Harry Potter e il principe mezzosangue

Harry Potter and the Half-Blood Prince

GRAN BRETAGNA, USA - 2009
La scuola per maghi di Hogwarts non è più il luogo protetto e accogliente di una volta. La presenza di Voldemort è sempre più incombente e minacciosa e i pericoli si moltiplicano. E stavolta non è solo Harry Potter ad essere in pericolo, anche gli altri studenti e i babbani non sono al sicuro. Durante il suo sesto anno di studi, quindi, Harry sarà chiamato a combattere ancora una volta con il suo acerrimo nemico e al suo fianco avrà, come sempre, il prof. Silente ma anche un vecchio amico e collega di questi, Horace Lumacorno. Nel frattempo, tra gli studenti degli ultimi anni sembra essere scoppiata un'epidemia sentimentale che gli fa sperimentare gioie e dolori dei primi amori.

CAST

NOTE

- NEI CINEMA ITALIANI, DISTRIBUITO IN 923 COPIE, IL PRIMO GIORNO DI PROGRAMMAZIONE ALLE ORE 16 HA REGISTRATO IL TUTTO ESAURITO PER TUTTI GLI SPETTACOLI. NEGLI STATI UNITI HA BATTUTO OGNI RECORD D'INCASSO AL SUO DEBUTTO A MEZZANOTTE NELLE SALE GUADAGNANDO 22,2 MILIONI DI DOLLARI. IL RECORD PRECEDENTE ERA DI "BATMAN, IL CAVALIERE OSCURO", REGIA DI NOLAN, CON 18 MILIONI DI DOLLARI.

- CANDIDATO ALL'OSCAR 2010 PER LA MIGLIORE FOTOGRAFIA.

CRITICA

"'Harry Potter e il principe mezzosangue' è il film - che il 12 luglio ha anche inaugurato il festival di Giffoni - meglio riuscito della serie. Il lato oscuro della vicenda assume consistenza, caratterizzando con tinte forti tutto il racconto. Si può dire che, cresciuti i personaggi - adolescenti alle soglie dell'età adulta - è cresciuto anche il tono della narrazione. E lo spettacolo ne guadagna. Ciò grazie anche al lavoro del regista David Yates che aveva diretto anche il quinto episodio, 'Harry Potter e l'ordine della fenice', e dello sceneggiatore Steve Kloves che aveva adattato i primi quattro capitoli. Tra l'altro in questa pellicola la miscela di suspance soprannaturale e romanticismo - Harry, Ron, Hermione e gli altri giovani studenti di Hogwarts cominciano a sentire il richiamo delle passioni - raggiunge il giusto equilibro, rendendo più credibili le vicende dei protagonisti, chiamati a confrontarsi anche con gli stessi problemi dei coetanei 'babbani'. Inoltre, le piccole, grandi storie d'amore che si intrecciano - tra attese e cocenti delusioni, e non poche situazioni umoristiche - stemperano la crescente tensione. E sottolineano che non esistono formule magiche per evitare i "pericoli" dell'adolescenza. In tal senso siamo di fronte a un percorso di formazione. Che però fa solo da contorno. (...)
In questo lungometraggio, più che nei precedenti, gli intrecci narrativi da seguire sono diversi. La psicologia dei personaggi prende una forma più precisa. Nel quinto capitolo Harry viveva un periodo difficile, tormentato da sogni e da demoni personali, nel ricordo dei genitori uccisi da Voldemort. Ed era alla ricerca di risposte. Ora sembra non averne bisogno. Non si fa troppe domande; sa che ha un compito importante da svolgere. (...) Tutto sembra preparare e portare allo scontro finale tra il bene e il male. Che poi restano i veri protagonisti dell'intera saga, attorno alla quale in passato si sono accesi non pochi dibattiti. È stata chiamata in causa la spiritualità new age; non è mancata l'accusa di istigare i giovani alla fuga dalla realtà e di instillare in loro l'illusione che esistano poteri soprannaturali con i quali poter controllare a proprio piacimento il mondo. (...) Al contrario sembra ben chiara la linea di demarcazione tra chi opera il bene e chi compie il male, e l'identificazione del lettore e dello spettatore non fa fatica a indirizzarsi verso i primi. In quest'ultimo film in particolare la distinzione si fa persino più netta. Si è certi che compiere il bene è la cosa giusta da fare. E si comprende anche come questo a volte costi fatica, sacrificio. Inoltre viene stigmatizzata la ricerca spasmodica dell'immortalità, di cui Voldemort è l'emblema. E per questo non serve il ricorso alla magia. C'è una saggezza atavica che suggerisce di non cedere ai richiami di una impossibile eterna felicità sulla terra e all'illusione che tutto sia possibile. Le metaletture di questa favola fantasy trascendono, a volte, le reali intenzioni dell'autrice, che cerca solo di voler smascherare - questo sì - il mito di una ragione che pretende di avere una risposta per tutto. Sicuramente vanno oltre le interpretazioni che possono darne un bambino o un adolescente. È più probabile che alla fine della visione o della lettura, più che il fascino della magia (che rimane solo un pretesto ammaliatore) restino le scene che richiamano valori come l'amicizia, l'altruismo, la lealtà, il dono di sé." (Gaetano Vallini, 'L'Osservatore Romano', 13-14 luglio 2009)

