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Giovanni Veronesi - Foto Enrico De Luigi
(Cinematografo.it/Adnkronos) - “Invece di fare un film comico, per far ridere, ho fatto un film drammatico sulla comicità, perché per me la comicità è una cosa seria. E siccome è una cosa seria, ho pensato che anche Dio la potesse prendere seriamente”.
Lo ha raccontato il regista Giovanni Veronesi parlando della sua ultima opera, Dio ride, film di chiusura dell’83/a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, intervenendo all’evento “Un giorno alla Mostra del Cinema con i media della Conferenza episcopale italiana”, ospitato dall’Italian Pavilion all’Hotel Excelsior del Lido di Venezia.
Veronesi ha spiegato di essere rimasto colpito da una citazione di Papa Francesco che, ha detto, “ha aperto una porta dentro di me”: “Si può ridere anche di Dio, basta continuare ad amarlo”.
Una frase che il regista definisce “una sorta di liberazione”, soprattutto per chi utilizza comicità e ironia e rischia di essere considerato estraneo a determinati ambiti di serietà. “Con quella frase di Papa Francesco sono riuscito a entrare anch’io nel mondo dei seri, facendo ridere”, ha osservato Veronesi. “Mi sembrava un modo per avvicinarsi a Dio, in punta di piedi, in modo però un po’ trasversale, cambiando l’ottica e vedendo questo mondo da un’ottica mia diversa”.
Alla realizzazione del film ha collaborato anche il sacerdote congolese Jean-Jacques Ilunga, parroco a Prato, nel quartiere di San Paolo, che Veronesi ha descritto come “un esorcista, praticante”. “Mi ha fatto entrare veramente in punta di piedi in un mondo totalmente fantastico per me”, ha raccontato il regista. Un’esperienza che, nelle parole di Veronesi, è stata anche personale: “Sono riuscito a credere in Dio per due anni. Che non è poco, credetemi. E mi sono stato bene. Poi sono uscito da questo mondo e mi ritrovo un po’ solo, ecco”.


Il produttore Fabrizio Donvito, Giovanni Veronesi, Pierfranceso Favino, Silvio Orlando e Davide Milani all'incontro con i Media Cei di Venezia 83 - Foto Karen Di Paola
Protagonista del film è Pierfrancesco Favino: "Fra Leopoldo è uno di quei personaggi che ti capitano una volta nella vita, è così legato alla nostra tradizione e così moderno. L'opportunità di poter far sorridere ed emozionare nello stesso film è molto rara. Un ruolo che resterà sul podio della mia memoria". Così l'attore sul suo ruolo nel film diretto da Giovanni Veronesi, dal 29 ottobre nelle sale con PiperFilm.
"Ho avuto la fortuna di seguire la nascita di questo percorso fin dall’inizio, di assistere e in parte partecipare alla mutazione della scrittura mentre prendeva forma", ricorda Favino. Il rapporto di grande amicizia che lo lega a Veronesi gli ha permesso "di avere porte aperte che non sono così usuali tra attore e regista". La preparazione, dice l'attore, "è stata soprattutto sul linguaggio e sulla veridicità storica di cosa volesse dire essere frate cappuccino in quell’epoca".
Ma il 'cuore' del lavoro "è stato la tradizione del guitto: una figura che non è il comico, non è la commedia dell’arte, non è il clown. È qualcosa di diverso, profondamente italiano, con una sua modalità di racconto. Ovviamente ci sono rimandi all’attore che ha fatto più ricerca in questo senso, Dario Fo, ma sapendo che noi dovevamo usare solo ciò che era giusto per questa storia. L’idea era proprio quella di scavare nella figura del guitto e farne emergere la sua natura più autentica".


Pierfrancesco Favino in Dio ride - Foto Enrico De Luigi
Il film - ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti - mette al centro la libertà e il rapporto tra l'uomo e il potere attraverso la storia di un frate che, con la forza della sua umanità, cambia la vita delle persone che incontra.
Veronesi parla poi del legame tra il nuovo film e Per amore, solo per amore, realizzato nel 1993. "Mi sono avvicinato sempre ai temi religiosi con grande terrore, essendo laico ed essendo un toscano miscredente, quasi scomunicato di partenza", racconta. Il filo che unisce i due lavori è la fede: "La fede nell’amore nel primo film, e la fede in se stessi in questo. Il personaggio di Leopoldo dimostra che avendo fede in sé e nel prossimo si può raggiungere uno scopo: essere onesti, essere veri".
Veronesi ricorda anche un commento ricevuto da un alto prelato dopo la visione del film: "Mi ha chiesto: 'Nel tuo film ci sono tanti cieli stellati, cosa ci vedi?'. Io ho risposto: 'Ci vedo l’infinito'. L’infinito è qualcosa che non si vede, non se ne vedono i confini. L’uomo è capace di concepire l’infinito come è capace di concepire Dio". Veronesi affronta poi il tema del presente: "Sarebbe importante che oggi le persone, soprattutto i giovani, dicessero 'no' a certe imposizioni del potere". E aggiunge: "Se un leader politico dicesse al suo popolo di andare in guerra, il popolo dovrebbe rispondere 'no'. Se i soldati si rifiutassero, non ci sarebbe la guerra". Il film, ambientato nel Seicento, nasconde un messaggio contemporaneo: "Fare Leopoldo è come dire 'no' in un secolo in cui i 'no' venivano bruciati". Favino, sul martirio del suo personaggio, spiega: "Ho cercato di non farmi portare dall’idea eroica. Non credo che sia un martire consapevole. È concreto, attaccato alle cose che lo muovono".


Silvio Orlando in Dio ride - Foto Enrico De Luigi
Nel cast c'è anche Silvio Orlando, nei panni di un cardinale realmente esistito, immerso in un potere fragile. "Fa parte di un potere debole, perché la Chiesa aveva problemi di credibilità. E quando il potere diventa debole diventa più feroce". Orlando sottolinea poi la rinuncia che il suo personaggio fa nel film: "Viene definito 'mezzo Papa' all’inizio della storia, ma perde tutto per ricollegarsi a un’idea di Chiesa che era e che dovrebbe essere". Il titolo 'Dio ride' nasce da un’intuizione del produttore Fabrizio Donvito. Veronesi racconta: "Pensavo fosse troppo semplice, temevo fosse equivocato come una commedia allegra. Poi ho capito che certe volte i titoli devi vederli scritti sui muri. E a me capita di sognarlo di vederlo scritto sui muri dei palazzi o sui semafori. Mi è sembrato fin da subito il titolo giusto". Favino aggiunge un riferimento a Umberto Eco: "La risata fa paura al potere perché ne diminuisce l’impatto di paura". Massimiliano Orfei di PiperFilm definisce il progetto "coraggioso, ambizioso, capace di abbracciare il pubblico senza accondiscendere". Il film uscirà il 29 ottobre, preceduto da un tour nazionale: "Percorreremo tutta l’Italia, credo mai fatto prima", conclude. 'Dio ride' è una produzione Indiana Production - una società Vuelta, Piperfilm e Ogi Film in collaborazione con Netflix ed è prodotto da Fabrizio Donvito , Benedetto Habib, Marco Cohen e Daniel Campos Pavoncelli per Indiana Production , prodotto da Massimiliano Orfei , Luisa Borella e Davide Novelli per PiperFilm.



