“Mi sono posto questa domanda: bisogna fuggire dal dolore o sopportarlo e accoglierlo? Penso che il dolore non si superi, alla fine diventa parte di te e bisogna andare avanti”. Così il regista Giuseppe William Lombardo che porta nelle nostre sale, con Academy Two, la sua opera prima dal titolo Lo Scuru, basata sull’omonimo romanzo di Orazio Labbate, edito da Bompiani.

Presentata in anteprima al Tertio Millennio Film Fest racconta la storia di un giovane (Fabrizio Falco) che intraprende un viaggio nella propria terra natale per superare incubi e antichi dolori. Nel cast anche Fabrizio Ferracane. “Molti anni fa decisi che se fossi diventato un regista la storia di quel libro sarebbe stato il mio primo film” racconta Lombardo. “Nel 2013 persi una persona a me molto vicina, in circostanze mai chiarite del tutto, comunque fu un suicidio. Avevo diciannove anni ed è stato un evento che ho represso nella mia mente per tanto tempo. Non volevo accettare questa cosa. Poi mi esplose un disturbo ossessivo. Avevo attacchi di panico, ansia e immagini intrusive nella mente. In quel periodo mi sono imbattuto nel libro di Orazio Labbate e trovai una grande corrispondenza tra quello che sentivo io in quel momento e le sue parole. Mi sono sentito confortato perché mi sono sentito meno solo”.

Enrico Nigiotti
Enrico Nigiotti

Enrico Nigiotti

(Karen Di Paola)

Ambientato in una Sicilia ancestrale dominata da credenze e superstizioni, una terra così descritta in una battuta del film: “l’isola dello sconforto, o si alza il vento, o la campana suona a morto”. “Questa frase è una citazione tratta da un altro libro ovvero La luce e il lutto di Gesualdo Bufalino. Il mio obiettivo era farmi portatore di una Sicilia diversa da quella che il cinema e la televisione avevano mostrato negli ultimi trent’anni. Non c’è solo la mafia. Questo film è sì di genere, ma è anche un’istantanea della mia terra, e di come noi siciliani la viviamo. C’è qualcosa di magico, di metafisico e anche di perturbante. Siamo cresciuti con il culto dei morti”.

Quale è la cosa che tutti i siciliani si portano dietro? “La mafia ci ha marchiato e etichettato per anni. La Sicilia per secoli è stata una terra di incontri. Ora questa cosa l’abbiamo dimenticata quando si parla di migranti, che spesso subiscono il caporalato e vengono sfruttati da un sistema criminale coercitivo”.

Girato in bianco e nero, Lombardo dice di aver avuto come riferimenti soprattutto due fotografi siciliani: “Ferdinando Scianna, che ha raccontato la Sicilia attraverso il bianco e il nero rendendola paradossalmente colorata, e Letizia Battaglia, con le sue immagini violente delle stragi di mafia. La Sicilia è una terra di contrasti. Tutti la immaginano come un luogo solare, ma per chi ci vive è diverso. C’è un presentimento di morte che aleggia continuamente per noi siciliani, per la nostra storia e le stragi di mafia. Per cui su questo paesaggio meraviglioso c’è comunque un velo. Certo c’è anche la luce, che ti salva. Per rendere cinematograficamente tutto questo ho scelto di girare in bianco e nero, con tante scale di grigio, proprio per indicare le zone di ombra della mia isola”.

Lo scuru (2025)
Lo scuru (2025)

Lo scuru (2025)

Tra le fonti d’ispirazione anche un altro fotografo: il trapanese Francesco Bellina. “Ha fatto un servizio importantissimo per The Guardian, dando poi vita a una mostra che si chiama Oriri, che nella lingua Bini significa ‘Incubi’ con immagini di alcune donne di quartieri come Ballarò a Palermo che venivano schiavizzate attraverso l’uso di una sorta di voodoo. Un metodo usato dai mafiosi per controllarle. Ne rimasi colpito perché donne formalmente sane a livello mentale poi cominciavano ad avere problemi psicotici gravi. Io credo nella psicoanalisi perché sono molto razionale. Anche se nel film non prendo una posizione. Io volevo fare un percorso sul dolore senza dare giudizi. Quando ero ragazzino mia nonna mi mise l’aglio nell’ombelico per scacciare i vermi e la sofferenza interiore. Un rito che aveva un effetto placebo. Tante persone in Sicilia. anche con un alto livello sociale. ricorrono a queste pratiche”.

Infine conclude: “Lo Scuru è l’inizio di una mia trilogia siciliana a livello tematico. Il mio prossimo film sarà sempre un thriller, ma su un fatto storico realmente accaduto nella mia terra, e ribalterò completamente quello che il pubblico sa su quel che è successo”.