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Mary Lambert allo spazio Che Spettacolo!
“Venezia è una città antica. Penso che qui ci siano molti vampiri”. Mary Lambert sorride quando le ricordiamo che il suo rapporto con la città comincia più di quarant’anni fa. Era il 1984 e qui girava con Madonna il videoclip di Like a Virgin , destinato a diventare una delle immagini simbolo della cultura pop di quel decennio. Oggi torna idealmente nello stesso luogo con un altro mito popolare, molto più antico: Dracula . Questa volta, però, le immagini non ci sono.
Ed è proprio in questa distanza che Lambert vede una sorprendente continuità. “Quando ho diretto Like a Virgin eravamo agli inizi dei videoclip. Molte persone non sapevano ancora chi fosse Madonna e quel formato era nella sua infanzia. In qualche modo, insieme ad altri talenti, ho contribuito a inventarlo”. Qualcosa di simile, sostiene, sta accadendo oggi con l’audiodramma: “Quello che stiamo facendo con Dracula è per certi versi rivoluzionario. Stiamo sviluppando un nuovo formato per raccontare storie. Assomiglia a cose che conosciamo già, ma allo stesso tempo è molto diverso. E oggi, attraverso l’audio, possiamo fare molto più di quanto fosse possibile quarant’anni fa”.
Il nuovo Dracula è un Audible Original diretto da Lambert nella versione originale e costruito come un’esperienza sonora immersiva. Jonathan Bailey presta la voce al conte Dracula, Ella Purnell è Mina, mentre nel cast figurano anche Louis Partridge, Aimee Lou Wood, David Jonsson, Lesley Manville e Maggie Gyllenhaal. La versione italiana, affidata alla regia di Georgia Lepore, ha invece Riccardo Scamarcio e Benedetta Porcaroli nei ruoli di Dracula e Mina. L’uscita italiana è prevista il 1° ottobre.
Per Lambert è anche un ritorno dichiarato all’horror, il genere che nel 1989 l’ha consegnata alla storia del cinema popolare con Pet Sematary – Cimitero vivente . Ma il suo rapporto con l’orrore continua a essere meno scontato di quanto suggerisca la sua filmografia. Ciò che la interessa non è tanto la meccanica dello spavento quanto il territorio nel quale esso nasce: l’immaginazione.
“Non so se l’horror diventi necessariamente più potente senza immagini”, spiega. “Ma il terrore vive nella tua immaginazione. È lì che abita. Quando ti svegli dopo un sogno, ciò che hai provato viene interamente dalla tua mente, insieme alle paure del mondo in cui vivi”. L’ambizione del progetto è stata proprio quella di costruire uno spazio invisibile nel quale l’ascoltatore potesse entrare. “Puoi allontanarti per un momento dagli orrori che leggi sui giornali ed entrare in un mondo che non è visibile. Il regno dei morti, quello della fantasia, il mondo spirituale: non possiamo vederli. Eppure sono proprio queste cose a spaventarci”.
A dare corpo a quell’invisibile sono le interpretazioni, la colonna sonora originale di Ilan Eshkeri e un sound design concepito per avvolgere l’ascoltatore. Per una regista la cui carriera è stata segnata dalla potenza iconografica delle immagini – da Madonna fino all’horror – significava quasi imparare nuovamente a dirigere. “Ho affrontato tutto attraverso la performance”, racconta Lambert. E soprattutto tornando al principio: Bram Stoker.
“È un libro incredibile, ancora oggi rivoluzionario. Basta guardare quanto i vampiri continuino ad abitare i nostri media e la nostra immaginazione”. Per Lambert la chiave era liberarsi, almeno temporaneamente, dalla sterminata tradizione cinematografica del personaggio e ritrovare la fonte. “Ogni film o serie su Dracula è inevitabilmente un adattamento: i personaggi cambiano secondo la visione del regista, lo studio, il momento storico. Noi siamo tornati il più possibile a ciò che Bram Stoker aveva scritto”.
Un lavoro preparatorio al quale è servito anche un altro Audible Original: 1984. Lambert è da tempo un’ascoltatrice di audiolibri e racconta di aver riascoltato proprio quell’adattamento, interpretato tra gli altri da Andrew Garfield e Andrew Scott, prima di affrontare Dracula . “Volevo ricordarmi che cosa mi era piaciuto e perché funzionava. Le interpretazioni erano incredibili, così come il sound design”.
