La fantascienza corrisponde alla realtà. È una provocazione, che Steven Spielberg ha sempre reso veritiera. Uno dei film più lucidi del post – 11 settembre è La guerra dei mondi con Tom Cruise. Gli edifici crollano, il terrore dell’ignoto serpeggia. E soprattutto il nemico non arriva da altre galassie. La minaccia sorge da sottoterra, in più sequenze. Questo significa che il nemico è tra noi, anche se non lo sappiamo. Proprio come nel finale di Munich, durante l’ultimo confronto tra Eric Bana e Geoffrey Rush: il focus era sulle Torri Gemelle.

Spielberg è un maestro con più anime, legato alla Storia, all’incanto. Ma lo sguardo sull’oggi non lo perde anche quando gli incontri ravvicinati sono del terzo tipo. Anzi forse l’unico modo per essere davvero politici è puntare sulla fantascienza. Come si può raccontare l’America di Trump, le menzogne, le fake news? Attraverso l’immagine di uno Stato che nasconde, che non vuole raggiungere il Disclosure Day, il giorno della rivelazione.

Gli UFO esistono e sono tra noi (nessuna novità, direte voi, ci aveva già pensato Don Siegel). Ma chi sono davvero gli esseri non identificati? Non è più tempo per E.T., perché quando si telefona a casa il rischio è che non risponda nessuno. Era il 1982, l’inizio della cavalcata di Reagan, di una nuova ventata di ottimismo. Per questo Spielberg, non estraneo alla situazione della Casa Bianca, aveva realizzato un affresco di possibile coesione tra generazioni.

Se facciamo un passo indietro, andando al 1975 e al primo contatto con le navicelle spaziali (Incontri ravvicinati del terzo tipo), l’approccio era più oscuro, ossessivo. Forse per gli effetti della crisi economica, della disfatta in Vietnam, del collasso dei consensi legato al Watergate. Disclosure Day esce in sala in un momento di profonda incertezza, in cui la guerra si mescola alla mancanza di verità. Ed è proprio il tema del film, come suggerisce già il titolo.

A.I. – Intelligenza artificiale era stato profetico, viene dal passato per parlare del presente. Ma non bisogna sottovalutare Minority Report. Dati alla mano, il 2002 era stato l’anno in cui i reati violenti negli Stati Uniti erano scesi ai minimi storici, dal 1973. E subito Spielberg usava la fantascienza per fotografare un modello che annullava la criminalità, con il rischio però di collassare.

Allo stesso modo Ready Player One rappresentava l’apoteosi dell’escapismo: universi alternativi, il ritorno agli anni Ottanta. Il genere è quindi la via per ragionare sull’attualità, proprio come in Disclosure Day. Spielberg consiglia quindi di non chiudere gli occhi, di restare vigili, perché il cinema di “denuncia” da decenni lo si realizza anche tra le stelle.