(Cinematografo/Adnkronos) - Jim Jarmusch all'82esima Mostra del Cinema di Venezia risponde sul controverso rapporto che la casa di produzione e distribuzione Mubi intrattiene con la società Sequoia Capital, con sede nella Silicon Valley, che sostiene start-up israeliane del ramo dell'intelligence durante la conferenza stampa del suo film in concorso 'Father Mother Sister Brother': "Il mio rapporto con Mubi è iniziato molto prima della guerra a Gaza, ed è stato fantastico lavorare con loro su questo film. Da essere umano sono deluso e piuttosto sconcertato da questa situazione, e penso che, se si vuole discuterne, sia necessario rivolgersi a Mubi. Non sono io il portavoce", dichiara il cineasta, tra i firmatari di una lettera aperta in cui si chiede alla società di restituire un investimento di 100 milioni di dollari da parte di Sequoia Capital.

"Ho anche un accordo di distribuzione con Mubi per alcuni territori (in Italia lo distribuisce Lucky Red), che avevo stipulato prima di venire a conoscenza di questa vicenda. Io sono un regista indipendente e ho preso soldi da varie fonti per poter realizzare i miei film e penso che tutti i soldi che vengono dalle aziende sono sporchi" perché "se si inizia ad analizzare ciascuna di queste società cinematografiche e le loro strutture finanziarie, troverai un sacco di sporcizia. Quindi è tutto lì. Potremmo evitarlo e non fare film, ma i film mi permettono di esprimermi e dire quello che voglio", sottolinea Jarmusch , che conclude: "Una cosa che non mi piace è che l'onere della spiegazione ricada sempre su noi artisti. Non siamo noi a doverlo fare". Una questione che è stata sollevata anche alla presentazione de 'La Grazia' di Paolo Sorrentino che è distribuito all'estero proprio da Mubi.