Ma perché Dracula continua a tornare? Perché, dopo più di un secolo di cinema, letteratura, televisione e cultura pop, quel personaggio sembra ancora riguardarci? “Dracula è in tutti noi. Tutti abbiamo un po’ di Dracula dentro”, dice Lambert. “È una storia realmente immortale, che riguarda le nostre paure davanti alla morte, la nostra ambivalenza nei suoi confronti. Ed è anche una storia di desiderio. Credo che sia proprio l’immortalità a renderla tanto potente”. La finzione, per Lambert, diventa così uno degli strumenti attraverso i quali affrontiamo ciò che non possiamo risolvere nella realtà: “Quando ci troviamo davanti a qualcosa che non possiamo cambiare, come la mortalità, possiamo entrare nel mondo invisibile della fantasia e cercare di comprenderlo attraverso una metafora, attraverso una storia. È quello che proviamo a fare con Dracula ”.
Tra le molte reincarnazioni cinematografiche del conte, Lambert non nasconde l’amore per il Dracula di Francis Ford Coppola, soprattutto per la sua dimensione romantica. La sua versione, però, cerca un’altra strada. “La definirei soprattutto una battaglia psicologica tra Mina e Dracula, una battaglia di potere. Rimangono il desiderio di Dracula di possederla e la storia d’amore tra Mina e Jonathan, ma il cuore è questo confronto psicologico”.
Anche il modo in cui Lambert guarda all’horror contemporaneo sembra essersi spostato. A interessarla particolarmente è oggi la zona in cui paura e comicità finiscono per confondersi. “La commedia e l’horror sono molto vicini. Molto vicini”, insiste. A unirli sarebbe soprattutto l’assurdo: “Se guardiamo quello che accade nei film dell’orrore, spesso sono cose assurde, impossibili, irreali. Ed è esattamente ciò che può accadere nella commedia. Una grande commedia, almeno per me, contiene quasi sempre un certo grado di assurdità. A volte qualcosa è talmente orribile da farti ridere”. È un territorio che, ricorda, aveva già cercato di esplorare ai tempi di Pet Sematary Two , quando però “nessuno era ancora pronto”.
La sfida più complessa di Dracula , tuttavia, è stata forse trasformare la stessa architettura narrativa in un progetto internazionale: sette lingue, cast differenti, voci e sensibilità diverse. Il processo è cominciato molto prima delle registrazioni definitive. Lambert racconta di aver lavorato inizialmente con un gruppo di attori per costruire una sorta di partitura dell’opera: “Abbiamo lavorato sul ritmo, sui personaggi, sui timbri. Potevamo ascoltare quando una transizione funzionava e quando invece non funzionava. Come regista potevo individuare le emozioni fondamentali di ogni personaggio, capire dove dovevamo arrivare”.
Da quella base è nata poi la versione inglese definitiva. Lambert sottolinea soprattutto la contemporaneità del Dracula di Jonathan Bailey: “È spaventoso come può esserlo un uomo che possiede molto potere. Qualcuno che sembra poter fare qualunque cosa e raggiungerti ovunque”. Le altre edizioni sono state quindi realizzate con cast e registi locali, senza trasformare l’operazione in un semplice esercizio di duplicazione. “Non si chiedeva agli attori di guardare qualcuno che parlava un’altra lingua e mettere le proprie parole sulle sue labbra. Si chiedeva loro di dare una performance”. È l’emozione, insomma, a dover attraversare le lingue, non l’imitazione della voce originale.
E dopo aver rinunciato alle immagini per entrare fino in fondo nel mondo dei suoni? Lambert ride, ma la risposta arriva immediatamente: vorrebbe tornare a mostrarle. “Farò un altro audiodramma. Ma in realtà mi piacerebbe moltissimo fare un film di Dracula . O una serie televisiva. Sono stata talmente immersa in questo materiale che mi piacerebbe prenderlo e trasformarlo anche in immagini”. Poi aggiunge, quasi come una professione di fede: “Sono una regista. Abbiamo sempre molti progetti”.



