“Mi hanno detto che la bellezza non la puoi vedere – Certe volte sogno e vedo sempre il mio quartiere – Non esiste amore a Napoli, ma ovunque vada è sempre casa mia, ovunque vada è sempre casa mia”.


Non esiste amore a Napoli di Tropico potrebbe accompagnare la lettura del romanzo di Ermanno Rea e, al contempo, riecheggiare nella nostra testa mentre osserviamo Felice (Pierfrancesco Favino) nell’omonimo film di Mario Martone, Nostalgia, che torna dopo 40 anni lì dov’è nato, nel rione Sanità, nel ventre della città partenopea.

“Incredibilmente è rimasto tutto come una volta”.

Sarà un caso, o forse no, Mario Martone torna in concorso a Cannes (dal 25 maggio poi nelle sale italiane) 27 anni dopo L’amore molesto: anche allora si partiva da un romanzo (di Elena Ferrante), anche lì il personaggio protagonista (Anna Bonaiuto) tornava nella sua Napoli dopo una lunghissima assenza.

Il passato, come sempre, caratterizza la filmografia del regista di Qui rido io: che sia da riportare a galla attraverso una rappresentazione frontale (come appunto nel caso del suo ultimo, recente film, o nei precedenti Capri-Revolution, Il giovane favoloso, Noi credevamo) o rievocandone le traiettorie come stavolta, è un motore che al tempo stesso alimenta e divora.

Mario Martone sul set- Foto Mario Spada
Mario Martone sul set- Foto Mario Spada
Mario Martone sul set- Foto Mario Spada
Mario Martone sul set- Foto Mario Spada

E Felice Lasco, “fuggito” dalla sua città non ancora maggiorenne per lavorare prima a Beirut, poi in Sudafrica e poi fermarsi in Egitto, al Cairo (trovando anche l’amore), si ripresenta alla porta dell’ormai anziana madre (Aurora Quattrocchi) per accudirla prima che sia troppo tardi.

Non è più quel ragazzo che scorrazzava su una Gilera rossa insieme all’amico fraterno di un tempo, Felice, e anche la sua parlata tradisce ormai un’estraneità a quei luoghi che però, riscoprendoli poco a poco, insieme ai codici del quartiere e, soprattutto, attraverso la conoscenza di don Luigi (Francesco Di Leva), prete anti-camorra deciso a tutto pur di togliere i guaglioni dalla strada, torna a sentirsi parte di qualcosa che pensava avesse abbandonato per sempre.

Ma ecco che quella riscoperta familiarità riporterà in superficie anche il motivo per cui, a suo tempo, se ne andò da Napoli. E ristabilire un contatto con l’amico di allora, Oreste Spasiano, ora boss senza scrupoli detto 'o Malommo (Tommaso Ragno), con il quale all’epoca si produceva in piccoli furti e scippi, diventa per Felice una questione che non può più dirimere.

Perennemente sospeso tra la caotica vivacità di una città per sua natura molto più mediorientale che europea e la scissione interiore di un uomo in continua dialettica con le proprie radici e una maturità che ha preso altre bisettrici (vedi anche il suo essere musulmano), il film di Mario Martone sa come toccare le corde giuste, restituendo le atmosfere e lo spirito del romanzo originario.

Pierfrancesco Favino in Nostalgia @Mario Spada
Pierfrancesco Favino in Nostalgia @Mario Spada
Pierfrancesco Favino in Nostalgia @Mario Spada
Pierfrancesco Favino in Nostalgia @Mario Spada

Certo, all’inizio bisogna abituarsi alla strana parlata di Favino (si rischia l’effetto D’Artagnan nelle due commedie sui Moschettieri di Giovanni Veronesi) ma tra momenti di rara tenerezza – il rapporto con la madre –, suggestioni che sono tanto del protagonista quanto nostre, la combattiva vitalità del personaggio di don Luigi (ancora una volta molto bravo Di Leva, che sempre per Martone è stato Il sindaco del Rione Sanità) e derive tra il thriller e il noir, è una Nostalgia che rimane.