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Rebuilding. Credits: Jese Hope
"Questo film è un richiamo all’ecologia, un monito alla speranza di cui io, in prima persona, avevo enorme bisogno, e soprattutto un modo per orientarsi in un futuro così incerto dal punto di vista ambientale”.
Max Walker-Silverman, trentaduenne regista e sceneggiatore nato a Telluride (Colorado), presenta così Rebuilding, la sua opera seconda – esordì nel 2022 con A Love Song – che ha avuto un’anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2025 a cui è seguita quella italiana ad Alice nella città nell’ottobre scorso.
Il film che uscirà nelle sale italiane con FilmClub Distribuzione a partire dal 4 giugno è una storia di resilienza e rinascita ambientata nella regione montuosa americana d’origine per il regista.
La storia è ambientata all’indomani di un incendio che ha bruciato gran parte dei campi: “io sono nato lì, ho trascorso la mia infanzia tra quelle montagne. Quel luogo ha inevitabilmente ispirato a fondo tutto il film in tanti aspetti” spiega il cineasta, anche autore della sceneggiatura che aggiunge: “la storia prende spunto da un evento realmente accaduto: una notte la casa nella radura di mia nonna fu bruciata da un incendio, insieme a tutti i campi da coltivare. Un vero incubo, ma al contempo un episodio molto affascinante perché improvvisamente ho visto le persone sfollate prendersi cura l’una dell’altra”.


Max Walker-Silverman
Protagonista del film è Josh O’Connor: “un grande leader, un uomo in grado di apprezzare sempre la bellezza che lo circonda”. L’attore britannico qui incarna Dusty, un giovane ex cowboy che d’improvviso vede sparire a causa degli incendi tutta la sua proprietà di 270 acri. Costretto a vendere le sue amate vacche, si trasferisce in una piccola roulotte in un campo per sfollati, dove verrà a contatto con anziani, famiglie, bambini e persone sole a cui è capitata la stessa sorte. Inoltre sarà chiamato, obtorto collo, a ricucire il rapporto con la piccola Callie-Rose, la figlia di sei anni che prima aveva sempre tenuto a distanza.
“In realtà, anche se all’inizio appare forte e mascolino, Dusty è un ragazzo molto solo, e questa solitudine lo sta facendo soffrire. L’eredità della terra che non c’è più è il suo strumento di potere sugli altri ma anche la sua debolezza. – riflette il regista – Attraverso questo personaggio volevo mostrare quanta forza ci vuole per chiedere aiuto e quanta bellezza si può ricevere, pur in un momento tragico, dalla relazione con l’altro”.
Per rendere a pieno la ritrosia, il tormento e l’umanità del personaggio, Josh O’Connor “è arrivato in Colorado e ha iniziato a lavorare in fattoria con i locali con grande umiltà. Voleva costruire al meglio un personaggio con cui sentiva parecchi punti in comune: un uomo tragico che impara ad avere speranza”.
Se si parla di eroi solitari a cavallo, di scenari naturali con montagne imponenti, subito sovviene il cinema western americano: “Quando hai un personaggio che va in giro con un cappello da cowboy e gli stivali è difficile non pensarci” ammette a denti stretti Walker-Silverman che però, poi prende le distanze dal genere: “non sono interessato a quei film, li trovo troppo duri o violenti per i miei gusti. Sapevo che, girando Rebuilding, sarebbe stato inevitabile richiamarli, ma al contempo volevo raccontare una storia gentile di una comunità che trova il modo di rinascere insieme”.


Rebuilding. Credits: Jesse Hope
E poi aggiunge: “Sono molto fortunato nel poter lavorare in un contesto di forte relazione tra le persone e l’ambiente. Per cui diventa abbastanza facile entrare in sintonia con la Natura, girando spesso all’aperto per dodici ore al giorno”.
Un cinema, dunque, che non rinuncia a guardare in faccia i cataclismi ambientali del nostro tempo. Così conclude il regista: "Gli incendi e le inondazioni degli ultimi anni in America sono fenomeni complessi, che richiedono vari piani interpretativi: sono causati dall’azione sconsiderata di noi umani e dal cambiamento climatico, ma, a ben pensarci, sono anche una parte necessaria dell’ecologia naturale che ha bisogno costantemente di rinnovarsi. Spesso ci fanno sentire quasi irrilevanti, ma sono meccanismi superiori a noi, che non ci riguardano direttamente. Spero che l’ecosistema naturale possa continuare a funzionare in armonia grazie alle sue leggi millenarie, anche dopo che io me ne sarò andato via".