"Doveva essere il film della definitiva «umanizzazione» per gli aspiranti maghi di Hogwarts, la scoperta che Harry, Ron e Hermione (...) hanno un cuore e anche una sessualità (sempre nei limiti concessi a una produzione hollyrwoodiana per adolescenti), ma dopo due ore e mezza cli avventure stiracchiate e per niente esaltanti, anche la scoperta delle pene d'amore dei tre amici finisce per perdere ogni tipo di interesse. (...) Soprattutto si perdono completamente quelle notazioni gotiche e horror che avevano fatto la forza degli ultimi film della serie, mente i giochi di seduzione e di gelosia tra maghetti e maghette sono raccontati con una superficialità quasi farsesca (vedi le smorfie a cui costringono il povero Ron) e soprattutto dando la sensazione di non crederci mai davvero. Perché il difetto più grande di questo sesto film è proprio nella regia lasca e anodina di David Yates, che tratta ogni cosa divertente, inquietante o avventuroso, poco importa con la medesima, stanca oggettività." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 14 luglio 2009)

"Sei episodi cominciano a essere tanti. (...) Questa è la solita struttura, riproposta di puntata in puntata. Meno logico, anche stavolta, è il susseguirsi di eventi: incursioni dì spiriti che terrorizzano Londra senza un perché; studenti di magia che, per essere riconoscibili come cattivi, devono essere ossigenatissimi e in abito nero, simili a nazisti in erba; ragazzine che si dicono innamorate, ma esprimono solo infantile possessività; docenti che, interpretati da attori di prestigio, vagano per Hogwarts cercando di non ridere per come il costumista li ha conciati. ll resto sono effetti speciali. Sempre quelli." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 14 luglio 2009)

"Nonostante una morte solenne (in stile ObiWan Kenobi), il Libro VI è il meno efficace della saga del maghetto. Il film del riconfermato ma inesploso David Yates ne segue il filo trascurando buoni spunti e amplificandone le pecche. Il consueto scippo di tutto quanto fa gustosa epica postmedievale - Shakespeare, Tolkien, Disney, Merlino, Ariosto, i Grimm, la casa stregata al luna park - stavolta fa melina/cilecca: il 'fantastico' si abbassa a piatto 'fantasy' e anche la vena gialla della Rowling si appanna. (...) Funzionano qualche balzo visivo e i giochetti di pomicioso amor geloso tra ragazzi, il resto è clessidra inceppata. Persa la magica vivacità degli inizi (ridateci Chris Columbus!), la cartapesta potteriana oggi si crede dark, ma è color babbano stinto." (Alessio Guzzano, 'City', 17 luglio 2009)

"Qualche scena azzeccata, ancora bravo Alan Rickman nei panni dell'imperscrutabile Severus Piton, pozioni più potenti dell'LSM ma pessima struttura con cambiamenti improvvisi di tono e di pathos nel giro di una inquadratura. Inizio misterioso, estenuante parte centrale da commedia romantica, velocissima chiusa drammatica. Sulla pagina funziona ma con tre ex bambini protagonisti non puoi permettertelo. Non sono abbastanza attori da assorbire con corpo e voce i brutali colpi di scena. Radcliffe poi è sempre più legnoso. Saga artisticamente mai decollata. Ne mancano solo due". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 17 luglio 2009)

"Di sicuro per addentrarsi nel cupissimo finale della storia ci sarebbe voluto un regista ben più immaginifico di David Yates, che invece concede troppo agli sdilinquimenti dei tre giovani protagonisti, annacquando il racconto fra indistinti amorazzi e amori. E la millenaria guerra tra bene e male rischia così di venire oscurata da una banale tempesta d'amore." (Piera Detassis, 'Panorama', 23 luglio 2009)

"'Harry Potter e il principe mezzosangue' si limita ad essere un momento interlocutorio dell'intera vicenda e della sempiterna lotta fra bene e male. Ma gli effetti speciali sono fantastici, danno al film intensa bellezza visiva. Soprattutto metereologica, perché le cose più affascinanti dipendono dal tempo atmosferico: vasti paesaggi immersi nella nebbia o sepolti sotto la neve come un dipinto fiammingo; un temporale in cui tra le nuvole grigie grevi di pioggia scivolano i neri pelosi tentacoli del male (...) Ma la creatività narrativa e la forza del ritmo, insomma la regia mancano. Al confronto sembra un po' ridicolo l'investimento produttivo e pubblicitario profuso a favore del film, ma pazienza: ci aspettavano altre due opere, e poi è finita." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 luglio 2009)
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