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Motor Valley. (L to R) Giulia Michelini, Caterina Forza, Luca Argentero in Motor Valley. Cr. Lucia Iuorio/Netflix © 2025
Dieci anni fa arrivava nelle sale Veloce come il vento, terzo e sorprendente lungometraggio di Matteo Rovere.
Ora il regista, sceneggiatore e produttore fondatore di Groenlandia crea insieme a Francesca Manieri e Gianluca Bernardini Motorvalley, serie in 6 episodi per Netflix, disponibile da oggi, 10 febbraio, sulla piattaforma.
Rovere, che si alterna alla regia con Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci, torna al mondo del Gran Turismo italiano e si concentra sulle sorti di una scuderia immaginaria, la Dionisi, all’indomani della morte del patriarca.
È solamente il pretesto per costruire una narrazione che all’adrenalina del circuito – oltre a corse clandestine, gare improvvisate e inseguimenti – aggiunge i classici topoi che ruotano intorno alle seconde possibilità: i protagonisti della vicenda sono l’ex pilota di talento Arturo (Luca Argentero), ritiratosi anni prima dopo un tragico incidente, la rampolla di casa Dionisi, Elena (Giulia Michelini), disposta a tutto pur di riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello, e Blu Venturi (Caterina Forza), giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità.


Come da titolo, la serie è ambientata nella Terra dei Motori emiliano-romagnola, quella landa di mezzo tra l’Appennino e l’Adriatico che ha trasformato la meccanica in teologia: il torinese Argentero e la romana Michelini si calano nella parte ad iniziare dalla parlata, lo stesso fa Caterina Forza (già vista in 3/19 di Soldini e nella serie Prisma, chissà se questo ruolo le porterà fortuna come avvenne in passato all’allora esordiente Matilda De Angelis), ognuno di loro è chiamato a incarnare personaggi costretti a fare i conti con i macigni di un passato che non può essere seminato neanche a folli velocità.
Misano e Mugello, Imola e Monza, su ogni circuito si consuma una rincorsa – quella della neonata scuderia SC17 – che assume le sfumature di una riconquista emotiva: la sfida più impegnativa resta comunque quella del fuori pista, tra debiti sempre più difficili da onorare, pericolosi flirt con la malavita, fantasmi viventi (la mamma di Blu sparita chissà dove, la interpreta Giovanna Mezzogiorno) e non…


Motorvalley ruba l’occhio per la notevole maestria con cui vengono realizzate le scene delle corse e sa mantenere un buon ritmo anche per quello che riguarda tutto l’intreccio narrativo, al netto di qualche scena madre di troppo e confronti dall’urlo facile.
Piccoli nei, per un format – capace di ibridare car action, family drama e coming of age (commistione non proprio abituale nei prodotti nostrani) – più che discreto e già pronto a guardare al futuro, con un finale che lascia aperta più di una strada per un eventuale seconda stagione.
