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La moula - Credits Iconoclast 2026
Un noir duro e spietato, quindi puro, si aggira al Festival di Venezia: è La moula di Jérôme Pierrat, che tradotto significa La grana, nella sezione Orizzonti.
C'è un'idea forte alla base: applicare il genere found footage al crime sul narcotraffico. L'espediente del nastro ritrovato, appartenuto a una persona scomparsa, storicamente attiene all'horror, da Cannibal Holocaust a The Blair Witch Project, ma qui ricade appunto nel noir con una scelta forte e riuscita. All'inizio su schermo nero vengono poste le regole del gioco: Jérôme, che si chiama come il regista, è un consumato cronista di nera improvvisamente svanito nel nulla, quella che stiamo per vedere è la registrazione che ha lasciato.
L'uomo infatti ha avuto il classico aggancio: un suo amico di vecchia data, il narcotrafficante Charlie, lo ha informato che sta per arrivare al porto di Marsiglia una grossa partita di cocaina colombiana; per la sua banda è l'ultimo colpo prima di ritirarsi, altro topos del genere. Charlie offre a Jérôme di convivere con la gang in una casa della periferia marsigliese, ma non solo, il giornalista può anche firmare, con le dovute accortezze. Insomma ci sono gli estremi per uno scoop planetario sul traffico di droga visto dall'interno, con la tecnica dell'insider. Almeno così sembra. Con lo stile sporco e battagliero del sottogenere, la camera si lancia nella mischia insieme ai piccoli criminali, che vengono interpellati da Jérôme in interviste frontali oppure siamo con loro nell'abitacolo dell'auto e in stanze anguste e degradate.
Come sempre nel miglior genere, La moula è consapevole di se stesso: lo dimostra il piccolo delinquente che si atteggia a personaggio di Michael Mann, e così facendo lo cita, in particolare De Niro in Heat - La sfida ma non solo. Pesci piccoli che peccano di hybris e si fanno quasi l'auto-parodia.
Mentre si avvicina la notte del colpo, il found footage si sviluppa inesorabilmente tra equivoci e scontri, in particolare quando sorge il sospetto che un agente dell'antidroga abbia fiutato la faccenda... Il gruppo si divide tra violenza cieca e dubbi etici sulla natura del loro operato. Per il cronista-regista Jérôme si fa sempre più complicata, su di lui si stringe la tenaglia e resta tra vari fuochi, finché farà il passo decisivo da cui non si torna indietro.
Piccolo film di 82 minuti, nero in purezza, una corsa a perdifiato verso la morte, senza paura di disturbare e di chiudere nel finale cattivo, di profonda malvagità. Del resto è ciò che rimane del nastro, da guardare a occhi spalancati.



