PHOTO
Se domani non torno
“Per me è stato difficile perché certe cose si vorrebbero custodire nel privato. Ma a raccontare una storia ti ritorna tanto. E in quel dolore qualcuno può trovare un percorso di salvezza”. Parola di Gino Cecchettin, padre di Giulia, studentessa universitaria di ventidue anni, vittima di un femminicidio, avvenuto l’11 novembre del 2023 a Fossò vicino Venezia, uccisa dal suo ex fidanzato. Ora questo caso di cronaca che scosse profondamente l’opinione pubblica diventa un film dal titolo Se domani non torno.
Presentato alla Festa del Cinema di Roma e Alice nella Città, il film uscirà nelle sale il 5 novembre con Notorious Pictures ed è diretto da Paola Randi, che ne firma anche la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan. Protagonisti Filippo Timi, nel ruolo di Gino Cecchettin, Sabrina Martina (Giulia Cecchettin) e Tecla Bossi e Tommaso Allione, nei panni rispettivamente di Elena (la sorella di Giulia) e di Davide, il fratello più piccolo.
“All’inizio ero molto intimidita poiché la responsabilità era tanta - racconta Paola Randi -. Leggendo il libro di Gino (ndr. Cara Giulia scritto dal padre insieme a Marco Franzoso, edito da Rizzoli) ho trovato la giusta chiave di interpretazione ovvero l’assenza. L’assenza improvvisa di una persona all’interno di un nucleo familiare è qualcosa di dirompente e di gigantesco. Raccontando un’assenza penso che si possa reinnescare l’empatia che porta a un senso di responsabilità condivisa”.


Paola Randi
E poi: “Ho voluto raccontare il percorso che la famiglia di Giulia ha fatto nel trasformare un dolore così grande in impegno civile. Molto spesso le donne vengono ammazzate proprio da chi le dovrebbe amare: i compagni, i mariti, le persone che ci sono intorno. Non sono pazzi che stanno chissà dove. Il problema è sistemico. Il patriarcato è fatto di noi e può essere decostruito da noi”.
E Lisa Nur Sultan aggiunge: “Se un problema è sistemico la soluzione non può che essere collettiva. Questi non sono casi di cronaca, ma conseguenze di un sistema che non funziona e che Gino, Elena e la Fondazione Cecchettin ci stanno urlando in faccia di mettere a fuoco. Un sistema che fino a trent’anni fa considerava lo stupro non contro la persona, ma contro la morale. Siamo un paese che ha dei problemi di patriarcato, ma che sta facendo di tutto per mantenerli. Come si curano le cause? Con l’educazione in famiglia così come nelle scuole che dovrebbero investire nell’educazione sessuoaffettiva. Invece mi sembra la stiano ostacolando per dire un eufemismo”.


Filippo Timi in Se domani non torno
Mentre Filippo Timi racconta: “Quando si fa un quadro devi procedere per pennellate piccole. Il cinema per me è un lavoro molto manuale, Ci siamo approcciati a questo lavoro in modo delicato. Ho provato gioia nel poter raccontare un personaggio che di fronte a qualcosa di così ingiustificabile e imperdonabile reagisce con valore e con dolcezza. Non copia nessun modello violento di quelli che vediamo in giro. Per me è stato un privilegio”.
E Sabrina Martina: “Mi sono emozionata dalla prima pagina del libro di Gino. Abbiamo fatto un lavoro delicato e di cura per lei, per la famiglia e per le informazioni che ci hanno regalato”. Mentre Tecla Bossi dice: “Elena non ha mai urlato, ha avuto una grande capacità di gestione di quello che voleva dire e lo ha fatto in modo lucido e puntuale. Questo per me è stato fonte di grande ammirazione. Ho messo tutta la mia emotività per dire qualcosa che penso anche io e che non ho mai avuto la possibilità di dire”.


Se domani non torno
Infine sulle musiche ovvero la colonna sonora firmata da Michele Braga, la regista racconta: “Ho cercato di dare grande cura alla musica. Molte cose ci sono state suggerite dalla stessa famiglia. Per esempio il tango ce lo ha indicato Gino, che è bravissimo a ballarlo, così come la canzone Goodbye Kiss. Io ho dato una partitura emotiva e poi il musicista ha lavorato sulle immagini e ha dato una sua interpretazione”.



