma molto accentuato dalla contemporaneità. Questa spinta a essere sempre la versione migliore di noi stessi, le vite degli altri continuamente idealizzate e patinate, l'invito a comprare cose che renderanno la tua vita migliore, influenza il nostro non riuscire ad agire pienamente sul mondo".


Le fa eco Benedetta Porcaroli: "Il film rappresenta molto questo spaesamento un po' collettivo. È come sentirsi in un limbo dove non riesci veramente a dominare le tue azioni, perché ti senti schiacciato dalle aspettative che il mondo ha su di te". Più che una mancanza di punti di riferimento, secondo la regista, oggi soffriamo di una profonda incomunicabilità. Nel film, il rapporto tra Holly e una bambina diventa un "punto di contatto", un modello di apertura reciproca. E la via d'uscita dall'ossessione per il passato è "imparare ad accettarsi", spiega Cavalli. "Che non vuol dire rinunciare ai sogni, ma accettare la realtà in quanto realtà e poi viverla. Vivere nel presente, non in una proiezione che uno si costruisce per non sentire il dolore".
Un obiettivo, quello di "vivere il presente", che la stessa Porcaroli ammette essere una sfida personale. E confessa: "È proprio complicato per me come individuo. Mi proietto sempre troppo indietro o troppo avanti.. Detesto questa cosa di non riuscire veramente ad acchiappare il qui e ora. E quindi, insomma, ce la metto tutta, faccio anche yoga e meditazione".
L’attrice parla anche della situazione in Medio Oriente: "Il cinema ha la grande opportunità di dare una grande cassa di risonanza a tutto quello che si desidera. In questo momento l'unica cosa che desideriamo è che questo massacro finisca il prima possibile. Tutti abbiamo la responsabilità di opporci con forza e con audacia a questo terribile capitolo di storia".
Un pensiero condiviso anche dalla regista: "Venezia e tutti gli eventi che hanno visibilità sono ottime piattaforme per parlarne. Anche se a volte sembra che non ci sia un interlocutore, secondo me è comunque importante farlo".
Il rapimento di Arabella uscirà nei cinema il 4 dicembre , distribuito da PiperFilm. Oltre a Porcaroli, nel cast anche: Lucrezia Guglielmino, Chris Pine, Marco Bonadei ed Eva Robin’s.