“Questa è una storia di riscatto, interpreto un personaggio che parte sconfitto e prova a tirare su la testa, anche grazie alle due figure femminili con cui è chiamato a fare squadra. Quello di Arturo è un personaggio diverso da quanto ho fatto fino a oggi, sono abituato a cose più pulite e consolatorie. Come Doc ad esempio, che è di certo rassicurante, destinato ad un target 8-88 anni: poggiare il camice da una parte, per poi rindossarlo ovviamente, è stato bello. Quella serie mi ha garantito un filo diretto con le persone che non ho mai avuto con nient'altro. Spero che questo affetto non finisca mai”.

Luca Argentero smette dunque (momentaneamente) i panni del professor Andrea Fanti (in attesa di tornare con la quarta stagione) e si ritrova nella Motorvalley, la terra dei motori emiliano-romagnola che dà il titolo al nuovo progetto seriale creato da Francesca Manieri, Gianluca Bernardini e Matteo Rovere, prodotto da Groenlandia per Netflix (che organizza la presentazione del format nella divertente cornice dell'E-GoKart di Roma) e diretta dallo stesso Rovere insieme a Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci, disponibile sulla piattaforma dal 10 febbraio in 6 episodi.

Arturo (Luca Argentero), Elena (Giulia Michelini) e Blu (Caterina Forza) hanno perso quasi tutto nella loro vita, ma una cosa li accende ancora: l’amore per le auto e l’adrenalina. Elena, rampolla della Dionisi, proprietaria di una famosa scuderia, deve riconquistare un ruolo nell’impresa di famiglia, ora nelle mani del fratello; assolda Blu, giovane testa calda con un’attrazione fatale per la velocità, e Arturo, ex pilota leggendario ritiratosi dopo un tragico incidente, per allenarla. Ognuno di loro ha un motivo per correre più veloce degli altri.

Matteo Rovere, Giulia Michelini, Luca Argentero, Caterina Forza e Francesca Maineri - Foto Virginia Bettoja / Netflix
Matteo Rovere, Giulia Michelini, Luca Argentero, Caterina Forza e Francesca Maineri - Foto Virginia Bettoja / Netflix

Matteo Rovere, Giulia Michelini, Luca Argentero, Caterina Forza e Francesca Maineri - Foto Virginia Bettoja / Netflix

Per Matteo Rovere è un ritorno al mondo dei motori, esattamente dieci anni dopo il sorprendente Veloce come il vento: “Quello è un film che ci è rimasto nella pelle, quella terra ha delle caratteristiche uniche, è un luogo dove l'epicità è anche realistica, con la quotidianità che si confronta anche con il pericolo. In Italia si tende a ripetere un certo tipo di narrazioni, per me non deve essere così, questa è una serie dove le automobili volano e le cose prendono fuoco, Netflix ha reso possibile tutto questo”, dice il regista-produttore, che aggiunge: “La serie è girata on location perché credo fortemente negli aspetti analogici dell’action, solamente i luoghi veri lo permettono. Quello che vogliamo dare allo spettatore è un po’ di divertimento ed emozione. L’idea di poter calare chi guarda in un contesto adrenalinico, ritmato, deve però andare di pari passo al racconto. Il viaggio tra la scrittura e la messa in scena deve essere armonico: questi sono personaggi che con la velocità in passato hanno avuto dei problemi, una mancanza di equilibrio: in curva devi spingere al massimo ma anche ricordare di non perdere tenuta sulla strada…”.  

Ed è proprio nella ricerca di equilibrio che ci si è mossi sin dalla scrittura, come spiega Francesca Manieri, autrice della serie insieme allo stesso Rovere, Gianluca Bernardini, Michela Straniero e Erika Z. Galli: “I film e le serie sportive sono sempre storie di riscatto, qui abbiamo un’ibridazione tra car action, family drama e coming of age. Bisognava trovare equilibrio narrativo, spingendoci in territori meno esplorati solitamente in Italia ma tenendo comunque salda la tradizione delle nostre radici drammaturgiche. Penso a Rocky come vero archetipo di tutte le storie di sport, e allo stesso tempo non dobbiamo dimenticare come durante ogni competizione sportiva si annullino tutte le differenze relative alla razza, al genere, alla classe di appartenenza. Volevamo mantenere vibrante la tensione tra epos e radice umana”.

Per quanto riguarda le attinenze con Veloce come il vento, Argentero dice di essere fan di quel film e grande amico di Accorsi, ma per prepararsi al ruolo ha rivisto “Million Dollar Baby, proprio per l’aspetto del rapporto tra maestro-allieva”.

Motorvalley. Giulia Michelini as Elena Dionisi in episode 104 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026
Motorvalley. Giulia Michelini as Elena Dionisi in episode 104 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026
Motorvalley. Giulia Michelini as Elena Dionisi in episode 104 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026 (ENRICO BELLINGHIERI/NETFLIX)

Sulla competizione, l’attore dice di essere “altamente competitivo nello sport, non voglio perdere a tennis o a qualsiasi altra cosa a cui io giochi, ma sul lavoro direi che la competizione non la sento e non la vivo". Gli fa eco la collega Giulia Michelini: "Non vivo grande competizione perché poi ognuno ha una storia a sé, quindi basta guardarsi dentro per capire che non ha molto senso entrare in competizione sul lavoro. Nella vita quotidiana, però, sì, mi capita di essere competitiva quando gioco ai giochi da tavolo, anche se non credo di essere una Elena Dionisi, il personaggio che interpreto, che ha un’energia elettrica, è determinata, vuole vincere a tutti i costi, al punto da mettere su una propria scuderia per lottare contro quella di famiglia ora gestita dal fratello.

Motorvalley. Caterina Forza as Blu Venturi in episode 103 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026
Motorvalley. Caterina Forza as Blu Venturi in episode 103 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026
Motorvalley. Caterina Forza as Blu Venturi in episode 103 of Motorvalley. Cr. Enrico Bellinghieri/Netflix © 2026 (ENRICO BELLINGHIERI/NETFLIX)

Parole condivise anche da Caterina Forza: “Sul lavoro non sono competitiva, in tutto il resto lo sono molto, nei giochi da tavolo per esempio. Per me sono la cosa più seria di questo mondo”, dice la giovane attrice, già vista recentemente in Prisma e non estranea al mondo dei motori: "Io sono cresciuta in una famiglia dove non si guardava il calcio, ma la MotoGP".

E a chi le chiede se spera che questa serie possa lanciarla come avvenne a Matilda De Angelis con Veloce come il vento, risponde: "Ho amato molto quel film e sono una fan di Matilda: sicuramente ho preso ispirazione, ma qui raccontiamo una narrazione nuova, diversa”.