Leggendaria ossessione degli addetti ai lavori editoriali, il Grande Romanzo Italiano (tutte maiuscole) è quel che testo che inquadra una storia corale o una narrazione universale da una prospettiva particolare, viaggia nel tempo perché non ha paura di confrontarsi con il passato (e con la tradizione letteraria), non risparmia pagine ma al contempo dialoga con un vasto pubblico (per farla semplice: lungo ma scorrevole, fluviale eppure travolgente).

Pubblicato nel 2020, Prima di noi di Giorgio Fontana sembra rispondere a questo progetto. E non sorprende il fatto che la Rai l’abbia scelto per una miniserie. Che non aveva solo la responsabilità di raccogliere l’eredità di L’amica geniale, fenomeno globale anche perché – o proprio perché – quintessenza del sentimento romanzesco italiano, ma anche di preservare una delle tipiche funzioni del servizio pubblico: un’epica popolare restituita da una saga familiare, una Storia d’Italia letta nelle storie degli italiani.

Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo

In questo senso, il libro di Fontana è perfetto: un bel pezzo di Novecento, dal 1917 al 1978, attraverso tre generazioni di Sartori, famiglia friulana guidata da un soldato disertore, Maurizio, e dalla sua coriacea consorte, Nadia. Quest’ultima non è solo l’unica presenza che vediamo invecchiare in tutti i dieci episodi ma anche la voce narrante (un dialetto vagamente educato, che a differenza dell’Amica geniale fa a meno dei sottotitoli), l’illustratrice (i suoi ritratti contengono l’anima dei soggetti immortalati), il punto di vista privilegiato (tutto sa e tutto sovrintende, tutti si rivolgono a lei e tutti ne custodiscono le lezioni), l’anima stessa di questa miniserie che si muove tra dimensione terragna e suggestioni incantate (ma il realismo magico s’attaglia poco alla misura nazionalpopolare).

Scritta da Giulia Calenda e Valia Santella (che affianca Daniele Luchetti nella regia, un ritorno a ventuno anni dall’opera prima Te lo leggo negli occhi), Prima di noi unisce memoria e melodramma e sembra guardare al modello de La meglio gioventù e alla scuola di Sandro Petraglia e Stefano Rulli (si pensi anche a La vita che verrà e Le cose che restano). C’è la stessa attenzione nel dosare afflato emotivo (i conflitti tra Nadia e il figlio Renzo, i morti che si susseguono), densità politica (siamo nell’orbita progressista, dalla lotta partigiana alle battaglie sindacali, ma anche l’attività clandestina, la fiducia nell’istruzione, il disincanto ideologico), segreti di famiglia (non mancano i colpi di scena), passaggi fatali (la grande Storia è sullo sfondo ma incide sulle vite quotidiane).

Prima di noi
Prima di noi

Prima di noi

(Antonio Faccilongo)

E c’è un analogo discorso sulla dicotomia tra frattura e ricomposizione, tra chi costruisce (nella fiction di Marco Tullio Giordana c’era lo psicologo Luigi Lo Cascio, qui Maurizio Lastrico come maestro idealista che fa sempre la cosa giusta) e chi distrugge (come il poliziotto Alessio Boni, l’operaio Matteo Martari sembra schiacciato tra un egoismo naturale che lo induce alla fuga e un atavico senso di colpa).

Ed è curioso che una storia così incardinata sulla prospettiva femminile di una matriarca sia in fondo una riflessione sulle responsabilità dei padri che ricadono sui figli (il titolo è emblematico: siamo il prodotto di chi è venuto prima di noi), sullo spettro della fragilità maschile, sull’inadeguatezza degli uomini che, al netto della ricomposizione finale, devono fare i conti con le insoddisfazioni, le frustrazioni, le delusioni dei congiunti, donne in primis. Tant’è che il meglio, nel cast, lo danno le donne, a partire dalla strepitosa performance di Linda Caridi, credibile anche sotto il pesante trucco dell’invecchiamento, con note di merito alle infallibili Benedetta Cimatti ed Elena Lietti.

Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo

Curata senza essere leziosa, interpretata anche da Andrea Arcangeli, Diane Fleri, Romana Maggiora Vergano, Ginevra Francesconi, Lorenzo Aloi, Fausto Maria Sciarappa, Leonardo Cesaroni, Alessandro Bedetti, Luca Di Sessa, Andrea Palma, Luca Nozzoli, Lorena Nacchia, Fausto Paravidino e Renato Sarti, Prima di noi sconta un minutaggio troppo esteso e una linearità narrativa un po’ scolastica (d’accordo la committenza generalista, ma la grande serialità internazionale ci ha ormai abituato a episodi monografici, per esempio), si consolida soprattutto nella seconda parte che è comunque più convenzionale della prima. Non stupisce la freddezza con cui è stata accolta su Rai 1: parla più alla testa che alla pancia, è popolare più che pop, chiede attenzione ma non mantiene costante il ritmo. Disponibile su RaiPlay.