Una coppia di sbandati arraffa e rivende tutto quello che trova negli appartamenti in cui entrano di nascosto. Lui è lurido e manipolatore, lei una succube con gli occhi segnati dall’incapacità di svincolarsi da questa vita. Quando lui finisce in prigione per un piccolo furtarello al quale non può rinunciare, lei, Kasia (Monika Sabina Kwiatkowska), si ritrova a barcamenarsi per una Varsavia che la scalcia di continuo.

Qui arriva la buona intuizione di What Belongs to Others, film scritto e diretto dal regista polacco Grzegorz Dębowski e presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 83. Kasia fa irruzione nell’ennesima casa dopo essere stata lasciata per strada dalla sua affittuaria, solo che in mezzo a scatoloni e oggetti lasciati alla rinfusa ci trova un morto suicida. Disperata e a corto di soldi fa quello che sa fare meglio, mentire.

Prima mente alla polizia, dicendo che sì, conosceva l’uomo, e che tra di loro c’era qualcosa di più di un’amicizia. Da parassita prova a infiltrarsi sottopelle di un’esistenza spezzata per grattare qualche soldo dall’assicurazione sulla vita del morto, trovata in un cassetto.

Ma il colpo di prestigio ovviamente non funziona, allora la menzogna si allarga fino a coinvolgere la famiglia – che abita in provincia – di questo cadavere che ha solo un nome, Pyotr, alla quale Kasia si presenta come la persona con la quale il loro depresso figlio, fratello, ex marito stava progettando un nuovo capitolo della sua vita.

La recita ad un certo punto sconfina da cinico furto a scampolo di speranza: e se fosse questa l’occasione per smarcarsi da una solitudine nera fatta di piccoli espedienti e un campare alla giornata che alla dignità dell’essere umano toglie ogni cosa? Kasia se lo dice e se ne convince fino a immaginarsi – anzi, figurarsi: davanti uno specchio indossando vestiti che ne fanno una donna quasi a modo – come una persona differente, a crearsi addosso una vita impiantata a immagine di un desiderio di redenzione che vede nel fatale dramma di uno la salvezza di un altro.

What Belongs to Others
What Belongs to Others

What Belongs to Others

Spunto effettivamente interessante e profondamente malinconico, quello di ‘innamorarsi’ di un morto, in una forma di necrofilia sentimentale di cui What Belongs to Others intuisce la forza dirompente, ma di cui sviluppa solo in parte il potenziale.

Dębowski, piuttosto, abolisce il colore e ingrigisce tutto. Come approccio opta per affogare Kasia nel contrito, e con lei la pellicola. È ‘quel’ tipo di film di pasta autoriale: di silenzi stretti e prolungati, di gesti minimi, di insistiti primi piani di ascolto della solitudine che la protagonista si porta in testa.

Resta un’immagine forte, soprattutto se posta alla luce di una disperata fuga da un mondo sordo al collettivo, che nei condomini di città non si vede reciprocamente, e se si vede non si parla. E nel momento in cui arriva a farlo è per accusarsi, urlarsi addosso, reclamare questo e quello. La vertigine abissale – e un po’ arbitrariamente pessimistica – dell’urbano come tomba a cielo aperto fisica e metaforica è poggiata lì e sottosviluppata dal film, che tuttavia trova in Kwiatkowska un empatico terminale umano che dal letame prova a far nascere un fiore.