Ha fatto di tutto, Angela Luce, voce di Napoli e attrice di razza scomparsa oggi dopo una vita piena e appassionata, tutta votata all’arte. Espressione di un divismo genuino e viscerale, autorevole e longevo, la cui data di nascita resta un dubbio, forse un vezzo d’altri tempi: alcune fonti danno il 1937, altre il 1938, sicché non sappiamo dire al momento se la signora ci abbia lasciato a 87 o 86 anni. Poco importa, poiché per un’artista parla l’opera.

Carriera lunghissima, quella di Luce al secolo Savino, che come in un vero romanzo popolare debuttò a quattordici anni, esibendosi alla Festa di Piedigrotta con la canzone Zì Carmilì, conquistando subito il pubblico grazie a una presenza scenica già potente. Si accorse di lei anche Eduardo De Filippo, che la volle in compagnia meno che ventenne, fino a darle il ruolo di co-protagonista nella commedia Il contratto. Commediante di grande spirito, Luce ha lavorato anche con Peppino De Filippo e Nino Taranto, girò il mondo arrivando perfino all’Old Vic di Londra e a New York, dove fece da supplente a Bice Valori nella parte di Eusebia nel leggendario Rugantino di Garinei e Giovannini.

Approdò al cinema come caratterista nelle commedie a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta, portando in dote il brio e la procacità: notevoli i duetti con Totò e Peppino in Signori si nasce di Mario Mattoli (1960, è la ruspante cameriera) e Letto a tre piazze di Steno (1960) e con Alberto Sordi in Il vedovo di Dino Risi (1959, altra servetta stuzzicante). Forte di un profilo versatile e flessibile, Luce riuscì ad apparire anche nel pre-pasoliniano Morte di un amico di Franco Rossi (1959) e nel più austero Lo straniero, lo sfortunato adattamento del romanzo di Albert Camus firmato da Luchino Visconti (1957). Più felici le collaborazioni con Pier Paolo Pasolini, che la scelse per incarnare l’esuberante Peronella in Il Decameron (1970), e Salvatore Samperi, per cui fu la vedova Corallo nel cult Malizia (1973).

Senza mai dimenticare il teatro, dall’operetta alla sceneggiata, con il melodrammatico Ipocrisia arrivò seconda nell’edizione più disgraziata del Festival di Sanremo (1975: tanti anni dopo il brano fu ripreso e riportato al successo da Marc Anthony). Al cinema tornò in grande stile con Lacrime napulitane di Ciro Ippolito (1981), trovando un grande successo nel ruolo di un’ex cantante che forse tradisce Mario Merola con un camorrista: riprese il personaggio in Zampognaro innamorato (1983), reinventandosi pigmaliona di Carmelo Zappulla.

La grande occasione sul grande schermo gliela offrì Mario Martone, affidandole la parte della madre suicida della protagonista di L’amore molesto (1995), trasposizione del romanzo di Elena Ferrante: un’interpretazione memorabile che le valse il David di Donatello come miglior attrice non protagonista. Nuovi consensi arrivarono con la partecipazione in La seconda notte di nozze di Pupi Avati (2006), in cui era una delle due zie zitelle di Antonio Albanese in clamoroso duetto con Marisa Merlini. A suggello della carriera, John Turturro la chiamò per la sua antologia della canzone partenopea, Passione (2010), in cui Luce canta Bammenella.