Il titolo originale di A New Dawn, in Concorso a Berlino 76, suona come “Nel giorno in cui spunta il fiore verderame”. Dato che si tratta di una rivelazione sostanziale che si spiega nella parte finale della storia, “una nuova alba” è sicuramente un titolo più evocativo e meno impegnativo. E che mette in campo la nostalgia per un tempo perduto, quello dell’infanzia dei tre protagonisti, trascorsa in una grande fabbrica di fuochi d’artificio incastonata in una foresta. Il terreno fa gola agli speculatori, che vorrebbe ampliare la strada principale, e un incidente (o forse no) costringe il proprietario a chiudere la baracca. Quattro anni dopo, il più piccolo dei suoi figli, che è rimasto a vivere lì dentro, decide di svelare il mistero dello Shuhari, un mitico fuoco d’artificio creato da suo padre prima di scomparire senza lasciare traccia e a lanciarlo prima che la fabbrica chiuda. “Tutto deve finire – gli ricorda l’amica del cuore – ma la questione è come finire”.

Nonostante la breve durata di A New Dawn (76 minuti), Yoshitoshi Shinomiya (anche sceneggiatore e produttore) non ha paura di rivendicare una forte ambizione nel costruire un grande racconto sul tempo che non passa, sui conti in sospeso con il passato, sulla paura del futuro, sui legami messi alla prova dalla vita, sul desiderio di non essere come tutti, con un focus privilegiato sull’impatto del cambiamento climatico e della speculazione urbanistica in un villaggio pittoresco e tradizionale.

Un repertorio tematico che consolida la complessità emotiva di questo film ellittico che non va di fretta, spiega poco e lascia parlare le immagini che  omaggiano la tradizione giapponese, cercano un realismo magico che si riverbera nell’atto d’amore dei fuochi esplosivi e distruttori, mischiano stili (acquerelli, videogiochi, digitale...) e convocano addirittura la stop-motion in un passaggio di sicuro effetto. I problemi non mancano: l’afflato poetico è più evocato che esperito, lo svolgimento appare un po’ contorto e il montaggio disordinato, il gran finale sembra essere al di sotto di quanto promesso o sperato.