La finestra di fronte

GRAN BRETAGNA, TURCHIA, PORTOGALLO, ITALIA - 2003
La finestra di fronte
Un anziano signore che ha perduto la memoria viene ospitato da Giovanna e Filippo, una giovane coppia con due figli. Insieme a Lorenzo, che abita nel palazzo di fronte, Giovanna cercherà di ricostruirne l'identità ma al tempo stesso scoprirà di aver perso lei stessa il ricordo dei propri sentimenti. L'opera di ricostruzione della vita dell'uomo andrà in parallelo con l'indagine sul mondo della giovane signora le cui passioni sono state cancellate e sostituite da surrogati.
  • Altri titoli:
    Facing Window
    The Window Opposite
  • Durata: 106'
  • Colore: C
  • Genere: DRAMMATICO, ROMANTICO
  • Produzione: R&C PRODUZIONI, AFS FILM, CLAP FILMES, REDWAVE FILMS
  • Distribuzione: MIKADO - DVD: CG HOME VIDEO (2012)
  • Data uscita 28 Febbraio 2003

NOTE

- 5 DAVID DI DONATELLO 2003: MIGLIOR FILM, MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (GIOVANNA MEZZOGIORNO), MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (MASSIMO GIROTTI, POSTUMO), MIGLIOR MUSICISTA (ANDREA GUERRA) E DAVID SCUOLA.

- NASTRO D'ARGENTO 2003 A GIORGIA PER LA MIGLIORE CANZONE.

CRITICA

"La vicenda del vecchio si intreccia, nel film molto ricco, a quella d'una giovane coppia coniugale scontenta: sarà il vecchio a indurre Giovanna Mezzogiorno a non rinunciare a chiedere il meglio alla vita". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 28 febbraio 2003).

"Mentre Roma è ancora stordita per la scomparsa di Alberto Sordi, arriva un film che è una specie di lettera d'amore alla nostra città, 'La finestra di fronte'. E' una lettera esigente, come ogni vero messaggio d'amore, perché non solo dichiara i propri sentimenti ma chiarisce l'origine, la portata e le condizioni grazie alle quali quei sentimenti potranno crescere e fiorire oppure spegnersi e appassire. Ed è una lettera illuminante anche perché a scriverla è il turco Ferzan Ozpetek. Che come ogni straniero vede e sente cose nascoste dalla consuetudine agli stessi romani: il peso del passato, le sue tracce indelebili per quanto semicancellate, la vergogna e il dolore di certe pagine di storia. E la speranza, la solidarietà, il legame segreto che unisce le vite più distanti in un solo grande disegno. A condizione di saperlo intendere, naturalmente. (...) Altro non si può dire senza rovinare il laborioso intarsio di destini allestito da Ozpetek. E se il commovente Girotti, con i suoi dolci spettacolari e la sua storia segreta, è tanto più convincente del teatrino domestico e condominiale o di un personaggio appena abbozzato come quello toccato in sorte a Raoul Bova, è perché venendo lui stesso dal passato è l'anima e il cuore di questo film che unisce memoria (collettiva) e coscienza (individuale) come due facce della stessa medaglia. O due strati di una sola torta. Profumata e sapiente, anche se un po' troppo zuccherata per conquistare fino in fondo". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 28 febbraio 2003).

"Ambientato a Roma, il film è intonato a una costante intensità di sentimenti. Il tema della finestra alla Hitchcock, della finestra che si apre su altre realtà, è svolto con estrema finezza di notazioni. Gli interpreti sono straordinariamente partecipi, Bova ogni volta più maturo, la Mezzogiorno che all'immagine incantevole accoppia un mordente da vera figlia d'arte. Però la figura per cui 'La finestra di fronte' si colloca da subito fra i film che resteranno è quella di Massimo Girotti, che dopo essere stato l'eroe dell'Italia fra guerra e dopoguerra rinnova ora la memoria di quegli anni. Pochi attori hanno incarnato in modo così completo l'intero palpito della vita di una nazione; e Massimo, sublime di dolcezza e vulnerabilità, esce di scena alla grande facendo l'ultimo dono a un cinema che si era dimenticato di lui". (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 1 marzo 2003).

"Il cinema italiano è vivo e sta bene. Ce lo conferma oltre ogni aspettativa il nuovo film di Ferzan Ozpetek: molto bello, intenso, ben scritto e dove le cose giuste avvengono al momento giusto, con motivazioni precise. 'La finestra di fronte' contiene due storie, un 'mystery' e una passione d'amore. (...) Storia di detection, condotta un po' alla maniera di un giallo per scoprire l'identità dell'uomo e il suo passato; dove s'intrecciano un amore proibito, omicidio e sacrificio durante i rastrellamenti degli ebrei romani nell'ottobre 1943. Commossa senza retorica, la regia fa convivere tempi diversi nella stessa inquadratura, dando corpo e voce ai fantasmi". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 1 marzo 2003).

"Ozpetek ama le storie e nel film ne racconta molte, reali, sottotraccia o fantasmatiche. Compie anche gesti audaci: panoramiche che iniziano sull'oggi e si confondono in un ballo del passato, la rivelazione di Giovanna che a un passo dal tradimento, spia se stessa nella finestra di fronte. Cose che al cinema, se vengono male, distruggono un film, ma che il regista sa giostrare con mano ferma. Nessuna didattica arida nell'affrontare l'Olocausto, tenerezza leggera nel raccontare la passione per i dolci che unisce Giovanna e Simone, spericolatezza nel mischiare il melodramma con il soprassalto da autore come nella corsa finale di Giovanna sulle scale. C'è una tale passione e compassione che non suona eccessiva, anzi, neppure l'ultima frase di Simone alla donna: 'Non si accontenti di sopravvivere, lei deve 'pretendere' di vivere in un mondo migliore e non soltanto sognarlo". (Piera Detassis, 'Panorama', 6 marzo 2003).
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