“Volevo capire cosa sarebbe venuto fuori dal punto di vista narrativo mettendo insieme un gruppo di adolescenti francesi e le rovine di Pompei di più di 2000 anni fa. Vedere come avrebbero reagito i ragazzi quando capivano che l’oggi appartiene a qualcosa di molto più ampio”. Così la regista Marine Atlan che ad Alice nella Città ha presentato la sua opera prima (da lei scritta e diretta) dal titolo La Gradiva, in uscita nelle nostre sale il 12 novembre con Fandango Distribuzione.

Già passato alla Semaine de la Critique dello scorso Festival di Cannes, dove ha vinto il Grand Prix Ami Paris, il film interamente girato in Italia, tra Napoli e Pompei, fotografa un’istantanea dell’adolescenza e delle sue inquietudini. Protagonisti i liceali francesi (tra questi Colas Quignard, Miria Capellier-Auday e Suzanne Gerin oltre a tanti altri attori non professionisti) alla scoperta delle rovine e dei corpi pietrificati dall’eruzione del Vesuvio.

Un film tra documentario e melodramma nelle intenzioni della regista. “Volevo che fosse un film realista nella forma e nei toni e che, man mano proseguendo, seguendo anche la parabola di Toni, il personaggio interpretato da Colas Quignard, scivolasse nel melodramma. Mi sono spostata dal materiale documentaristico verso i visi dei ragazzi e verso un aspetto più tragico e mitologico”. E sui giovani di oggi dice: “Sicuramente oggi magari parlano meglio, ma le dinamiche del gruppo ancora non sono cambiate e restano comunque attaccate alla misoginia, all’omofobia e al patriarcato. È qualcosa che ho potuto constatare quando ho fatto i provini nel liceo dove mi sono diplomata. Le cose, è vero, stanno piano piano cambiando, ma ci vuole ancora del tempo”.

Marine Atlan
Marine Atlan

Marine Atlan

Mentre sui loro sentimenti dice: “Sono ragazzi che hanno difficoltà a proiettarsi e immaginarsi nel futuro. Questo è in generale un momento molto crepuscolare. È come se andassimo verso la fine di qualche cosa, verso il disastro. Ovviamente l’ambientazione a Pompei non ha fatto che rafforzare questo pensiero. Penso anche alla frase all’inizio del film quella di Plinio: consolatorio che tutto sarebbe morto insieme a me. Nei giovani c’è da un lato una grande tristezza, dall’altro sentono l’esigenza di opporsi. Lo vediamo nell’attualità. Vogliono un mondo dove ci sia uguaglianza”.

E sul cast racconta: “Il processo di casting è stato molto lungo. Cercavamo giovani in grado di interpretare dei ragazzi un po’ ambivalenti. Li abbiamo trovati e poi li abbiamo fatti incontrare per capire come veramente funzionavano nel gruppo. La professoressa di latino, ovvero Antonia Buresi, l’avevo già vista recitare a teatro e poi già conosceva Pompei. Era capace di riportare i ragazzi alla struttura del racconto e di lavorare con attori non professionisti. Abbiamo iniziato a fare le prove con i personaggi principali cinque mesi prima, e poi un mese prima dell’inizio delle riprese le abbiamo fatte con tutti quanti. Abbiamo lasciato anche molto spazio all’improvvisazione”.

La gradiva
La gradiva

La gradiva

Sulla sua esperienza in Italia racconta: “Da direttrice della fotografia avevo alle spalle una grande esperienza tecnica ed ero abituata a lavorare con tante persone. Sono stata felice di avere scoperto dei luoghi che non conoscevo. Nonostante fosse complicato, mi sono sentita quasi liberata, anche da un certo tipo di retaggio di cinema, a fare un film, da straniera in una terra straniera”. E a proposito dell’essere stranieri, alla domanda sul decreto appena approvato dal governo italiano che introduce un tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe nelle scuole primarie e secondarie commenta: “Non ne sapevo nulla. Ma non posso che pensarne male. In Francia c’è una crescita di quelle che sono le politiche autoritarie e di questi sentimenti xenofobi e penso che il cinema possa essere un mezzo che ci aiuti a lottare contro questo tipo di politiche”.