Fairchild, fair/child, la “bambina giusta/onesta/leale”. Un’esperiente che guarda caso ha lo stesso cognome di una delle più importanti ditte americane di semiconduttori, la Fairchild Semiconductor, attiva dal 1957 al 2016.

“Vedere per sapere”, certo, ma sarà altrettanto possibile capire? “Ascoltate”: fine. È solamente l’inizio di un’altra, sconvolgente rivelazione?

In 60 anni di carriera Steven Spielberg ha provato a dircelo più volte: non siamo soli nell’universo. Lo ha fatto in maniera frontale almeno in tre occasioni, Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T. L’extraterrestre, La guerra dei mondi: “Durante Incontri ravvicinati del terzo tipo, dicevo a me stesso: ‘Non sarebbe meraviglioso se tutto questo si rivelasse vero?’. Quasi 50 anni dopo, ora penso: ‘Non sarebbe meraviglioso per noi sapere concretamente che tutto questo è vero?”.

Stavolta, con Disclosure Day (da domani, 10 giugno, nelle sale distribuito da Universal Pictures) pretende sin da subito la nostra attenzione, con quella soggettiva in cui subiamo i colpi violentissimi di un wrestler indemoniato.

È una sveglia dolorosa, che ci getta subito in medias res: Daniel Kellner (Josh O’Connor) è braccato, ci mettiamo poco a capire che è in possesso di qualcosa che la corporation Wardex (capeggiata da Colin Firth, nome di battesimo Noah…) vuole a tutti i costi rimanga segreta: anni e anni di documentazione video (dal 1947 a oggi) che non solo certifica l’esistenza di creature biologiche aliene, ma dimostra anche le metodologie poco “ortodosse” con cui le sfere di potere hanno gestito questi “incontri ravvicinati”…

Divulgare o proteggere? Il mondo è al collasso, la terza guerra mondiale è alle porte, una verità così grande lo annienterà definitivamente? Oppure…

C’è chi, come l’ex novizia Jane Blankenship (Eve Hewson) si interroga sulle potenziali derive “divine” che una simile rivelazione potrebbe scatenare (del resto perché Dio avrebbe dovuto creare un così sterminato Universo se poi ad abitarlo sarebbero stati solo i terrestri?...) e c’è chi, come l’Hugo Wakefield (wake-veglia, field-campo, colui che veglia sul campo?...) di Colman Domingo sembra (ri)costruire le condizioni scenografiche/ambientali per ricreare la possibilità di un contatto.

Emily Blunt in Disclosure Day © Universal Studios. All Rights Reserved.
Emily Blunt in Disclosure Day © Universal Studios. All Rights Reserved.
L to R: Colman Domingo is Hugo Wakefield, Tommy Martinez is Santiago, Emily Blunt is Margaret Fairchild, and Josh O'Connor is Dr. Daniel Kellner in DISCLOSURE DAY, directed by Steven Spielberg.

Bisogna solo aspettare che ritorni la “bambina giusta”, quella Margaret Fairchild (curiosa omonimia con la senzatetto britannica la cui vita ispirò opere teatrali e il film The Lady in the Van…) ormai donna (Emily Blunt), conduttrice tv di una rubrica meteo e semiconduttore inconsapevole di una Parola capace di far dialogare qualunque linguaggio terrestre. E non.

A volte non serve necessariamente “capire”, basta lasciarsi andare nel “flow” del sentire, accogliendo la conoscenza, il sapere, con la stessa purezza e lo stupore (sul prossimo numero della Rivista del Cinematografo, giugno-luglio, dedicato al film e al cinema del grande regista di Cincinnati, approfondiremo anche la questione dei Volti dello stupore, la cosiddetta Spielberg Face) di una bambina che per provare a riprendere sonno canticchia come Biancaneve Some Day My Prince Will Come. “Ascoltate”.